Nadia Schavecher Sapevamo che sarebbe andata cos te. E' una vergogna!
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martedì 19 giugno 2018
Chiudere i campi rom? "Più facile dirlo che farlo" - Redattore Sociale
Chiudere i campi rom? "Più facile dirlo che farlo" - Redattore Sociale: Prima il sindaco di Milano Giuseppe Sala e ora il ministro dell'Interno Salvini annunciano la linea dura contro i rom. Siamo andati a vedere che fine hanno fatto le 24 famiglie italiane sgomberate nel 2016 dal campo comunale di via Idro: solo tre vivono in una casa, altre hanno occupato alloggi popolari o vivono in un camper
domenica 21 gennaio 2018
25 aprile 2016 - le ruspe salviniane liberano Milano
alle volte il ridicolo può essere più efficace dell'indignazione (ReteRom Milano)
La liberazione di Milano non fu il 25 aprile del 1945 come sostengono alcuni storici di parte, ma avvenne il 25 aprile 2016 grazie alla rivolta del popolo leghista contro l’occupazione del territorio milanese da parte di alcune case vuote di rom italiani che vi avevano abitato regolarmente dal 1989 al 2016.
Dagli scranni del consiglio comunale il capomanipolo Luca Lepore aveva annunciato baldanzoso:
“Il 25 aprile alle ore 10 faremo la vera liberazione. Basta capannoni e bivacchi, liberiamo Milano dalla delinquenza e dai clandestini”.
Dalle parole ai fatti. Il 25 aprile alle 10 in punto il manipolo degli eroici leghisti guidati da Luca Lepore, forte della sua esperienza in sistemi aerospaziali, atterra con azione fulminea che sorprende le truppe di terra dell’assessore alla sicurezza, Marco Granelli, incaricate della difesa delle postazioni, nel campo di via Idro. Superati d’un balzo gli agguerriti presidi comunali, gli eroi si lanciano muniti solo di sassi e martelli contro le case vuote, che dopo una tenace resistenza cadono sotto l’impeto dei petti padani. Le feroci pareti legno e i potenti vetri delle finestre cedono rapidamente alla furia della ruspa padana.
Milano è finalmente libera.
Dagli scranni del consiglio comunale il capomanipolo Luca Lepore aveva annunciato baldanzoso:
“Il 25 aprile alle ore 10 faremo la vera liberazione. Basta capannoni e bivacchi, liberiamo Milano dalla delinquenza e dai clandestini”.
Dalle parole ai fatti. Il 25 aprile alle 10 in punto il manipolo degli eroici leghisti guidati da Luca Lepore, forte della sua esperienza in sistemi aerospaziali, atterra con azione fulminea che sorprende le truppe di terra dell’assessore alla sicurezza, Marco Granelli, incaricate della difesa delle postazioni, nel campo di via Idro. Superati d’un balzo gli agguerriti presidi comunali, gli eroi si lanciano muniti solo di sassi e martelli contro le case vuote, che dopo una tenace resistenza cadono sotto l’impeto dei petti padani. Le feroci pareti legno e i potenti vetri delle finestre cedono rapidamente alla furia della ruspa padana.
Milano è finalmente libera.
Alcune immagini dell’epica battaglia.
1) novello Balilla, scaglia il suo sasso contro l’agguerrito nemico, una lastra di vetro
2) una pattuglia di eroici leghisti, che sprezzanti del pericolo e della soverchiante superiorità in uomini e mezzi del nemico, espugna la casamatta avversaria, una robusta persiana di legno.
3) i nostri eroi in posa, in prima fila il capomanipolo Luca Lepore e il suo fido vice Samuele Piscina, l’espressione fiera e soddisfatta di chi ha sconfitto, dopo asperrima battaglia, un nemico terribile, il rom, che corrompeva e infestava la grande metropoli lombarda, ora finalmente ripulita da ogni infiltrazione criminale e mafiosa, da ogni illegalità ma non ancora dal senso del ridicolo, che sarà oggetto di una prossima campagna.
1) novello Balilla, scaglia il suo sasso contro l’agguerrito nemico, una lastra di vetro
2) una pattuglia di eroici leghisti, che sprezzanti del pericolo e della soverchiante superiorità in uomini e mezzi del nemico, espugna la casamatta avversaria, una robusta persiana di legno.
3) i nostri eroi in posa, in prima fila il capomanipolo Luca Lepore e il suo fido vice Samuele Piscina, l’espressione fiera e soddisfatta di chi ha sconfitto, dopo asperrima battaglia, un nemico terribile, il rom, che corrompeva e infestava la grande metropoli lombarda, ora finalmente ripulita da ogni infiltrazione criminale e mafiosa, da ogni illegalità ma non ancora dal senso del ridicolo, che sarà oggetto di una prossima campagna.
Intanto i due eroi attendono che il comandante supremo, Matteo Salvini, gli appunti sul petto la Ruspa di ghisa, supremo ordine alla viltà padana.
giovedì 20 luglio 2017
L’inclusione dei rom passa anche dall’accesso alle case popolari - il Megafono
martedì 4 luglio 2017
Casa della carità e Sicet: l'inclusione sociale dei rom passa anche dall'accesso alle case popolari
Casa della carità e Sicet: l'inclusione sociale dei rom passa anche dall'accesso alle case popolari
"In casi come quello di via Idro, l'equiparazione dello sgombero allo sfratto rappresenterebbe uno strumento importante per promuovere l’inclusione abitativa delle famiglie", affermano i due enti, che hanno sostenuto il ricorso al Tar di una ex residente del campo regolare chiuso nel 2016.
Una battaglia giudiziaria da continuare, per sostenere il diritto dei rom alla casa. Così Fondazione Casa della carità e Sicet si sono espresse in merito alla recente sentenza con cui il Tar della Lombardia ha rigettato il ricorso presentato da N.H., ex residente del campo di via Idro, la quale chiedeva che il provvedimento di sgombero dell’insediamento, dove abitava regolarmente dal 1996, fosse equiparato allo sfratto in termini di punteggio per l’assegnazione della casa popolare.
Secondo Casa della carità e Sicet, che insieme a European Roma Rights Centre hanno supportato il ricorso, la sentenza rappresenta infatti uno stop all’effettivo superamento dei campi e a una reale inclusione sociale e abitativa dei rom, sancita anche dalle Linee guida Rom, Sinti e Caminanti approvate nel 2012 dall’allora Giunta Pisapia.
“Rispettiamo la sentenza del Tar, ma non ne condividiamo le valutazioni nel merito. Riconoscere per le famiglie sgomberate solo il punteggio di “sistemazione abitativa impropria” è l’interpretazione, restrittiva ed ideologica, che il Comune ha adottato fino ad ora. Invece, equiparare lo sgombero di un campo a un provvedimento amministrativo diretto al rilascio dell’alloggio non è illegittimo, visto che le famiglie di via Idro sono state forzosamente allontanate dalle loro abitazioni in base a una ordinanza sindacale”, è la posizione del Sicet.
La chiusura di via Idro, un campo comunale autorizzato, dove dal 1989 erano regolarmente residenti decine di famiglie, era stata decisa alla fine del 2015 proprio in attuazione di quelle linee guida che, tra le altre cose, prevedevano “l’accesso ordinario all’edilizia residenziale pubblica, secondo le regole in vigore” per raggiungere l’obiettivo di superare “i campi come soluzione abitativa a tempo indeterminato, attraverso percorsi di inclusione e convivenza”.
Proprio in virtù di questi principi e dal momento che le famiglie sgomberate dal campo di via Idro non erano lì abusivamente, ma erano regolarmente residenti, Casa della carità e Sicet hanno ritenuto legittimo il ricorso di N.H., scegliendo di sostenerla insieme a European Roma Rights Centre.
“Il superamento dei campi, sostenuto sia a livello comunale che nazionale, non è in discussione. Esso però richiede un accompagnamento delle famiglie verso soluzioni abitative stabili, altrimenti la chiusura dei campi significa far diventare nomadi persone che non lo erano o rendere permanenti soluzioni che invece dovrebbero essere temporanee”, dice in proposito don Virginio Colmegna, presidente della Casa della carità.
Secondo la Fondazione, in un momento in cui tanti sono tornati a parlare della chiusura dei campi, dare una reale alternativa significherebbe, per esempio, l’inserimento nel regime delle case popolari di quei nuclei a cui, come nel caso di via Idro, un Comune aveva assegnato a tempo indeterminato un'area ad uso abitativo.
In casi come questo, l'equiparazione dello sgombero di un campo regolare allo sfratto rappresenterebbe uno strumento importante per promuovere l’inclusione abitativa delle famiglie che lì avevano una vera e propria casa.
Secondo Casa della carità e Sicet, che insieme a European Roma Rights Centre hanno supportato il ricorso, la sentenza rappresenta infatti uno stop all’effettivo superamento dei campi e a una reale inclusione sociale e abitativa dei rom, sancita anche dalle Linee guida Rom, Sinti e Caminanti approvate nel 2012 dall’allora Giunta Pisapia.
“Rispettiamo la sentenza del Tar, ma non ne condividiamo le valutazioni nel merito. Riconoscere per le famiglie sgomberate solo il punteggio di “sistemazione abitativa impropria” è l’interpretazione, restrittiva ed ideologica, che il Comune ha adottato fino ad ora. Invece, equiparare lo sgombero di un campo a un provvedimento amministrativo diretto al rilascio dell’alloggio non è illegittimo, visto che le famiglie di via Idro sono state forzosamente allontanate dalle loro abitazioni in base a una ordinanza sindacale”, è la posizione del Sicet.
La chiusura di via Idro, un campo comunale autorizzato, dove dal 1989 erano regolarmente residenti decine di famiglie, era stata decisa alla fine del 2015 proprio in attuazione di quelle linee guida che, tra le altre cose, prevedevano “l’accesso ordinario all’edilizia residenziale pubblica, secondo le regole in vigore” per raggiungere l’obiettivo di superare “i campi come soluzione abitativa a tempo indeterminato, attraverso percorsi di inclusione e convivenza”.
Proprio in virtù di questi principi e dal momento che le famiglie sgomberate dal campo di via Idro non erano lì abusivamente, ma erano regolarmente residenti, Casa della carità e Sicet hanno ritenuto legittimo il ricorso di N.H., scegliendo di sostenerla insieme a European Roma Rights Centre.
“Il superamento dei campi, sostenuto sia a livello comunale che nazionale, non è in discussione. Esso però richiede un accompagnamento delle famiglie verso soluzioni abitative stabili, altrimenti la chiusura dei campi significa far diventare nomadi persone che non lo erano o rendere permanenti soluzioni che invece dovrebbero essere temporanee”, dice in proposito don Virginio Colmegna, presidente della Casa della carità.
Secondo la Fondazione, in un momento in cui tanti sono tornati a parlare della chiusura dei campi, dare una reale alternativa significherebbe, per esempio, l’inserimento nel regime delle case popolari di quei nuclei a cui, come nel caso di via Idro, un Comune aveva assegnato a tempo indeterminato un'area ad uso abitativo.
In casi come questo, l'equiparazione dello sgombero di un campo regolare allo sfratto rappresenterebbe uno strumento importante per promuovere l’inclusione abitativa delle famiglie che lì avevano una vera e propria casa.
venerdì 19 maggio 2017
IN MEMORIA DI UN VILLAGGIO ROM NEL CUORE DI MILANO
Preambolo: Io e Fabrizio Casavola siamo stati amici virtuali ma piuttosto assidui per un bel po'. Mi aveva nauseato la politica degli sgomberi e così diedi vita a questo blog. Un po' per imparare fissando in un luogo materiale interessante sulla vita e la cultura dei Rom, un po' per far girare informazioni meno stereotipate. Poi finalmente l'ho incontrato di persona (ricordo folgorante) e gli ho confessato che avrei chiuso il blog offrendogli magari la mia (modesta) collaborazione a "Mahalla". Lui invece mi disse: "No, vai avanti! Siamo già così pochi!".
Spesso nei link che rilancio su Facebook torna l'immagine di Fabrizio Casavola. In realtà è un meccanismo che sfugge al mio controllo. Non ho ancora capito come correggerlo. Ma a me piace pensare che Fabrizio, sornione come sempre, abbia deciso di non lasciarmi in pace...
Fabrizio vive!
LEGGI QUI:
https://www.passeggiatedautore.it/2017/05/19/memoria-un-villaggio-rom-nel-cuore-milano/
venerdì 10 febbraio 2017
SGOMBERO DI VIA IDRO
gli Amici di via Idro ha provato per molti mesi, con tutte le sue forze (poche), a dire che lo sgombero del campo, nelle modalità che si andavano delineando, era quantomeno inopportuno. Ci provammo anche con il sindaco, quello passato, una volta che lo incrociammo in zona, al Trotter; gli esiti furono uguali a zero.
Ora, a distanza di quasi un anno, l’intervento che doveva favorire l’integrazione dei cittadini italiani di via Idro (ma rom, per ventura o sventura) si è dimostrato per quello che è (o che era già): uno sgombero. La differenza con gli altri sgomberi è che i rom di via Idro non sono stati sfrattati da un campo informale, ma da uno formalissimo perché comunale. Ma quel campo, sembrerebbe oggi, non c’era.
Noi abbiamo continuato e continueremo a occuparci di questa questione. La giunta, quella di ora, deve onorare gli impegni di quella passata. Se non lo fa, di quel provvedimento resta solo l’amaro sapore del razzismo, anche se in salsa progressista.
Ora, a distanza di quasi un anno, l’intervento che doveva favorire l’integrazione dei cittadini italiani di via Idro (ma rom, per ventura o sventura) si è dimostrato per quello che è (o che era già): uno sgombero. La differenza con gli altri sgomberi è che i rom di via Idro non sono stati sfrattati da un campo informale, ma da uno formalissimo perché comunale. Ma quel campo, sembrerebbe oggi, non c’era.
Noi abbiamo continuato e continueremo a occuparci di questa questione. La giunta, quella di ora, deve onorare gli impegni di quella passata. Se non lo fa, di quel provvedimento resta solo l’amaro sapore del razzismo, anche se in salsa progressista.
sabato 26 novembre 2016
Malattie e diritto allo studio negato. Ecco che fine hanno fatto le famiglie rom sgomberate da via Idro - Il Fatto Quotidiano
giovedì 17 novembre 2016
VIA IDRO
Milano, 7 novembre 2016
A:
Sindaco Giuseppe Sala
Vicesindaco Anna Scavuzzo
Assessora Carmela Rozza
Assessore Pierfrancesco Majorino
Assessore Marco Granelli
Dott.ssa Tiziana Ferrittu - Coordinamento Linee Guida Rom, Sinti e Caminanti Comune di Milano
Oggetto: Situazione ex abitanti campo rom via Idro presso il CeAS e attuazione dei programmi previsti. Richiesta di incontro urgente.
Gentili Signore, Egregi Signori
Siamo venuti a conoscenza che nei giorni scorsi sono state consegnate lettere di richiamo a due dei cittadini accolti presso il Centro di Autonomia Abitativa al CeAS di Parco Lambro per violazione di alcune regole contenute nell’Accordo di Accoglienza sottoscritto da alcune famiglie in seguito alla chiusura del campo rom regolare di Via Idro.
Per la chiusura del campo rom di via Idro abbiamo svolto un ruolo attivo di confronto e mediazione con l’assessore Granelli. In particolare ci siamo adoperati affinché tutte le famiglie che erano residenti regolarmente nel campo rom via Idro potessero essere alloggiate in strutture abitative dignitose (e questo purtroppo non è stato possibile per tutti) e che la chiusura del campo diventasse l’occasione dell’avvio di una vera integrazione nel tessuto sociale cittadino (come indica la delibera n° 1444 del 17 agosto 2015, con la quale la Giunta ha sancito la chiusura del campo rom di via Idro).
Più volte, nelle riunioni convocate su esplicita richiesta dell’allora presidente della Zona 2 Mario Villa e del presidente della Commissione Coesione Sociale e Sicurezza del CdZ 2 Stefano Costa, l’assessore Granelli ha affermato che il programma di accoglienza presso i centri (CES e CAA) sarebbe durato il tempo necessario (inizialmente previsto in 1 anno + 1) per consentire la realizzazione di progetti tali da permettere, da una parte, ai soggetti accolti di conseguire una reale autonomia economica e dall’altra per individuare soluzioni abitative più dignitose e integrate nella città.
Per quanto riguarda il pagamento dei contributi alle spese di gestione dei centri, di solito previsti negli Accordi di Accoglienza, l’assessore Granelli aveva promesso che sarebbe stato richiesto solo quando, anche grazie ai “percorsi”, queste famiglie ne avrebbero avuto le possibilità.
Ora, sia gli operatori del CeAS che hanno segnalato al Comune il mancato pagamento, sia i funzionari del Comune di Milano che hanno firmato e consegnato il provvedimento, sanno che i due cittadini destinatari delle lettere di richiamo sono sprovvisti di mezzi economici. I soggetti in questione sono disoccupati e non godono di alcun introito economico da quando sono ospiti nel CAA di Parco Lambro. Qui, infatti, è impossibile per loro svolgere quelle piccole attività “marginali” (per esempio lo sgombero di solai e cantine) che gli consentiva invece lo spazio loro assegnato nel campo di via Idro. Di fatto, le due famiglie stanno sopravvivendo grazie agli aiuti della madre (che gode di una modesta pensione sociale), ai pacchi alimentari ricevuti saltuariamente da parrocchie e altri enti caritatevoli, a qualche aiuto economico di amici consapevoli delle loro condizioni.
Sono trascorsi quasi 8 mesi da quando il Comune ha liberato l’area e ne sono passati 15 da quando la Giunta Comunale ha deliberato la chiusura del campo. Neppure un adulto ha seguito un programma per l’inserimento lavorativo: al momento sono tutti disoccupati (ad eccezione di quelli che lavoravano prima dello sgombero) e nei vari centri dove sono state collocate le famiglie, qualcuno di loro ha semplicemente fatto un colloquio preliminare di conoscenza per un’eventuale “borsa lavoro” che per ora non si è concretizzata.
Chiediamo pertanto un incontro urgente di aggiornamento della situazione, anche alla luce dell’ormai vicinissima data di scadenza della convenzione tra Comune e gestori dei CAA (31/12/2016), in cui ci sia la possibilità di conoscere quanto è stato fatto per favorire l’autonomia dei soggetti ospitati e quanto sia in previsione di fare nel prossimo immediato futuro.
Chiediamo inoltre, stante le premesse suddette e il fatto che i due soggetti in questione si sono impegnati a costruire un rapporto di maggiore collaborazione con gli operatori del CeAS, che vengano ritirate le lettere di richiamo.
Ringraziamo per l’attenzione che vorrete prestare alla nostra lettera e cogliamo l’occasione per porgere distinti saluti.
Condivisa e firmata da:
Mario Villa, ex Presidente del Consiglio di Zona 2
Alberto Ciullini, ex Presidente Commissione Scuola del Consiglio di Zona 2
Alberto Proietti, ex Presidente Commissione Urbanistica, Edilizia privata e Demanio del CdZ 2
Stefano Costa, ex Presidente Commissione Coesione Sociale e Sicurezza del CdZ 2
Piero Leodi, Luigi Vuono, Antonio Piazzi, “Amici di Via Idro”
A:
Sindaco Giuseppe Sala
Vicesindaco Anna Scavuzzo
Assessora Carmela Rozza
Assessore Pierfrancesco Majorino
Assessore Marco Granelli
Dott.ssa Tiziana Ferrittu - Coordinamento Linee Guida Rom, Sinti e Caminanti Comune di Milano
Oggetto: Situazione ex abitanti campo rom via Idro presso il CeAS e attuazione dei programmi previsti. Richiesta di incontro urgente.
Gentili Signore, Egregi Signori
Siamo venuti a conoscenza che nei giorni scorsi sono state consegnate lettere di richiamo a due dei cittadini accolti presso il Centro di Autonomia Abitativa al CeAS di Parco Lambro per violazione di alcune regole contenute nell’Accordo di Accoglienza sottoscritto da alcune famiglie in seguito alla chiusura del campo rom regolare di Via Idro.
Per la chiusura del campo rom di via Idro abbiamo svolto un ruolo attivo di confronto e mediazione con l’assessore Granelli. In particolare ci siamo adoperati affinché tutte le famiglie che erano residenti regolarmente nel campo rom via Idro potessero essere alloggiate in strutture abitative dignitose (e questo purtroppo non è stato possibile per tutti) e che la chiusura del campo diventasse l’occasione dell’avvio di una vera integrazione nel tessuto sociale cittadino (come indica la delibera n° 1444 del 17 agosto 2015, con la quale la Giunta ha sancito la chiusura del campo rom di via Idro).
Più volte, nelle riunioni convocate su esplicita richiesta dell’allora presidente della Zona 2 Mario Villa e del presidente della Commissione Coesione Sociale e Sicurezza del CdZ 2 Stefano Costa, l’assessore Granelli ha affermato che il programma di accoglienza presso i centri (CES e CAA) sarebbe durato il tempo necessario (inizialmente previsto in 1 anno + 1) per consentire la realizzazione di progetti tali da permettere, da una parte, ai soggetti accolti di conseguire una reale autonomia economica e dall’altra per individuare soluzioni abitative più dignitose e integrate nella città.
Per quanto riguarda il pagamento dei contributi alle spese di gestione dei centri, di solito previsti negli Accordi di Accoglienza, l’assessore Granelli aveva promesso che sarebbe stato richiesto solo quando, anche grazie ai “percorsi”, queste famiglie ne avrebbero avuto le possibilità.
Ora, sia gli operatori del CeAS che hanno segnalato al Comune il mancato pagamento, sia i funzionari del Comune di Milano che hanno firmato e consegnato il provvedimento, sanno che i due cittadini destinatari delle lettere di richiamo sono sprovvisti di mezzi economici. I soggetti in questione sono disoccupati e non godono di alcun introito economico da quando sono ospiti nel CAA di Parco Lambro. Qui, infatti, è impossibile per loro svolgere quelle piccole attività “marginali” (per esempio lo sgombero di solai e cantine) che gli consentiva invece lo spazio loro assegnato nel campo di via Idro. Di fatto, le due famiglie stanno sopravvivendo grazie agli aiuti della madre (che gode di una modesta pensione sociale), ai pacchi alimentari ricevuti saltuariamente da parrocchie e altri enti caritatevoli, a qualche aiuto economico di amici consapevoli delle loro condizioni.
Sono trascorsi quasi 8 mesi da quando il Comune ha liberato l’area e ne sono passati 15 da quando la Giunta Comunale ha deliberato la chiusura del campo. Neppure un adulto ha seguito un programma per l’inserimento lavorativo: al momento sono tutti disoccupati (ad eccezione di quelli che lavoravano prima dello sgombero) e nei vari centri dove sono state collocate le famiglie, qualcuno di loro ha semplicemente fatto un colloquio preliminare di conoscenza per un’eventuale “borsa lavoro” che per ora non si è concretizzata.
Chiediamo pertanto un incontro urgente di aggiornamento della situazione, anche alla luce dell’ormai vicinissima data di scadenza della convenzione tra Comune e gestori dei CAA (31/12/2016), in cui ci sia la possibilità di conoscere quanto è stato fatto per favorire l’autonomia dei soggetti ospitati e quanto sia in previsione di fare nel prossimo immediato futuro.
Chiediamo inoltre, stante le premesse suddette e il fatto che i due soggetti in questione si sono impegnati a costruire un rapporto di maggiore collaborazione con gli operatori del CeAS, che vengano ritirate le lettere di richiamo.
Ringraziamo per l’attenzione che vorrete prestare alla nostra lettera e cogliamo l’occasione per porgere distinti saluti.
Condivisa e firmata da:
Mario Villa, ex Presidente del Consiglio di Zona 2
Alberto Ciullini, ex Presidente Commissione Scuola del Consiglio di Zona 2
Alberto Proietti, ex Presidente Commissione Urbanistica, Edilizia privata e Demanio del CdZ 2
Stefano Costa, ex Presidente Commissione Coesione Sociale e Sicurezza del CdZ 2
Piero Leodi, Luigi Vuono, Antonio Piazzi, “Amici di Via Idro”
Piero Leodi Cara
Nadia, lo sapevamo sì. E lo abbiamo ripetuto decine di volte. Piuttosto
inascoltati, anche a sinistra sinistra. Vedremo questa volta come
andrà.
Nadia Schavecher Come
vuoi che vada. Abbiamo capito che alle varie letterine e petizioni sono
sordi! La sinistra e' una indicazione geografica niente di più....
Marco Essepi Mi prudono le mani......

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martedì 1 novembre 2016
ANCORA SU VIA IDRO
Come ho precisato varie volte io non sono un esperto di tematiche "rom". Il mio blog ha da sempre la finalità di ampliare gli elementi di conoscenza (+ conoscenza significa - pregiudizio e + protagonismo rom nel cambiamento). Per combinazione lavoro al Ceas e da poco nell'area Rom (non nel progetto di cui si parla sotto, il che mi solleva dalla responsabilità di esprimere un giudizio). La coscienza mi obbliga a pubblicare tutto. Mi auguro di riproporre presto le argomentazioni delle "controparti" e che si possa trovare una composizione fra enti ed associazioni nell'interesse soprattutto delle persone e dei bambini "di Via Idro".
Paolo
Piero Leodi ha condiviso la sua foto.
Il campo rom comunale e autorizzato di via Idro è stato chiuso, come è noto, il 15 marzo 2016 (7 mesi fa).
L’atto che consentì lo sgombero è la delibera della Giunta comunale del 17 agosto 2015 (14 mesi fa). Con quel documento, il Comune di Milano si impegnava a offrire alle famiglie rom di via Idro «il supporto necessario […] nella loro ricerca di soluzioni abitative più dignitose e più integrate nella città». Nella stessa delibera, al punto 3 del dispositivo, il Comune si impegnava anche a «supportare le famiglie e le persone fragili autorizzate a dimorare nel campo di via Idro con le tipologie di ausili e le relative regole in vigore».
Da quando il campo rom è stato chiuso, le famiglie di via Idro, che vi abitavano regolarmente, non sono più nell’agenda delle priorità del Comune di Milano. Della loro sorte non interessa più a nessuno. Diverse famiglie che avevano accettato la proposta di ospitalità nei Centri di emergenza sociale sono diventate, per la prima volta, nomadi a tutti gli effetti. Hanno infatti abbandonato i centri. Il perché lo ha magistralmente sintetizzato Carmela Rozza, che in quanto assessora alla Sicurezza ha ereditato il dossier da Granelli: i Ces sono «luoghi inadatti alla permanenza di esseri umani». In quei centri le famiglie sgomberate da via Idro non hanno trovato alcun progetto per migliorare la loro vita; le promesse di “integrazione”, di “autonomia”, di “scolarizzazione per i figli” sono risultate parole vuote.
Le famiglie che ancora sono sotto l’ombrello protettivo del Comune di Milano non vedono alcuna prospettiva per il loro futuro. Finora nessuna delle famiglie di via Idro (comprese quelle che sono ospitate al CeAS di parco Lambro) ha ottenuto orientamento e supporto nella ricerca del lavoro e di una soluzione abitativa stabile e non provvisoria.
Per il lavoro non è stata fatta nessuna proposta, nemmeno per quanto riguarda le “borse lavoro”. Alle richieste dei soggetti interessati la risposta più frequente è stata: «datti da fare, bello mio». Di soluzioni abitative non si è mai parlato.
Prima dello sgombero, abbiamo chiesto tantissime volte che si elaborassero proposte operative in tema di lavoro e casa. La risposta unanime dell’assessore Granelli, della dottoressa De Bernardis e di Maurizio Azzolini della Casa della Carità è sempre stata più o meno questa: «ne parliamo quando le famiglie saranno nei nostri centri e potranno quindi sviluppare il percorso con i nostri operatori».
Gli impegni presi da Granelli e dagli altri funzionari del Comune (cioè De Bernardis, Ferrittu, Femiani e Mirante dell’assessorato alle Politiche Sociali), alla presenza costante dei responsabili del CeAS/Casa della Carità, prevedevano la possibilità di ospitalità per 1 anno + 1 (poi diventati 3 mesi + 6, e il futuro è diventato molto incerto).
Durante la trattativa (alla quale partecipammo, insieme con il presidente Mario Villa e i consiglieri Alberto Ciullini, Stefano Costa, Alberto Proietti, Luigi Tranquillino, Gianluca Pirovano della Zona 2) si disse che i cittadini italiani di etnia rom di via Idro ospitati nel CeAS avrebbero contribuito economicamente quando la loro situazione, anche grazie ai “percorsi”, glielo avrebbe consentito.
La settimana scorsa una delle quattro famiglie ospitate al CeAS di Parco Lambro ha invece ricevuto una lettera di richiamo in quanto non ha provveduto a versare la “quota pattuita” prevista dall’Accordo di Accoglienza firmato il 23 marzo 2016. Un analogo provvedimento sarà consegnato a un altro capofamiglia nei prossimi giorni. La lettera di richiamo si conclude dicendo che «il percorso di accompagnamento volto all’autonomia sociale ed economica, per ottenere risultati, necessita di continuità e reciproca adesione agli impegni assunti».
Occorre allora ricordare agli estensori della lettera di richiamo (cioè CeAS, Casa della Carità e Comune di Milano, che firmano insieme il provvedimento in una promiscuità di competenze dove non è chiaro chi “detiene” il potere di comminare sanzioni) che questi mancati impegni dipendono essenzialmente dal fatto che le famiglie ospiti del CeAS non lavorano dal giorno dello sgombero, cioè dal 15 marzo 2016. La situazione di via Idro consentiva loro di svolgere qualche attività marginale (precaria, non criminale), che faceva guadagnare quel poco che bastava per vivere. Al CeAS ciò non è possibile. Queste famiglie (7 adulti e 8 minori) sopravvivono con una pensione sociale (non una a testa, ma una sola), aiuti di amici e conoscenti e “pacchi alimentari”.
CeAS, Casa della Carità e Comune di Milano sanno benissimo qual è la situazione di questi nuclei famigliari. A noi pare piuttosto evidente che l’operato della dottoressa Ferrittu (che speriamo agisca in proprio e non su esplicito mandato del Comune) e dei responsabili del CeAS-CdC sta producendo l’“espulsione” delle famiglie ospitate dopo lo sgombero dell’insediamento abitativo di via Idro.
Vogliamo sperare (e soprattutto lo vogliono Stefano ed Elvis e con loro Marina, Antonio, Antonia, Nada e tutti i loro bambini) che gli impegni presi dall’amministrazione Pisapia valgano anche per quella attuale. Il Comune di Milano rispetterà i patti, dando attuazione vera e concreta alla delibera dell’agosto 2015? Chi ha approvato quella delibera (sindaco Pisapia compreso) deve sentirsi impegnato, anche moralmente, affinché vengano attuate le parti della delibera relative all’integrazione e all’accoglienza di queste famiglie nella città. E questo vale a maggior ragione per chi aveva responsabilità politiche e gestionali con la precedente Giunta e le ha conservate in quella attuale, a prescindere dall’ambito di competenza.
Amici di via Idro
Milano, 24 ottobre 2016
sabato 4 giugno 2016
L'ironia della candidata rom di Milano: ''Non rubiamo i bambini, ne abbiamo già troppi'' - Repubblica Tv - la Repubblica.it
venerdì 13 maggio 2016
martedì 3 maggio 2016
martedì 26 aprile 2016
LO SQUALLIDO 25 APRILE DEL LEGHISTA LEPORE
lunedì 25 aprile 2016
25 aprile: a Milano Lega Nord annuncia 'ruspa' su campo rom via Idro
C'è chi festeggia ricordando i propri padri e i loro valori e chi ha solo macerie da spianare...Paolo
25 aprile: a Milano Lega Nord annuncia 'ruspa' su campo rom via Idro - Adn-kronos - iltempo
.........
domenica 17 aprile 2016
ANCORA DOPO VIA IDRO
Etichette:#rom, #roma, #sinti, #culturaromsinti
#campinomadi,
#campirom,
#evictions,
#rom,
#roma,
#SGOMBERI,
#VIAIDRO
venerdì 8 aprile 2016
Petition update · Video: Evicted Roma from Via Idro put in terrible waste land! · Change.org
giovedì 7 aprile 2016
lunedì 4 aprile 2016
Naga - La lettera: "Finalmente, nonostante le vostre cause, i rom di Via Idro li hanno sgomberati e, in fondo, non me ne frega niente"
giovedì 24 marzo 2016
dopo Via Idro (da FB di Maurizio Pagani)
Centro di emergenza sociale via Salici, Milano: un "laboratorio di centrifuga sociale" per soggetti indesiderati. Bagni...
Pubblicato da Maurizio Pagani su Mercoledì 23 marzo 2016
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