per il meridione insulare e peninsulare: benché dotate di forti simboli unificatori (su tutti, il
condottiero Skanderbeg, eroe nazionale albanese e “paladino della Cristianità”), in queste comunità
la lingua minoritaria è molto variamente parlata dalle popolazioni locali, come anche variano nel
loro seno i sentimenti linguistici e il senso d’identità – alquanto misto tra l’appartenenza allo Stato
italiano, il ricordo della madrepatria albanese e la consapevolezza di un’identità arbëreshe
comunque irriducibile tanto all’una quanto all’altro. Se poi parliamo di tradizioni, stupirà come la
bevanda tradizionale di una di queste cinquanta comunità italo-albanesi, Lungro (CS), sede
dell’Eparchia degli italo-albanesi d’Italia, sia il… mate argentino! dovuto a fenomeni migratori più
recenti che portarono molti lungresi a stabilirsi nel continente sudamericano. Ma gli esempi di
questo tipo sono innumerevoli.
La verità è che la storia di ogni comunità cosiddetta «etnica» è fatta di mescidazioni,
contaminazioni, stratificazioni, disseminazioni, e le varietà linguistiche riflettono questa dinamica
che è semplicemente naturale. In Europa solo il popolo basco può vantare due caratteristiche
singolari: una lingua di origine non indoeuropea e, come affermato da Luigi Luca Cavalli Sforza,
specifiche caratteristiche a livello di gruppo sanguigno (elevata incidenza del fattore Rh negativo)
che possono spingerci a pensarlo come uno dei popoli più antichi del Vecchio Continente. Quanto a
noi, è la stessa nozione di Italia e di italianità che dovrebbe suggerire quanto complesso sia il
tessuto sociale, culturale, linguistico e persino economico di un Paese de jure unitario. Senza
scomodare, come infelicemente fa Stasolla, «il dottor Mengele», ricorderò come una recente ricerca
italiana, pubblicata su un’autorevole rivista scientifica internazionale, dimostri come il nostro paese
sia uno dei più ricchi in termini di diversità linguistica e genetica di tutta l’area del Mediterraneo
1
.
Dobbiamo per questo dedurne, sulla scia di Fabrizio Rondolino, che «l’Italia non esiste?». Direi
proprio di no.
In sintesi, così come, a proposito delle comunità di minoranza linguistica, non si deve indulgere né
alla «cartolina» né al folklorismo, cioè alle rappresentazioni stereotipe ed etnotipiche, non bisogna
neanche scadere in un relativismo che azzeri ogni tratto identitario risolvendo, nel caso specifico, i
problemi del mondo rom alla sola questione economica, come propone Stasolla in chiusura del suo
articolo.
Non ho fatica a ritenere che non tutto passi per il denaro, e che l’ostracismo di cui è vittima la
minoranza romanì, soprattutto in Italia, dev’essere interpretato anche in chiave sociale e culturale.
Quel che è veramente importante è non contrapporre le azioni urgenti (il soccorso incondizionato a
chi vive in situazioni precarie e pericolose per la propria e altrui incolumità) alle azioni sul medio e
lungo periodo, quali sono per l’appunto le azioni di sviluppo sociale e culturale, generalmente
silenziose e poco spettacolari ma molto spesso tanto più incisive.
Ripartiamo quindi dal nucleo fondativo della nostra comunità, la Costituzione, ed estendiamo alla
minoranza romanì la tutela che altre dodici minoranze linguistiche d’Italia si sono viste riconoscere
con la legge statale n. 482 del 1999 («Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche
storiche») e con diverse leggi regionali. La proposta di legge depositata dall’On. Gianni Melilla e da
altri venti parlamentari
2
è di natura patrimonialista e non droitdelhommiste e non prevede alcun
«diritto speciale» per i rom, come paventa Stasolla. Si tratta di una proposta volta unicamente
all’applicazione dell’art. 6, al riconoscimento cioè da parte dello Stato italiano della minoranza
romanì come minoranza linguistica di antico insediamento. Si dirà che questo riconoscimento è ben
poca cosa rispetto alle urgenze del mondo rom, ma in realtà potrebbe nel tempo contribuire a
1
Capocasa et al. 2014. «Linguistic, geographic and genetic isolation: a collaborative study of Italian populations», Journal of
Anthropological Sciences, vol. 92, pp. 1-32.
2
Proposta di legge ordinaria 3162 a firma di Gianni Melilla et al., « Modifiche alla legge 15 dicembre 1999, n. 482, e altre
disposizioni in materia di riconoscimento della minoranza linguistica storica parlante la lingua romanì». <www.camera.it/leg17/126?
tab=8&leg=17&idDocumento=3162&sede=&tipo=>.