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mercoledì 14 giugno 2017

AMNESTY INTERNATIONAL E EUROPEAN ROMA RIGHTS CENTER: DONNE INCINTE E BAMBINI ROM RESTANO SENZA ALLOGGIO IN ITALIA MA LA COMMISSIONE EUROPEA CONTINUA A NON INTERVENIRE

COMUNICATO STAMPA                                                                                                
CS130-2017

AMNESTY INTERNATIONAL E EUROPEAN ROMA RIGHTS CENTER: DONNE INCINTE E BAMBINI ROM RESTANO SENZA ALLOGGIO IN ITALIA MA LA COMMISSIONE EUROPEA CONTINUA A NON INTERVENIRE

Al termine di una ricerca condotta in Italia, Amnesty International ha denunciato che una serie di sgomberi illegali di insediamenti rom ha lasciato senza un alloggio decine di persone estremamente vulnerabili, tra cui donne incinte, bambini e neonati. Queste violazioni dei diritti umani sono state documentate pochi giorni prima che la Commissione europea rinunciasse ancora una volta a sanzionare il governo italiano per la discriminazione nei confronti dei rom.
Nel corso della sua recente ricerca in Italia, Amnesty International ha visitato insediamenti rom e incontrato famiglie che, negli ultimi mesi, avevano visto i loro alloggi distrutti ed erano state sottoposte a sgombero forzato.

Amnesty International ha incontrato una donna al settimo mese di gravidanza rimasta senza tetto dopo che, due settimane fa, il suo alloggio nel campo informale di Germagnano (Torino) era stato demolito. La demolizione di un altro alloggio è iniziata mentre un bambino di nove anni stava ancora dormendo all’interno: si è salvato solo perché le grida della madre sono riuscite a fermare il bulldozer.

Insieme al Centro europeo per i diritti dei rom, Amnesty International continua a chiedere alla Commissione europea di iniziare finalmente una procedura legale contro l’Italia, in modo da impedire ulteriori sgomberi forzati e il perpetuarsi della segregazione dei rom.

“Molti abitanti dell’insediamento di Germagnano hanno il terrore di lasciare i loro alloggi, persino per recarsi dal dottore, perché al ritorno potrebbero trovarli distrutti. La paura di perdere quella che è la loro abitazione è sempre presente, dato che vengono spostati da un luogo a un altro in un circolo senza fine di sgomberi forzati. Lo stesso accade in decine di altri insediamenti nel resto dell’Italia. È davvero giunto il momento che l’Unione europea chiami l’Italia a rispondere del suo operato e fornisca giustizia ai rom che subiscono segregazione e discriminazione”, ha dichiarato Fotis Filippou, vice direttore di Amnesty International per l’Europa.

Il 14 giugno il Collegio dei commissari dell’Unione europea ha svolto la sua riunione mensile per discutere se lanciare procedure d’infrazione nei confronti degli stati che violano le norme comunitarie. Ancora una volta, è stato deciso di non intraprendere alcuna azione contro l’Italia, nonostante fossero state messe a disposizione prove schiaccianti di violazioni dei diritti umani ai danni dei rom. Ad aprile, il Financial Times aveva rivelato che la procedura era stata sino ad allora ripetutamente bloccata “per evitare una dannosa polemica pubblica”.

Nel settembre 2012 la Commissione europea aveva lanciato una fase di pre-infrazione, o procedura “pilota” contro l’Italia per il trattamento dei rom ai sensi della Direttiva anti-discriminazione, in riferimento agli sgomberi forzati, ai campi mono-etnici e alla discriminazione nell’accesso alle graduatorie per l’assegnazione degli alloggi popolari. Già all’epoca le prove a disposizione erano numerosissime. Nonostante ne siano continuate a emergere ancora altre, a quasi cinque anni di distanza la procedura d’infrazione non è stata ancora avviata.

Negli ultimi mesi molti dei residenti dell’insediamento informale di Germagnano sono stati vittime di sgombero forzato e più volte sono rimasti privi di alloggio.

Le autorità locali sostengono che, a seguito del decreto giudiziario che aveva ordinato il sequestro di terreni occupati, sono stati demoliti solo gli alloggi abbandonati. Amnesty International ha tuttavia documentato una situazione assai differente, come nel caso di un ragazzo di 17 anni svegliato e obbligato a raccattare le sue cose prima che l’alloggio venisse demolito.

Senza preavviso adeguato, consultazione genuina e messa a disposizione di un alloggio alternativo come previsto dal diritto internazionale, le persone sottoposte a sgombero forzato sono attualmente senza tetto, costrette a sostare in strutture sovraffollate con amici e parenti o in altri rifugi improvvisati come le tende. Tra le persone rimaste senza alloggio, Amnesty International ha documentato casi di persone con disabilità, bambini e famiglie con neonati.

L’Italia ha una lunga storia di sgomberi forzati e di segregazione dei rom nei campi. A Germagnano pare sia andata come nel quartiere napoletano di Gianturco, dove il 7 aprile numerose famiglie rom hanno subito uno sgombero forzato: 130 rom, tra adulti e minori, sono stati collocati nel campo segregato di via del Riposo mentre ad altre centinaia di persone non è stata offerta alcuna alternativa.

Il 7 aprile 2017 l’Associazione 21 luglio ha reso pubblici i drammatici dati del suo Rapporto annuale: vi si legge che 28.000 rom hanno subito sgomberi forzati, sono stati posti in campi segregati o costretti a vivere in altre strutture alloggiative d’emergenza.

Questi numeri illustrano chiaramente le tante violazioni del diritto all’alloggio inflitte ai rom. Circa 18.000 rom vivono in 149 campi di 88 località diverse, altri 10.000 in campi informali dove subiscono spesso ripetuti sgomberi forzati: 250 solo nel 2016.

“L’Italia viola la Direttiva anti-discriminazione ogni giorno attraverso sgomberi forzati in assenza di un’alternativa alloggiativa adeguata e costringendo i rom a vivere in ambienti minacciosi, ostili e degradanti. La procedura d’infrazione contro l’Italia è necessaria da tempo. Cos’altro occorre alla Commissione europea per passare all’azione?” ha dichiarato Ðorđe Jovanović, presidente del Centro europeo per i diritti dei rom.

FINE DEL COMUNICATO                                                                              
Roma, 14 giugno 2017

giovedì 10 aprile 2014

AMNESTY : L'EUROPA DEVE CONTRASTARE LA DISCRIMINAZIONE DI ROM E SINTI


Amnesty International: giornata internazionale rom e sinti


 Una donna rom tiene in braccio un bambino in un campo nomadi (©Getty Images)
Scritto da: Amnesty International Data: 08 aprile 2014 In: Comunicati StampaCultura E MediaDiritti UmaniNon DiscriminazioneNonviolenza. Pubblicato da Pressenza IPA.

Comunicato di Amnesty International
Roma, 8 aprile 2014 - In occasione della Giornata internazionale dei rom e dei sinti, che si celebra ogni anno l’8 aprile, Amnesty International ha denunciato che gli stati europei non stanno contrastando, e anzi in alcuni casi alimentano, la discriminazione, le intimidazioni e le violenze nei confronti dei rom.
In Europa, negli ultimi anni, vi è stata una rilevante crescita della violenza anti-rom. La risposta a questo fenomeno allarmante e’ stata clamorosamente inadeguata. E’ inaccettabile che nell’Europa moderna di oggi le comunità rom debbano vivere sotto la costante minaccia della violenza e di attacchi simili ai pogrom” – ha dichiarato John Dalhuisen, direttore del Programma Europa e Asia Centrale di Amnesty International.
Troppo spesso i leader europei si mostrano compiacenti verso i pregiudizi che alimentano la violenza contro i rom, definendoli persone asociali e indesiderate. Se da un lato, in generale, condannano i più gravi episodi di violenza contro i rom, dall’altro le autorità sono riluttanti a riconoscerne l’effettiva dimensione e sono lenti a contrastarla. Da parte sua, l’Unione europea si è mostrata restia a contestare agli stati membri la sistematica e fin troppo evidente discriminazione nei confronti dei rom” – ha aggiunto Dalhuisen.
In un rapporto diffuso oggi, intitolato “Chiediamo giustizia. L’Europa non protegge i rom dalla violenza razzista”, Amnesty International prende in esame la violenza e le intimidazioni motivate dall’odio compiute da rappresentanti dello stato e da comuni cittadini in Francia, Grecia e Repubblica Ceca, esempi di una situazione trasversale a tutto il continente.  
In molti casi, le autorità preposte al mantenimento dell’ordine pubblico non impediscono gli attacchi razzisti e non garantiscono che il movente di odio sia indagato adeguatamente e che gli autori di tali attacchi siano portati di fronte alla giustizia” – ha sottolineato Dalhuisen.
I governi europei non tutelano le comunità rom da piu’ punti di vista: discriminazione, sgomberi forzati, segregazione e un’istruzione al di sotto degli standard sono la norma in molti paesi.
L’Unione europea ha un complesso legislativo a sua disposizione per assicurare che la violenza discriminatoria e la discriminazione in quanto tale siano contrastate. Tuttavia la Commissione europea, che ha il compito di supervisionare l’applicazione della legislazione comunitaria negli stati membri, non si è ancora impegnata in un’azione chiara e decisiva per affrontare la violenza e la discriminazione nei confronti dei rom all’interno degli stati membri” – ha concluso Dalhuisen.
In occasione della Giornata internazionale dei rom e dei sinti, Amnesty International chiede ai governi nazionali e all’Unione europea un impegno visibile e tangibile per sradicare il flagello della discriminazione, dell’intolleranza e della violenza contro i rom nel continente.
Repubblica Ceca 
Nell’estate e nell’autunno del 2013, gruppi di estrema destra hanno organizzato proteste anti-rom in decine di citta’ e villaggi di tutto il paese, ricorrendo a sistematiche intimidazioni nei confronti delle comunita’ rom. Ad esempio, tra giugno e ottobre, estremisti di destra e abitanti hanno svolto marce a scadenza regolare in un quartiere di České Budějovice dopo una lite tra adulti rom e non rom in un campo da gioco per bambini.
Stefan, un rom, ha dichiarato ad Amnesty International: “Alcune persone non si rendono conto che [durante quelle manifestazioni, i rom] devono rimanere chiusi in un unico posto, che i bambini hanno paura. Durano tutto il giorno e ci lasciano traumatizzati. Nessuno merita di vivere un’esperienza del genere. È già successo durante la guerra e penso che oggi, nel 2013, nel XXI secolo, non dobbiamo provarlo di nuovo”.
Francia 
Dopo aver lasciato i loro paesi a causa della discriminazione, molti dei 20.000 rom che si trovano in Francia vivono in insediamenti informali dove raramente hanno accesso a servizi essenziali come quelli igienico-sanitari e l’acqua. Vengono spesso sottoposti a sgomberi forzati, intimiditi dalla polizia o da altri cittadini e a volte attaccati.
La sera del 22 novembre 2011, a Marsiglia, la polizia fece irruzione nell’insediamento informale vicino alla chiesa di St. Martin d’Arenc per eseguire lo sgombero forzato di 10 famiglie rom. Gli agenti lanciarono lacrimogeni dentro le tende dove i bambini stavano dormendo, per poi distruggerle insieme ad altri effetti personali.
R.  fu picchiato dagli agenti: “Volevo fuggire ma non riuscivo a vedere niente, a un certo punto ho visto un cancello ma quando stavo per raggiungerlo ho sentito come se mi si fosse rotta una gamba. Poi non ricordo piu’ nulla”. R. è stato operato per una frattura al femore e ha trascorso sei mesi in un centro di riabilitazione. 
Generalmente, i migranti rom di Marsiglia non denunciano i casi di intimidazione e di violenza perché non hanno fiducia nella polizia e temono ulteriori conseguenze. S., un assistente sociale rom che viveva in un campo informale, ha dichiarato ad Amnesty International: “I rom hanno davvero il terrore della polizia. Nel mio lavoro, mi capita regolarmente di accompagnare i bambini rom in ospedale per le cure mediche e appena vedono la polizia hanno paura”.
Grecia 
  
I 250 – 350.000 rom residenti in Grecia sono l’anello finale di una catena di trattamenti discriminatori che va avanti da generazioni.
Nel 2012 e nel 2013 la comunità rom di Etokilo, nella Grecia occidentale, ha subito una lunga serie di attacchi in stile pogrom.
Irini ha raccontato ad Amnesty International cosa è successo il 4 gennaio 2013, quando una settantina di persone lanciarono bombe molotov, pietre e travi di legno contro le abitazioni dei rom: “Quando li vidi arrivare, presi i miei figli e ci chiudemmo dentro casa. Loro piangevano, gridavano… Io ero terrorizzata. [Gli aggressori] li conoscevo quasi tutti, eravamo cresciuti insieme. Lanciarono una bottiglia di vetro contro la finestra e la casa prese fuoco”.
Quel giorno, sei case e quattro automobili vennero incendiate o danneggiate. Molti rom hanno raccontato ad Amnesty International di essersi sentiti traditi dalla polizia. Uno di loro ha detto: “Dall’interno della mia abitazione vedevo due agenti. Stavano lì fermi a osservare, chiedendo alle persone di smetterla. Non hanno fatto nient’altro”.
Ulteriori informazioni 
Il rapporto che Amnesty International pubblica oggi non menziona l’Italia ma ciò non significa che il paese sia estraneo ai crimini d’odio, anche, ma non solo, nei confronti dei rom. 
Tra gli episodi di cronaca degli ultimi anni, Amnesty International ricorda l’attacco al campo rom della Continassa nel quartiere Vallette di Torino, nel dicembre 2011; le massicce minacce e intimidazioni alla comunità rom di Pescara nel maggio 2012, quando a seguito di un omicidio compiuto da un rom, molti membri della comunità rimasero chiusi nelle loro case o si allontanarono dalla città per il timore di violenze; l’attacco con lanci di pietre contro il campo rom di Dione Cassio a Milano (nei pressi di viale Ungheria), nell’aprile 2013. 
 
Questi e altri precedenti attacchi sono stati spesso accompagnati da affermazioni discriminatorie da parte di autorita’ nazionali e locali, che stigmatizzavano i rom e li collegavano a problemi di sicurezza. 
Nonostante la legge Mancino-Reale tuteli le persone vittima di crimini di odio per motivi etnici e di razza, molto resta da fare per prevenire e rafforzare la tutela dei rom e non solo, come ha anche ricordato nel 2012 il Comitato delle Nazioni Unite per l’eliminazione della discriminazione razziale.
In occasione dell’8 aprile un gruppo di associazioni e organizzazioni non governative impegnate nella difesa dei diritti umani della comunità rom di Roma – tra cui Amnesty International Italia, Popica onlus, Rete Territoriale Roma Est, Cittadinanza e minoranze, ATD Quarto Mondo – ha scritto al sindaco Ignazio Marino chiedendo di fermare la segregazione abitativa dei rom nei campi autorizzati e che le risorse economiche destinate al rifacimento del “villaggio attrezzato” di via della Cesarina siano invece investite in progetti per la realizzazione del diritto a un alloggio adeguato e l’inclusione sociale per le famiglie rom attualmente accolte nel centro di accoglienza denominato “Best House Rom” e per le famiglie non rom in condizione di disagio abitativo.

venerdì 28 febbraio 2014

AMNESTY PER I ROM A MILANO

Milano
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Il Gruppo 11 di Milano di Amnesty terrà un intervento con gli studenti del 4° anno durante la lezione del Professor Luigi D'Alonzo, docente di Pedagogia Speciale, sul tema “Rom, Sinti e Camminanti in Italia e in Europa: tra emarginazione, esclusione e discriminazione”. La lezione è aperta al pubblico.
Saranno presentate le azioni di Amnesty International su questo tema e distribuito materiale informativo.

Lunedì 10 Marzo alle ore 10.30
Università Cattolica di presso la Facoltà di Scienze della Formazione
aula A. Manzoni

Per informazioni: gr011@amnesty.it, tel.3334899003 (Giovanna)

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Milano
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Il Gruppo 11 di Milano terrà un intervento con gli studenti del Corso di Laurea triennale durante la lezione del Professor Luigi D'Alonzo, docente di Elementi di didattica e pedagogia speciale, sul tema “Rom, Sinti e Camminanti in Italia e in Europa: tra emarginazione, esclusione e discriminazione”. La lezione è aperta al pubblico.
Saranno presentate le azioni di Amnesty International su questo tema e distribuito materiale informativo.

Giovedì 13 Marzo alle ore 12.30
Università Cattolica di presso la Facoltà di Scienze della Formazione
aula Mons. Colombo


Per informazioni: gr011@amnesty.it, tel.3334899003 (Giovanna)


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