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giovedì 28 giugno 2018
La Fondazione romanì Italia querela Salvini per istigazione all'odio razziale - Iacchite.com
sabato 23 settembre 2017
Piattaforma nazionale, lettera aperta (Fondazione Romanì)
martedì 9 maggio 2017
FONDAZIONE ROMANI': DOPO 5 ANNI DI STRATEGIA NAZIONALE
Newsletter - www.fondazioneromani.eu
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Inizio e chiudo questa personale riflessione con lo slogan di Margaret Mead: Non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini coscienziosi ed impegnati possa realizzare il cambiamento. In verità è l’unica cosa che è sempre accaduta. Nell’anno 2012 il Governo Italiano approva la strategia nazionale per l’inclusione della minoranza romanì, in attuazione dell’impegno della Comunicazione della Commissione Europea n. 173/2011. L’approvazione di una strategia nazionale per lo sviluppo socio-culturale della minoranza romanì è un atto politico importante in Italia, in cui gran parte degli enti locali e delle istituzioni, con la collaborazione di associazioni ed attivisti, da diversi decenni attivano iniziative per le comunità romanès con un modello di sviluppo degli interventi che non produce benefici utili. Tanti progetti, tante iniziative, zero risultati. In questo grande festival Italiano di scelte sbagliate e di gravi errori verso la minoranza romanì, una strategia nazionale di inclusione deve tracciare un modello di sviluppo degli interventi per le comunità romanès per non ripetere gli errori del passato; invece la strategia approvata dal Governo Italiano è una grande delusione perchè
Inoltre nel documento della strategia viene utilizzata una denominazione (rom, sinti e camminanti) ambigua e divisiva per
definire la minoranza romanì.
Mi chiedo se la strategia è stata prodotta per un concreto sviluppo sociale, culturale, politico ed economico della minoranza romanì, oppure per continuare a foraggiare lo sfruttamento del disagio delle comunità romanès. Sono trascorsi cinque anni dall’approvazione della strategia e nulla è cambiato rispetto al passato, concretamente cosa è stato fatto? In questi cinque anni è emersa con chiarezza la volontà di NON effettuare un cambiamento rispetto al passato, di folclorizzare la partecipazione attiva del rom, di continuare a sottovalutare la lingua-cultura romanì. Cosa dobbiamo ancora attendere prima di avviare un cambiamento concreto del modello di sviluppo degli interventi per le comunità romanès? Le istanze delle associazioni e degli attivisti denunciano le responsabilità degli enti locali e delle istituzioni, le quali o ignorano il tema rom violando diritti fondamentali oppure attivano scelte sbagliate, spesso suggerite dalle stesse associazioni ed attivisti. Sembra quella metafora in cui “il bue dice cornuto all’asino”. Il cambiamento è prodotto dalle idee, dai fatti concreti, mai dalle chiacchiere mediatiche per una convenzionale denuncia finalizzata alla personale auto-referenzialità. La MISSION non potrà produrre il cambiamento senza aver definito la “VISION”, la visione politica strategica. La questione è tutta concentrata nel fatto che gran parte delle associazioni e degli attivisti impegnati in Italia per e con le comunità romanès sono bravi a “copiare goffamente” il passato perché non hanno una propria proposta politica ed un proprio modello di sviluppo degli interventi. FORSE non hanno le conoscenze e le competenze per definire idee dotate di senso e dare risposte concrete ai bisogni socio-culturali delle minoranza romanì, oppure FORSE non hanno interessi personali a perseguire l’obiettivo di migliorare le condizioni della minoranza romanì. Nel contesto italiano è visibile la QUANTITA’ di associazioni-attivisti impegnati per le comunità romanès (questo è un fattore positivo), ma in gran parte di loro è invisibile la QUALITA’ (questo è un fattore negativo) per assenza di conoscenze e competenze. Certamente ci sono poche associazioni ed alcuni professionisti rom che hanno acquisito documentate conoscenze e competenze, ed hanno maturato buone esperienze positive, sono leaders e professionisti per fatti concreti realizzati, e non sono “burattini mediatici” per la personale auto-referenzialità. Il cambiamento per migliorare le condizioni della minoranza romanì deve partire dal coinvolgimento attivo a propositivo di queste positive professionalità del mondo romanò per costruire specifici processi di sviluppo della partecipazione, delle comunità e scelte politiche socio-culturale. Non ha alcun senso continuare a promuovere a livello nazionale iniziative per la partecipazione attiva di rom e sinti in cui c’è tutto ed il contrario di tutto, in l’unica certezza è quella di dividersi sul nulla, e dove la presenza della parte positiva del mondo romanò diventa inutile. Una strategia nazionale per l’inclusione della minoranza romanì ha un senso se parte dal coinvolgimento attivo e propositivo delle positive professionalità presenti nelle comunità romanès per declinare un modello di sviluppo degli interventi ed elaborare processi di partecipazione e di crescita delle comunità, cioè costruire ed avviare un cambiamento che è essenziale. Non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini coscienziosi ed impegnati possa realizzare il cambiamento. In verità è l’unica cosa che è sempre accaduta. (Margaret Mead - Antropologa - Stati Uniti) Nazzareno Guarnieri |
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Fondazione romanì ItaliaVia Rigopiano n. 10/B - 65124 Pescara | ||
martedì 25 aprile 2017
Smantellare la “logica campo nomade”
Da qualche anno in Italia gran parte del dibattito pubblico sulla minoranza romanì è concentrato sulla volontà di “superare i campi nomadi”, consapevoli del disastro umanitario e culturale che questa scelta politica produce alla minoranza romanì.
Tutti dichiarano di voler superare i campi nomadi, ma la realtà mostra molte chiacchiere e zero fatti concreti, tale che spesso si intuisce facilmente che le chiacchiere sono solo di propaganda politica e autoreferenziale.
Smantellare la “logica campo nomade” non è solo l’abbattimento di baraccopoli, ma equivale ad eliminare ogni forma di politica segregante-differenziata per le comunità romanès e rendere visibile proposte e soluzioni inserite in un contesto dotato di senso.
Per esempio la proposta della micro-area per sole famiglie rom è una soluzione priva di senso perché si tratta ancora una volta di una soluzione segregante-differenziata per sole famiglie rom.
Cambia il nome, non cambia la sostanza, questo accade spesso da qualche decennio alla minoranza romanì, forse per ignoranza, o forse per opportunismo senza scrupoli.
Per non dimenticare ... il “campo nomadi” è un approccio multiculturale con politiche segreganti-differenziate destinate a sole famiglie rom; politiche definite per una sbagliata lettura della cultura romanì e dei bisogni delle comunità romanès; politiche legittimate da distorsioni ed equivoci.
E’ attraverso un approccio interculturale che le identità culturali riproducono la loro presenza storica ed hanno la possibilità di avere spazi e riconoscimenti.
Il passaggio del tema della minoranza romanì ad un approccio interculturale è visibile con l’avvio “processi” interculturali, essenziali per l’evoluzione dell’identità culturale romanì, per non scivolare verso la marginalità o la separazione.
Affrontare l’estremo vivere delle comunità romanès è possibile a partire da un lavoro sistematico, graduale e analitico, con processi di sviluppo delle comunità per giungere alla dismissione dell’approccio multiculturalista ed al superamento sia della dimensione abitativa e mentale segregante, differenziata, sia della condizione di separatezza spaziale, culturale e relazionale.
“Per influenzare le problematiche sociali e culturali, bisogna influenzare gli ambienti sociali e culturali”
Molti si pongono la domanda da quale area sociale iniziare: dal lavoro, o dalla scuola, o dalla formazione, o dalla casa, o dalla identità culturale, ecc. le priorità devono tener conto della realtà e dei bisogni del singolo e delle comunità, ed accertate attraverso idonei strumenti di ricerca.
Occorre tener conto che molte ricerche hanno documentato che la disponibilità di una abitazione è una “conditio-sine-qua-non” che incide positivamente sul benessere socio-relazionale e psico-fisico delle persone, rende possibile l'avvio di processi di auto-stima e empowerment.
Il modello housing first si fonda sul riconoscimento della casa come diritto umano primario, riconosce alla persona la capacità di acquisire uno stato di benessere psico-fisico pur in presenza di gravi condizioni di esclusione sociale e culturale, collega la stabilità abitativa al ripristino attorno alla persona della struttura relazionale e comunitaria, dal supporto dell’equipe pubblico-privato, fino al tempo necessario per la piena autonomia.
Quindi per smantellare la logica “campo nomade” occorre abbandonare l’approccio multiculturale e le politiche segreganti-differenziate per le comunità romanès, ed avviare processi interculturali di sviluppo delle comunità ed un approccio di housing first.
Queste sono le soluzioni di Fondazione romanì Italia per smantellare la “logica campo nomade”, segregante-differenziata, e tanto altro dell’estrema esclusione e discriminazione della minoranza romani.
Le iniziative attivate hanno permesso di verificare la positività prodotta con queste soluzioni, di definire un produttivo modello di lavoro pubblico-privato e di tracciare il profilo per la formazione di specifici professionisti.
Smantellare le politiche segreganti-differenziate- assistenzialistiche (logica campo nomade) ed avviare processi di sviluppo della minoranza romanì è possibile, è molto più semplice di quando si possa immaginare, e produce benefici per tutta la collettività, mentre sono tanti coloro che NON sono interessati ad abbattere concretamente la disumana “logica campo nomade”, per interessi personali e per scopi di parte.
Fondazione romanì Italia continuerà a proporre ed a realizzare iniziative, ove possibile, per smantellare il sistema della “logica campo nomadi” e rendere visibile per la minoranza romanì una diversa e proficua prospettiva politica, inserita in un contesto dotato di senso.
Numerosi saranno gli ostacoli creati ad arte, ma il sostegno alla nostra fondazione di numerosi amici della minoranza romanì continuerà ad essere la nostra forza.
Sostieni Fondazione romanì Italia
IBAN: IT83T0501803200000000167403
BIC/SWIFT: CCRTIT2T84A
sabato 1 aprile 2017
COSENZA: IL COMUNE TOGLIE AI ROM ACQUA E CORRENTE ELETTRICA
Nazzareno Guarnieri (Fondazione romanì):
15 bambini rom e 7 persone malate, alcuni in trattamento con insulina sono costretti a vivere senza acqua e senza energia elettrica, Il sindaco può ignorare tutto ciò? oppure ha il dovere istituzionale di tutelare i minori, i malati e gli anziani?
15 bambini rom e 7 persone malate, alcuni in trattamento con insulina sono costretti a vivere senza acqua e senza energia elettrica, Il sindaco può ignorare tutto ciò? oppure ha il dovere istituzionale di tutelare i minori, i malati e gli anziani?
Cosenza, la Fondazione romanì al Comune: "Strumentalizzate il disagio: siete poco seri" - Iacchite.com
domenica 12 marzo 2017
FONDAZIONE ROMANI' SULLA STATUA DI MONSERRATO
Newsletter - www.fondazioneromani.eu
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Nei giorni scorsi siamo venuti a conoscenza che nella di città di Monserrato, alle porte di Cagliari, è stata installata una statua (nella foto) a memoria del genocidio delle comunità romanès durante il periodo nazi-fascista. Si tratta di un atto politico e culturale del Comune di Monserrato (CA) di riconoscimento e di riparazione morale di una brutta pagina di storia contro la minoranza romanì che è poca conosciuta dai cittadini. Nei giorni scorsi i vigili urbani del Comune di Monserrato hanno posto sotto sequestro il campo nomadi per le pessime condizioni igieniche, ed hanno anche sequestrato la statuta a memoria del genocidio delle comunità romanès che era stata installata nel campo nomadi (!) E’ incredibile! Installare un simbolo del genocidio delle comunità romanès in un campo nomade! E’ incredibile! Le istituzioni che sequestrano il simbolo di un genocidio! Molti cittadini ed attivisti della società civile hanno manifestato la loro indignazione per il sequestro della statua. Fondazione romanì Italia esprime disapprovazione ed indignazione per la scelta del luogo, il campo nomadi, dove è stata installata la statua a memoria del genocidio nazi-fascista delle comunità romanès, perchè la scelta di tale luogo è un gesto che LEGITTIMA la segregazione delle comunità romanès e DELEGITTIMA il genocidio delle comunità romanès. Anche in questo incredibile episodio è facile vedere il ramoscello e non vedere la trave, si preferisce scegliere la “cura che peggiora la malattia”. Fondazione romanì Italia sollecita il sindaco del Comune di Monserrato (CA) ad installare la statua a memoria del genocidio delle comunità romanès in un adeguato luogo pubblico ed essere visibile a tutti i cittadini. L’eventuale indifferenza del Comune di Monserrato obbligherà la Fondazione romanì Italia ad avviare iniziative democratiche presso le istituzioni italiane ed Europee. |
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venerdì 10 marzo 2017
Per un movimento delle comunità romanès in Italia – U.C.R.I.
martedì 21 febbraio 2017
LA SOLIDARIETA' DI FONDAZIONE ROMANI' AL DOTT. SPANO (UNAR)
Newsletter - www.fondazioneromani.eu
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Fondazione romanì Italia
esprime solidarietà al Dott. Francesco Spano, dimissionario direttore
generale di UNAR, e lo facciamo con convinzione anche se la nostra
organizzazione da diversi anni, con chiarezza e senza alcuna forma di
personalismo
o interessi, critica propositivamente alcune scelte di questa
Istituzione, in particolare in merito alla Strategia Nazionale per
l'inclusione delle
comunità romanès.
Una trasmissione televisiva ha denunciato un presunto uso improprio dei fondi pubblici da parte di UNAR – Ufficio nazionale antidiscriminazione razziale – ed il presunto coinvolgimento del direttore generale dott. Francesco Spano. La notizia è entrata nel tritacarne mediatico e della propaganda razzista per indebolire una importante Istituzione dell'Italia multiculturale che è necessario rafforzare affinche recepisca TUTTI i principi della direttiva europea n. 2000/43 CE, che invece fin dalla costituzione di UNAR (decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 215) non sono stati recepiti. |
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Fondazione romanì ItaliaVia Rigopiano n. 10/B - 65124 Pescara tel. 085 9155070 numero verde gratuito 800587705email: fondazioneromani.italia@gmail.com web: www.fondazioneromani.eu | ||
mercoledì 18 gennaio 2017
LETTERA APERTA ALL'ATTIVISMO ROMANO'
| Se non riesci a leggere l'email clicca qui | ||
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Per
tanto tempo, negli anni passati, abbiamo tutti denunciato gli errori
degli attivisti, degli esperti e dalle
associazioni pro rom per le scelte politiche sbagliate verso la
minoranza romanì, per un disastroso modello di sviluppo degli interventi
i cui
fallimenti sono ben documentati, e per l'assenza di volontà ad un
radicale cambiamento.
Tutti abbiamo sempre denunciato gli ostacoli per la partecipazione attiva del rom nelle attività e nelle iniziative destinate alla minoranza romanì. Da diversi anni la partecipazione attiva del rom inizia ad essere un fatto concreto e dobbiamo porci diverse domande. Cresce la partecipazione attiva del rom e non è visibile un miglioramento delle condizioni della minoranza romanì, è evidente che qualche cosa non funziona correttamente. Oggi per le comunità romanès non è cambiato quasi nulla rispetto al passato, anche se da diversi anni tante persone/associazioni rom gestiscono progetti ed iniziative oppure collaborano alla loro realizzazione. Potrei citare i progetti gestiti con la presenza di persone/associazioni rom che non hanno prodotto alcun tipo di benificio alle comunità romanès, e potrei motivare i limiti ed i danni delle attività realizzate, ma in questa sede voglio invitare ad una riflessione con la propria coscienza. La partecipazione attiva e qualificata del rom, specifica e non esclusiva, è fondamentale per migliorare le condizioni delle comunità romanès, ma siamo degli irresponsabili se non comprendiamo che la partecipazione attiva del rom senza specifiche conoscenze-competenze professionali ed esperienza è molto pericolosa perchè implementa stereotipi e pregiudizi, legittima l'istigazione all'odio razziale e radicalizza la discriminazione. Essere rom non vuol dire essere automaticamente un esperto. In Italia gran parte dei progetti e delle iniziative realizzate con la partecipazione attiva di persone/associazioni rom dimostrano che il modello di partecipazione attiva del rom, spesso voluto e sostenuto dalle istituzioni, non ha prodotto (e nemmeno proposto) un radicale cambiamento utile per migliorare le condizioni sociali, culturali e politiche della minoranza romanì. Si intende continuare con l'attuale modello di partecipazione? Nella Fondazione romanì Italia abbiamo scelto un modello di partecipazione attiva e qualificata del rom, specifica e non esclusiva, laddove i requisiti prefessionali, morali ed etici sono fondamenti imprescindibili; con questa strategia la nostra fondazione da alcuni anni realizza la propria visione politica. Nei prossimi giorni Fondazione romanì Italia emanerà un bando ( sarà disponibile nel sito web: www.fondazioneromani.eu), per selezionare n. 12 persone rom più 03 uditori per partecipare al corso di formazione professionale di “Esperto di sviluppo di comunità”. Si tratta di una delle attività del progetto “Romanipè 2.0” finanziato da UNAR – Ufficio Nazionale Antidiscriminazione razziale e finalizzato ad implementare la visione politica strategica di Fondazione romanì Italia per strutturare un modello di sviluppo degli interventi per le comunità romanès diverso dal passato ed elaborare una nuova romanipè. Concludo invitando a sostenere la campagna di adesione 2017 di Fondazione romanì con l'adesione quale socio sostenitore dalla home page del sito web: www.fondazioneromani.eu Nazzareno Guarnieri – presidente Fondazione romanì Italia |
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mercoledì 14 dicembre 2016
SOSTIENI LA FONDAZIONE ROMANI'
Newsletter - www.fondazioneromani.eu
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Fondazione romanì Italia augura Buon Natale e Felice
Anno 2017
Fondazione romanì Italia promuove una consapevole coscienza dell'essere rom e minoranza nel terzo millennio, in una prospettiva di affermazione dei diritti e dei doveri, ed elaborare una romanipè 2.0. Le azioni di Fondazione romanì Italia sono sviluppate nella logica di “processi” finalizzati a modificare i modelli e le situazioni paradossali con cui sono state considerate ed affrontate le questioni relative alla minoranza romanì. Visita il nostro sito web www.fondazioneromani.eu e valuta se: Fondazione romanì Italia deve continuare oppure cessare le attività? A questa domanda troveremo la risposta dal contributo economico, anche piccolissimo, che decidi di inviare a Fondazione romanì Italia cliccando su questo link: Oppure con bonifico a Banca popolare Etica IBAN: IT83T0501803200000000167403 BIC/SWIFT: CCRTIT2T84A
Buon Natale
Felice Anno 2017 |
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martedì 6 dicembre 2016
Progetto Mem Rom
FONDAZIONE ROMANI'
Progetto Mem Rom - genocidio dei rom da parte dei nazisti
Progetto Mem Rom
Etichette:#rom, #roma, #sinti, #culturaromsinti
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giovedì 3 novembre 2016
NEWSLETTER FONDAZIONE ROMANI'
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Cambiare il dibattito pubblico sulla minoranza romanì è necessario per il contrasto alla discriminazione e
per un miglioramento della qualità della vita delle comunità romanès.
Per cambiare il dibattito pubblico sulla minoranza romanì occorre un radicale cambiamento del modello di sviluppo degli interventi per le comunità romanès; un modello basato su un approccio multiculturalista-differenziato che non ha portato i benefici sperati ed ha contribuito a cristillare la confusione e la scarsa o deformata conoscenza della minoranza romanì, rendendola opaca alla dialettica sociale e culturale ed esclusa dai processi decisionali, per scarsa e spesso dequalificata partecipazione attiva dei rom. Alle derive opacizzanti ed escludenti del modello di sviluppo degli interventi per le comunità romanès occorre oggi avviare un diverso modello, basato su processi, con approccio interculturale conoscitivo e dialettico, in cui la diversità culturale romanì deve svolgere un ruolo specifico, e non esclusivo. Dai percorsi di inclusione, interazione ed evoluzione della minoranza romanì non si può escludere la diversità culturale romanì, e neppure si può continuare a strumentalizzarla e folclorizzarla, perchè la cultura non comprende solo l'arte e la letteratura, ma anche i modi di vita, i sistemi di valori, le tradizioni e le credenze. Dentro al concetto di cultura c’è identità, capacità, espressione di sé come persone e come comunità, c'è memoria del passato e proiezione nel futuro, c'è evoluzione culturale. La cultura cambia, si evolve, "partire da lì e non cancellarla". Alle derive opacizzanti ed escludenti della minoranza romanì la Fondazione romanì Italia propone ed attiva processi di sviluppo delle comunità, nella dimensione interculturale, con azioni e rivendicazioni per dare risposte dotate di senso ai bisogni materiali ed immateriali, le cui dinamiche sono collocate dentro le comunità, nelle differenze culturali, nel riconoscimento e partecipazione. Per riconoscimento intendiamo il riconoscimento della personalità culturale alla minoranza romanì, ma anche il superamento del concetto differenziato-segregante e opicizzante di “campo”, e quello di «microarea», quando questa sia destinata esclusivamente alle comunità romanès e non all'insieme della popolazione di un territorio. Per partecipazione intendiamo la partecipazione attiva e qualificata dei rom, specifico e non esclusivo nei vari processi consultivi e decisionali, e per “qualificata” si intende dotata di conoscenze-competenze professionali e requisiti morali. Alla luce di queste sintetiche considerazioni Fondazione romanì Italia ha avviato iniziative incentrate sullo sviluppo delle comunità per compensare i deficit conoscitivi, di evoluzione culturale e di partecipazione, con approccio interculturale e la creazione di sinergie virtuose tra soggetti pubblici e privati. Queste iniziative hanno portato a buoni risultati, alcune inziali criticità sono state risolte con la sistematizzazione delle esperienze, le quali permetteranno di definire un modello di sviluppo degli interventi con le comunità romanès diverso dal passato. Le iniziative sono state realizzate con il contributo economico e volontario di soggetti pubblici e privati. La rendicontazione è disponibile nel sito web: www.fondazioneromani.eu
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mercoledì 2 novembre 2016
IL PARERE DI FONDAZIONE ROMANI'
“Partire da lì e non cancellarla”
Cambiare il dibattito pubblico sulla minoranza romanì è necessario per il contrasto alla discriminazione e per un miglioramento della qualità della vita delle comunità romanès.
Per cambiare il dibattito pubblico sulla minoranza romanì occorre un radicale cambiamento del modello di sviluppo degli interventi per le comunità romanès; un modello basato su un approccio multiculturalista-differenziato che non ha portato i benefici sperati ed ha con...
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Cambiare il dibattito pubblico sulla minoranza romanì è necessario per il contrasto alla discriminazione e per un miglioramento della qualità della vita delle comunità romanès.
Per cambiare il dibattito pubblico sulla minoranza romanì occorre un radicale cambiamento del modello di sviluppo degli interventi per le comunità romanès; un modello basato su un approccio multiculturalista-differenziato che non ha portato i benefici sperati ed ha con...
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mercoledì 19 ottobre 2016
Perchè un congresso delle comunità romanès
Perchè un congresso delle comunità romanès - In arrivo - Yahoo Mail: Newsletter - www.fondazioneromani.eu
Perché un congresso
delle comunità romanès e delle associazioni?
Perchè la Fondazione romanì Italia promuove un congresso delle comunità romanès?
Abbiamo partecipato a tanti convegni per la minoranza romanì, promossi da istituzioni o da associazioni, e abbiamo quasi sempre ascoltato le stesse promesse e la stessa denuncia dei pregiudizi, della discriminazione verso le comunità romanès, senza mai definire, e quindi realizzare, una operatività dotata di senso per migliorare le condizioni delle comunità romanès..
Da mezzo secolo tanti abbiamo realizzato convegni per la minoranza romanì che sono stati quasi sempre delle passerelle personalistiche ed autoreferenziali che troppe volte hanno illuso e ignorato le comunità romanès, le quali sono state “trattate” come un “oggetto”, spesso con la totale assenza, a volte con la presenza passiva e folcloristica.
Dopo mezzo secolo la minoranza romanì è ancora "trattata" come un “OGGETTO” passivo e folcloristico nella definizione del proprio futuro, forse per responsabilità di tanti, ma certamente per responsabilità anche delle comunità romanès.
Da alcuni decenni si è innescato un meccanismo perverso di ruoli e di strategie mirate che hanno impedito di conoscere corrette informazioni di base sulla minoranza romanì, e che hanno diffuso informazioni ricche di falsità, stereotipi e pregiudizi.
Oggi come ieri “ripetere a pappagallo” false informazioni di base sulla minoranza romanì, oppure promuovere pessime iniziative che nei contenuti sono identiche al disastroso passato, significa delegittimare ogni rivendicazione.
Un criminale nazista dichiarava: “Ripetere una bugia cento, mille, un milione di volte, diventerà una verità.”
Un detto latino afferma: “La goccia scava la roccia non con la forza ma con il continuo stillicidio.”
E' fin troppo evidente la necessità per la minoranza romanì di realizzare un radicale cambiamento che è possibile avviare sia con le “idee” e non con le masse, sia con i “processi” e non con le prestazioni, inseriti in un contesto totale di senso.
La Fondazione romanì Italia è attiva nel radicale cambiamento elaborando una romanipè 2.0, con risposte ragionate a bisogni che hanno radici profonde, soluzioni inserite in un contesto dotato di senso.
Con il 3° congresso delle comunità romanès e delle associazioni la Fondazione romanì Italia si propone di:
conoscere e mettere a confronto visioni politiche strategiche per le comunità romanès e facilitare la sintesi per una operatività programmatica, politico-culturale, di un welfare plurale e comunitario
rovesciare la dicotomia “oggetto-soggetto”. Le comunità romanès "soggetti" attivi con processi interculturali di partecipazione qualificata del rom, specifica e non esclusiva, e di coinvolgimento attivo delle comunità romanès.
Un obiettivo per implementare concretamente le idee ed i processi avviati con il primo ed il secondo congresso delle comunità romanès e delle associazioni.
Nell'anno 2009 a Roma il primo congresso delle comunità romanès ha proposto il passaggio dalla mediazione alla partecipazione attiva, e dal 2009 buona è stata la crescita (numerica) delle associazioni che si occupano di rom e della partecipazione attiva dei rom.
Nell'anno 2013 il secondo congresso delle comunità romanès e delle associazioni ha promosso la partecipazione attiva e qualificata dei rom ed una politica per la lingua-cultura romanì; dopo il congresso abbiamo registrato la presentazione di alcune proposte di legge (nazionali e regionali) e processi formativi di partecipazione attiva e qualificata del rom.
Qui il programma del congresso
http://www.fondazioneromani.eu/news/229-programma-3-congresso-comunita-romanes%20
3° Congresso Italiano delle comunità romanès e delle associazioni
“Welfare plurale e comunitario per il futuro della minoranza romanì
Visioni e strategie a confronto”
L'importante è partecipare … per i perdenti e gli speculatori?
22 e 23 ottobre 2016 - Silvi Marina (TE) Via Garibaldi n. 57 -
Info: fondazioneromani.italia@gmail.com
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Fondazione romanì Italia
Via Rigopiano n. 10/B - 65124 Pescara tel. 085 9155070 numero verde gratuito 800587705
email: fondazioneromani.italia@gmail.com web: www.fondazioneromani.eu
Perché un congresso
delle comunità romanès e delle associazioni?
Perchè la Fondazione romanì Italia promuove un congresso delle comunità romanès?
Abbiamo partecipato a tanti convegni per la minoranza romanì, promossi da istituzioni o da associazioni, e abbiamo quasi sempre ascoltato le stesse promesse e la stessa denuncia dei pregiudizi, della discriminazione verso le comunità romanès, senza mai definire, e quindi realizzare, una operatività dotata di senso per migliorare le condizioni delle comunità romanès..
Da mezzo secolo tanti abbiamo realizzato convegni per la minoranza romanì che sono stati quasi sempre delle passerelle personalistiche ed autoreferenziali che troppe volte hanno illuso e ignorato le comunità romanès, le quali sono state “trattate” come un “oggetto”, spesso con la totale assenza, a volte con la presenza passiva e folcloristica.
Dopo mezzo secolo la minoranza romanì è ancora "trattata" come un “OGGETTO” passivo e folcloristico nella definizione del proprio futuro, forse per responsabilità di tanti, ma certamente per responsabilità anche delle comunità romanès.
Da alcuni decenni si è innescato un meccanismo perverso di ruoli e di strategie mirate che hanno impedito di conoscere corrette informazioni di base sulla minoranza romanì, e che hanno diffuso informazioni ricche di falsità, stereotipi e pregiudizi.
Oggi come ieri “ripetere a pappagallo” false informazioni di base sulla minoranza romanì, oppure promuovere pessime iniziative che nei contenuti sono identiche al disastroso passato, significa delegittimare ogni rivendicazione.
Un criminale nazista dichiarava: “Ripetere una bugia cento, mille, un milione di volte, diventerà una verità.”
Un detto latino afferma: “La goccia scava la roccia non con la forza ma con il continuo stillicidio.”
E' fin troppo evidente la necessità per la minoranza romanì di realizzare un radicale cambiamento che è possibile avviare sia con le “idee” e non con le masse, sia con i “processi” e non con le prestazioni, inseriti in un contesto totale di senso.
La Fondazione romanì Italia è attiva nel radicale cambiamento elaborando una romanipè 2.0, con risposte ragionate a bisogni che hanno radici profonde, soluzioni inserite in un contesto dotato di senso.
Con il 3° congresso delle comunità romanès e delle associazioni la Fondazione romanì Italia si propone di:
conoscere e mettere a confronto visioni politiche strategiche per le comunità romanès e facilitare la sintesi per una operatività programmatica, politico-culturale, di un welfare plurale e comunitario
rovesciare la dicotomia “oggetto-soggetto”. Le comunità romanès "soggetti" attivi con processi interculturali di partecipazione qualificata del rom, specifica e non esclusiva, e di coinvolgimento attivo delle comunità romanès.
Un obiettivo per implementare concretamente le idee ed i processi avviati con il primo ed il secondo congresso delle comunità romanès e delle associazioni.
Nell'anno 2009 a Roma il primo congresso delle comunità romanès ha proposto il passaggio dalla mediazione alla partecipazione attiva, e dal 2009 buona è stata la crescita (numerica) delle associazioni che si occupano di rom e della partecipazione attiva dei rom.
Nell'anno 2013 il secondo congresso delle comunità romanès e delle associazioni ha promosso la partecipazione attiva e qualificata dei rom ed una politica per la lingua-cultura romanì; dopo il congresso abbiamo registrato la presentazione di alcune proposte di legge (nazionali e regionali) e processi formativi di partecipazione attiva e qualificata del rom.
Qui il programma del congresso
http://www.fondazioneromani.eu/news/229-programma-3-congresso-comunita-romanes%20
3° Congresso Italiano delle comunità romanès e delle associazioni
“Welfare plurale e comunitario per il futuro della minoranza romanì
Visioni e strategie a confronto”
L'importante è partecipare … per i perdenti e gli speculatori?
22 e 23 ottobre 2016 - Silvi Marina (TE) Via Garibaldi n. 57 -
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domenica 25 settembre 2016
3° Congresso Italiano delle comunità romanès
3° Congresso Italiano delle comunità romanès
La rete di Fondazione romanì Italia è impegnata nella preparazione del 3° Congresso Italiano delle comunità romanès e delle associazioni "Welfare plurale e comunitario per il futuro della minoranza romanì", che si svolgerà a Silvi M. (TE) il 22 e 23 Ottobre 2016 con l'obiettivo di mettere a confronto visioni politiche e strategie per migliorare le condizioni della minoranza romanì in Italia.
Nell'anno 2008 a Roma il primo congresso ha proposto il passaggio dalla mediazione alla partecipazione attiva, mentre nell'anno 2013 il secondo congresso ha promosso la partecipazione attiva e qualificata dei rom ed una politica per la lingua-cultura romanì.
Infatti dall'anno 2008 ad oggi buona è stata la crescita delle associazioni e della partecipazione attiva dei rom, e diverse le proposte legislative per la lingua-cultura romanì, ma le difficoltà per la minoranza romanì sono ancora numerose ed evidenti sia per la mancata programmazione e realizzazione di “visioni politiche strategiche” coerenti alla realtà ed ai bisogni, sia per gli ostacoli alla partecipazione attiva e qualificata dei rom.
Il tema della minoranza romanì continua ad essere invisibile nelle agende della politica e strumentalmente utilizzato.
Il 3° Congresso delle comunità romanès e delle associazioni si propone di mettere a confronto visioni e strategie per avviare processi di cambiamenti.
PROGRAMMA DEL 3° CONGRESSO
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