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lunedì 24 luglio 2017

TOLLERANZA ZERO CON CHI CHIEDE L'ELEMOSINA? MA ANCHE BASTA!!!

Paolo Teruzzi  

A Monza da mesi non si parla d'altro.  
Ok, in un paese (l'Italia) oppresso da mafia, camorra, povertà e diseguaglianza sociale crescenti, spaventosa disoccupazione giovanile, futuro del welfare e della previdenza sociale del tutto incerto, scuola e sanità pubblica sempre più impoverite, classe politica penosa (e qui mettiamoci pure l'Europa intera), corruzione, evasione fiscale ecc ec ecc continuiamo a prendercela con dei poveracci   che (anziché rubare) chiedono l'elemosina. Io passo, se il caso saluto, se voglio lascio qualcosa o anche no e nessuno mi ha mai minacciato. 
A chi agita questi fantasmi mi sento di rispondereche i problemi sono altri. Che i potenti ci prendono in giro additando i soliti indifesi capri espiatori. Basta! Dosta!

Roma paga il "mental coach" per convincere i rom a lavorare

Roma paga il "mental coach" per convincere i rom a lavorare

Roma, il Campidoglio: «Un “mental coach” per convincere i rom a lavorare»

Roma, il Campidoglio: «Un “mental coach” per convincere i rom a lavorare»

sabato 22 luglio 2017

SINTO, TORNA AL TUO PAESE!

Ettore Racca
Ettore Racca
 

Vorrei esprimere un mio pensiero a proposito di quelle persone che dicono :" Andate al Vostro Paese!".  Mio nonno è stato presente nella prima guerra mondiale, con la divisa Italia per difendere la sua Patria: queste erano le parole del Generale Cadorna...Successivamente è stato presente mio padre e tre miei zii ad essere stati invitati a difendere la Patria Italia...l'invito è stato firmato da Mussolini nella secondo la seconda guerra mondiale...la notifica è stata portata dalle forze dell'ordine " carabinieri"!!! Due zii non sono ritornati dalla guerra in albania " morti", il terzo disperso in Russia. Mio Padre è fuggito dal treno merci che lo stavano portando nei Lager Nazisti in Germania... Qual'è il paese dei Sinti? Quando fa comodo li sfruttano, portandoli alla morte. Quando non sono utilizzabili, non hanno Patria. Queste parole sono offensive, a tal punto da sottrarre la propria dignità. Offrono un lavoro onesto ad un Sinto? Dopo la guerra sarebbe stato un dovere da parte dei governi Repubblicani, fare il proprio dovere. Esiste un partito politico che si espone, dichiarando che ci sono delle possibilità attraverso dei progetti prestabiliti? No, perchè? Perchè antipopolare per il partito politico...perderebbe un sacco di voti.... Un saluto

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venerdì 21 luglio 2017

mercoledì 5 luglio 2017

ANCHE MONZA IMPLACABILE CONTRO I ROM!

 
L'implacabile nuovo sindaco Allevi

 

 
SGOMBERATA LA TEMIBILE PERSONA DI GENERE FEMMINILE

DAL SITO DEL COMUNE DI MONZA: "alle 8.45 di questa mattina, mercoledì 5 luglio 2017, una squadra composta da una trentina di operatori, fra Polizia locale, Carabinieri e Polizia di Stato è intervenuta nello stabile di via Curtatone 32, dove da tempo era segnalata la presenza di accampamenti abusivi.Nell'edificio, di proprietà di Regione Lombardia, in realtà è stata trovata solo una persona di genere femminile, la cui posizione è ora al vaglio della Polizia"

 

Osservazione personale: ma il degrado e lo spreco di denaro pubblico lo producono dei poveri senza dimora che cercano un riparo per sé e per i loro bambini o non piuttosto amministratori che lasciano una struttura pubblica inutilizzata per anni e anni? Senza parlare dei costi di queste operazioni di polizia che servono più a fare sceneggiate per i media che a risolvere le questioni.

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Ed ecco la notizia completa: 

dal sito del Comune di Monza

Presidi in stazione e sgomberi: una promessa mantenuta

5 luglio 2017
Le operazioni per garantire una maggiore sicurezza della città sono partite.
Come promesso dal sindaco Dario Allevi subito dopo la sua elezione, sono già stati istituiti due presidi della Polizia locale, ai Boschetti reali e in Stazione, ed oggi si sono concluse le operazioni di sgombero di alcuni edifici occupati abusivamente.
Dal 1° luglio all'ingresso di via Arosio dello scalo ferroviario è infatti presente, per tutto il giorno, un ufficio mobile con due agenti, coadiuvato nell'attività di sorveglianza da una pattuglia mobile che monitora anche l'altro accesso di Porta Castello.
In contemporanea un'altra pattuglia con due quartieristi è invece ben visibile ai Boschetti reali.
Ma oggi è stata avviata anche un'altra importante operazione contro il crescente degrado urbano: alle 8.45 di questa mattina, mercoledì 5 luglio 2017, una squadra composta da una trentina di operatori, fra Polizia locale, Carabinieri e Polizia di Stato è intervenuta nello stabile di via Curtatone 32, dove da tempo era segnalata la presenza di accampamenti abusivi.
Nell'edificio, di proprietà di Regione Lombardia, in realtà è stata trovata solo una persona di genere femminile, la cui posizione è ora al vaglio della Polizia, anche se erano evidenti le tracce della presenza di altri individui.
Constatato che gli occupanti, probabilmente di etnia rom, si erano trasferiti in un altro edificio, in via Solferino 25, il Commissariato, sentita il privato proprietario dell'area, ha immediatamente autorizzato e proceduto ad un ulteriore intervento di sgombero.
Entrambe gli stabili sono stati ripuliti dalle ingenti quantità di rifiuti maleodoranti e dalle masserizie presenti e riconsegnati alle rispettive proprietà, dopo aver provveduto a sigillarne gli accessi.
"Il pacchetto sicurezza ha quindi preso avvio partendo dalle zone più critiche - ha dichiarato il sindaco Dario Allevi -, ma presto si affiancheranno anche altre misure che convolgeranno le aree più sensibili del resto della città."
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Data creazione: 05 luglio 2017

martedì 4 luglio 2017

Casa della carità e Sicet: l'inclusione sociale dei rom passa anche dall'accesso alle case popolari



Casa della carità e Sicet: l'inclusione sociale dei rom passa anche dall'accesso alle case popolari 

"In casi come quello di via Idro, l'equiparazione dello sgombero allo sfratto rappresenterebbe uno strumento importante per promuovere l’inclusione abitativa delle famiglie", affermano i due enti, che hanno sostenuto il ricorso al Tar di una ex residente del campo regolare chiuso nel 2016.

Una battaglia giudiziaria da continuare, per sostenere il diritto dei rom alla casa. Così Fondazione Casa della carità e Sicet si sono espresse in merito alla recente sentenza con cui il Tar della Lombardia ha rigettato il ricorso presentato da N.H., ex residente del campo di via Idro, la quale chiedeva che il provvedimento di sgombero dell’insediamento, dove abitava regolarmente dal 1996, fosse equiparato allo sfratto in termini di punteggio per l’assegnazione della casa popolare.

Secondo Casa della carità e Sicet, che insieme a European Roma Rights Centre hanno supportato il ricorso, la sentenza rappresenta infatti uno stop all’effettivo superamento dei campi e a una reale inclusione sociale e abitativa dei rom, sancita anche dalle Linee guida Rom, Sinti e Caminanti approvate nel 2012 dall’allora Giunta Pisapia.

“Rispettiamo la sentenza del Tar, ma non ne condividiamo le valutazioni nel merito. Riconoscere per le famiglie sgomberate solo il punteggio di “sistemazione abitativa impropria” è l’interpretazione, restrittiva ed ideologica, che il Comune ha adottato fino ad ora. Invece, equiparare lo sgombero di un campo a un provvedimento amministrativo diretto al rilascio dell’alloggio non è illegittimo, visto che le famiglie di via Idro sono state forzosamente allontanate dalle loro abitazioni in base a una ordinanza sindacale”, è la posizione del Sicet.

La chiusura di via Idro, un campo comunale autorizzato, dove dal 1989 erano regolarmente residenti decine di famiglie, era stata decisa alla fine del 2015 proprio in attuazione di quelle linee guida che, tra le altre cose, prevedevano “l’accesso ordinario all’edilizia residenziale pubblica, secondo le regole in vigore” per raggiungere l’obiettivo di superare “i campi come soluzione abitativa a tempo indeterminato, attraverso percorsi di inclusione e convivenza”.

Proprio in virtù di questi principi e dal momento che le famiglie sgomberate dal campo di via Idro non erano lì abusivamente, ma erano regolarmente residenti, Casa della carità e Sicet hanno ritenuto legittimo il ricorso di N.H., scegliendo di sostenerla insieme a European Roma Rights Centre.

“Il superamento dei campi, sostenuto sia a livello comunale che nazionale, non è in discussione. Esso però richiede un accompagnamento delle famiglie verso soluzioni abitative stabili, altrimenti la chiusura dei campi significa far diventare nomadi persone che non lo erano o rendere permanenti soluzioni che invece dovrebbero essere temporanee”, dice in proposito don Virginio Colmegna, presidente della Casa della carità.

Secondo la Fondazione, in un momento in cui tanti sono tornati a parlare della chiusura dei campi, dare una reale alternativa significherebbe, per esempio, l’inserimento nel regime delle case popolari di quei nuclei a cui, come nel caso di via Idro, un Comune aveva assegnato a tempo indeterminato un'area ad uso abitativo. 

In casi come questo, l'equiparazione dello sgombero di un campo regolare allo sfratto rappresenterebbe uno strumento importante per promuovere l’inclusione abitativa delle famiglie che lì avevano una vera e propria casa.
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