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venerdì 10 febbraio 2017

SGOMBERO DI VIA IDRO

gli Amici di via Idro ha provato per molti mesi, con tutte le sue forze (poche), a dire che lo sgombero del campo, nelle modalità che si andavano delineando, era quantomeno inopportuno. Ci provammo anche con il sindaco, quello passato, una volta che lo incrociammo in zona, al Trotter; gli esiti furono uguali a zero.
Ora, a distanza di quasi un anno, l’intervento che doveva favorire l’integrazione dei cittadini italiani di via Idro (ma rom, per ventura o sventura) si è dimostrato per quello che è (o che era già): uno sgombero. La differenza con gli altri sgomberi è che i rom di via Idro non sono stati sfrattati da un campo informale, ma da uno formalissimo perché comunale. Ma quel campo, sembrerebbe oggi, non c’era.
Noi abbiamo continuato e continueremo a occuparci di questa questione. La giunta, quella di ora, deve onorare gli impegni di quella passata. Se non lo fa, di quel provvedimento resta solo l’amaro sapore del razzismo, anche se in salsa progressista.

Opera Nomadi Milano - Marry when you are ready: chi e quanto disturba.

Opera Nomadi Milano
Marry when you are ready: chi e quanto disturba.
Le ricerche sociali sulla condizione delle comunità zigane, il livello di scolarizzazione, il tasso di occupazione ecc. presentano sempre inevitabilmente almeno 2 aspetti che lasciano dubitare della effettiva attendibilità: la campionatura, il metodo (o il modo in cui coloro che) effettuano la rilevazione.
A queste si potrebbero aggiungere le modalità di censimento, la compilazione di questionari, le interviste o ancora la pubblicazione di testi che partono dalla rilettura di esperienze precedenti liberamente interpretate ecc.ecc.
Lungi quindi dal voler sostenere aprioristicamente l’irrevocabile fondatezza di una tesi o del suo contrario, ci risulta sorprendente e francamente azzardata la reazione di alcuni esponenti di associazioni zigane che protestano circa il fenomeno delle “unioni precoci” raccontato dalle mediatrici culturali attraverso il progetto transnazionale “Marry when you are ready”.
In breve, all’interno delle comunità rom e sinte in Italia sarebbe presente in misura non superficiale (sia pure con forti differenziazioni tra gruppi autoctoni e altri di diversa provenienza), la pratica familiare (e non solo...) di celebrare unioni (non riconosciute dalla legge italiana) tra una parte dei propri figli minori, in una età variabile tra i 14 anni (in qualche caso anche 13) e i 16 -17.
Chiunque abbia frequentato un “insediamento zigano” o la rete di famiglie di un determinato “gruppo”, almeno negli ultimi 2 decenni, avrà avuto modo di constatarlo personalmente o finanche di partecipare direttamente alla “festa di matrimonio” che segue ai complessi accordi tra le famiglie per “sposare” i propri figli, spesso in giovanissima età.
Perché allora questa reazione scomposta di chi vorrebbe non se ne parlasse?
A lungo un approccio tipicamente culturalista ha sottovalutato gli effetti di "costumi tradizionali" che hanno sottaciuto pratiche di sfruttamento familiare sottraendo alle ragazze/i la libertà di scegliere liberamente il proprio futuro.
E ciò è avvenuto, e avviene in molti casi, anche attraverso accordi di compra – vendita fortemente monetizzati, dove c’è qualcuno che ci guadagna (soldi) e altri che perdono la propria…libertà sottostando a pesanti e inevitabili costrizioni.
Vi sono poi episodi estremi che ci riconducono nei meandri più sordidi dei delitti umani, storie di “rapimenti” e riduzione in schiavitù, sovente risolte al termine con un accordo…economico con la famiglia “offesa”. E la vittima?
Parlarne, con giusta causa, circostanziando eventi e situazioni senza facili generalizzazioni, non solo è utile e necessario ma consente anche di riflettere sulle cause sociali che producono o amplificano effetti indesiderati e comportamenti abnormi che talvolta in nome di una pretesa “tradizione” nascondono solo ignoranza o qualcosa di peggio.
M.P.