martedì 25 aprile 2017

Dijana Pavlovic recita "Nazifa bebè a Fedora" (di Alberto Maria Melis)

Primo Levi - Tra le baracche di Auschwitz, lo zingaro

Primo Levi - Tra le baracche di Auschwitz, lo zingaro

Smantellare la “logica campo nomade”


Da qualche anno in Italia gran parte del dibattito pubblico sulla minoranza romanì è concentrato sulla volontà di “superare i campi nomadi”, consapevoli del disastro umanitario e culturale che questa scelta politica produce alla minoranza romanì.
Tutti dichiarano di voler superare i campi nomadi, ma la realtà mostra molte chiacchiere e zero fatti concreti, tale che spesso si intuisce facilmente che le chiacchiere sono solo di propaganda politica e autoreferenziale.
Smantellare la “logica campo nomade” non è solo l’abbattimento di baraccopoli, ma equivale ad eliminare ogni forma di politica segregante-differenziata per le comunità romanès e rendere visibile proposte e soluzioni inserite in un contesto dotato di senso.
Per esempio la proposta della micro-area per sole famiglie rom è una soluzione priva di senso perché si tratta ancora una volta di una soluzione segregante-differenziata per sole famiglie rom.
Cambia il nome, non cambia la sostanza, questo accade spesso da qualche decennio alla minoranza romanì, forse per ignoranza, o forse per opportunismo senza scrupoli.
Per non dimenticare ... il “campo nomadi” è un approccio multiculturale con politiche segreganti-differenziate destinate a sole famiglie rom; politiche definite per una sbagliata lettura della cultura romanì e dei bisogni delle comunità romanès; politiche legittimate da distorsioni ed equivoci.
E’ attraverso un approccio interculturale che le identità culturali riproducono la loro presenza storica ed hanno la possibilità di avere spazi e riconoscimenti.
Il passaggio del tema della minoranza romanì ad un approccio interculturale è visibile con l’avvio “processi” interculturali, essenziali per l’evoluzione dell’identità culturale romanì, per non scivolare verso la marginalità o la separazione.
Affrontare l’estremo vivere delle comunità romanès è possibile a partire da un lavoro sistematico, graduale e analitico, con processi di sviluppo delle comunità per giungere alla dismissione dell’approccio multiculturalista ed al superamento sia della dimensione abitativa e mentale segregante, differenziata, sia della condizione di separatezza spaziale, culturale e relazionale.
“Per influenzare le problematiche sociali e culturali, bisogna influenzare gli ambienti sociali e culturali”
Molti si pongono la domanda da quale area sociale iniziare: dal lavoro, o dalla scuola, o dalla formazione, o dalla casa, o dalla identità culturale, ecc. le priorità devono tener conto della realtà e dei bisogni del singolo e delle comunità, ed accertate attraverso idonei strumenti di ricerca.
Occorre tener conto che molte ricerche hanno documentato che la disponibilità di una abitazione è una “conditio-sine-qua-non” che incide positivamente sul benessere socio-relazionale e psico-fisico delle persone, rende possibile l'avvio di processi di auto-stima e empowerment.
Il modello housing first si fonda sul riconoscimento della casa come diritto umano primario, riconosce alla persona la capacità di acquisire uno stato di benessere psico-fisico pur in presenza di gravi condizioni di esclusione sociale e culturale, collega la stabilità abitativa al ripristino attorno alla persona della struttura relazionale e comunitaria, dal supporto dell’equipe pubblico-privato, fino al tempo necessario per la piena autonomia.
Quindi per smantellare la logica “campo nomade” occorre abbandonare l’approccio multiculturale e le politiche segreganti-differenziate per le comunità romanès, ed avviare processi interculturali di sviluppo delle comunità ed un approccio di housing first.
Queste sono le soluzioni di Fondazione romanì Italia per smantellare la “logica campo nomade”, segregante-differenziata, e tanto altro dell’estrema esclusione e discriminazione della minoranza romani.
Le iniziative attivate hanno permesso di verificare la positività prodotta con queste soluzioni, di definire un produttivo modello di lavoro pubblico-privato e di tracciare il profilo per la formazione di specifici professionisti.
Smantellare le politiche segreganti-differenziate- assistenzialistiche (logica campo nomade) ed avviare processi di sviluppo della minoranza romanì è possibile, è molto più semplice di quando si possa immaginare, e produce benefici per tutta la collettività, mentre sono tanti coloro che NON sono interessati ad abbattere concretamente la disumana “logica campo nomade”, per interessi personali e per scopi di parte.
Fondazione romanì Italia continuerà a proporre ed a realizzare iniziative, ove possibile, per smantellare il sistema della “logica campo nomadi” e rendere visibile per la minoranza romanì una diversa e proficua prospettiva politica, inserita in un contesto dotato di senso.
Numerosi saranno gli ostacoli creati ad arte, ma il sostegno alla nostra fondazione di numerosi amici della minoranza romanì continuerà ad essere la nostra forza.
Sostieni Fondazione romanì Italia
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SINTI NELLA RESISTENZA

LA STORIA SCONOSCIUTA: I ROM NELLA RESISTENZA

venerdì 21 aprile 2017

ROM SUMMER SCHOOL

Fuori campo - MYArt Film Festival

Fuori campo - MYArt Film Festival

Roma lives matter: Bulgarian Rom killed for “possession of pesticides”

Roma lives matter: Bulgarian Rom killed for “possession of pesticides”

ALEXIAN PRONTO A QUERELARE IL TG4 PER UN SERVIZIO RAZZISTA CONTRO I ROM

Genocide of the Roma | IHRA

Genocide of the Roma | IHRA

MEMORIE DA AGNONE


Ciao, sono a Agnone, provincia di Isernia, che durante la seconda guerra mondiale fu uno dei principali campi di concentramento italiani per rom e Sinti (e ebrei e stranieri).
Vi mando in allegato  la foto della targa..
Stefano Pasta






































vedi anche
http://www.romsintimemory.it/


 http://porrajmos.it/?lang=it


TSIGANES NOMADES - UN MALENTENDU EUROPEEN

http://www.tsiganes-nomades-un-malentendu-europeen.com/index.php?option=com_content&view=article&id=13&Itemid=4

venerdì 14 aprile 2017

sabato 8 aprile 2017

Rom e Sinti in festa a Rimini, roulotte e palloncini in piazza Cavour. Giochi e celebrazioni | altarimini.it

Rom e Sinti in festa a Rimini, roulotte e palloncini in piazza Cavour. Giochi e celebrazioni | altarimini.it

Monza, incendio alla Bettola nel cantiere della metro: feriti nomade e due suoi figli - Cronaca Monza

Monza, incendio alla Bettola nel cantiere della metro: feriti nomade e due suoi figli - Cronaca Monza

Incendio a Monza: una giovane nomade e i suoi due figli intrappolati dal fuoco

leggi qui:

Incendio Bettola nomade

Afin de ne pas oublier

Roma: A Question of Human Rights

SE SEI IGNORANTE TI TOCCA IGNORARE


8/4 GIORNATA INTERNAZIONALE DEI DIRITTI DEI ROM - IL VERO PROBLEMA NON SONO I CAMPI MA CHI E' CHIAMATO A DARE RISPOSTE

Da Il Fatto Quotidiano (articolo di Carlo Stasolla)

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/04/08/giornata-internazionale-diritti-rom-il-vero-problema-non-sono-i-campi-ma-chi-e-chiamato-a-dare-risposte/3503961/

venerdì 7 aprile 2017

IL PORRAJMOS IN ITALIA

Itinerancias [Documental Historia Pueblo Gitano]

U Velto - Sinti e rom, la Commissione europea blocca le sanzioni

U Velto - Il Mondo, notizie ed immagini dai mondi sinti e rom: Sinti e rom, la Commissione europea blocca le sanz...: Alla vigilia dell' 8 aprile la Commissione europea, secondo quanto pubblicato dal Financial Times , ha bloccato per l'ennesima v...

Lo sguardo europeo sui diritti dei rom napoletani

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Italia: crudele sgombero forzato alla vigilia della Giornata Internazionale dei rom - Amnesty International Italia

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Associazione New Romalen: Il Porrajmos e il silenzioso divoramento odierno

Associazione New Romalen: Il Porrajmos e il silenzioso divoramento odierno: Nella giornata della Memoria del Porrajmos, New Romalen e Circolo Arci Arcobaleno sono liete di invitarvi presso il Circolo Arci Arcob...

ROM E SINTI, LA GIORNATA INTERNAZIONALE: ITALIA BOCCIATA DALL'ONU SUI DIRITTI UMANI

nelpaese.it - ROM E SINTI, LA GIORNATA INTERNAZIONALE: ITALIA BOCCIATA DALL'ONU SUI DIRITTI UMANI

Rom, benvenuti nel ghetto Italia tra baraccopoli e diritti violati - l'Espresso

Rom, benvenuti nel ghetto Italia tra baraccopoli e diritti violati - l'Espresso

Rapporto 2016, l'Associazione 21 Luglio fotografa la situazione di Rom e Sinti in Italia - Cild Italia

Rapporto 2016, l'Associazione 21 Luglio fotografa la situazione di Rom e Sinti in Italia - Cild Italia

Gianturco Roma Camp Demolished This Morning

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NOTRE ROUTE -Amaro Drom-: 8 Avril Journée internationale des Rrom

NOTRE ROUTE -Amaro Drom-: 8 Avril Journée internationale des Rrom: N'oublions pas que depuis le 1er Congrès de l'OPRE ROMA nous sommes des Rrom. Rrom de France, Rrom d'Espagne etc...... Depuis l&...

Giornata Internazionale Rom: “l’inclusione è possibile”

Giro il comunicato. Condivido la denuncia rispetto agli ex abitanti di  Via Idro che SONO STATI SGOMBERATI E PERTANTO SFRATTATI! Denuncio l'insufficiente impegno delle istituzioni nel garantire casa e lavoro (che  sono diritti universali!).
Paolo





COMUNICATO STAMPA

Giornata Internazionale Rom: “l’inclusione è possibile”

È il messaggio che Casa della carità e Centro Ambrosiano di Solidarietà lanciano in occasione dell’8 aprile. Delle 84 famiglie rom accolte dai due enti nel “Villaggio solidale” dal 2005, quasi l’80% oggi risiede in appartamento

Don Colmegna: “Affinché i percorsi di autonomia e inclusione sociale siano reali e positivi, anche le istituzioni devono fare la loro parte”

“Superare i campi rom e costruire percorsi di autonomia abitativa e inclusione sociale è possibile. Lo dimostra il lavoro che da anni portiamo avanti come Casa della carità e Centro Ambrosiano di Solidarietà”. A sostenerlo, in occasione della Giornata Internazionale dei Rom e Sinti che si celebra sabato 8 aprile, è don Virginio Colmegna presidente della Casa della carità e consigliere di direzione del CeAS.

“Ma affinché questi percorsi siano reali e positivi come l’esperienza del superamento di via Triboniano - aggiunge don Colmegna - anche le istituzioni devono fare la loro parte”. Il riferimento è alla chiusura del campo rom regolare di via Idro, avvenuta nel febbraio 2016. In quell’occasione, il Comune di Milano si impegnò con le famiglie promettendo che lo sgombero del campo sarebbe stato equiparato allo sfratto in termini di punteggio per l’assegnazione della casa popolare, ma quella promessa non è stata mantenuta. “È un fatto grave, che genera sfiducia nella possibilità per le famiglie sgomberate di accedere a quella soluzione abitativa stabile e definitiva che era stata loro prospettata”, dice ancora don Colmegna. Cinque delle famiglie di via Idro sono tuttora ospiti del progetto “Villaggio solidale” al Parco Lambro, dove Casa della carità e CeAS operano dal 2005.

In 12 anni, tra i due enti, sono stati accolti 84 nuclei familiari rom, a seguito di sgomberi di campi o in situazione di emergenza. Di questi, l’8 per cento è attualmente ospite del “Villaggio solidale” e il 6 per cento è sistemato in altre strutture di accoglienza, ma la stragrande maggioranza, il 79 per cento, risiede in appartamento a seguito del buon esito del progetto di integrazione. Si tratta di famiglie che abitano per lo più in affitto (52 per cento), ma qualcuna ha anche acquistato casa (8 per cento). Altre ancora sono andate a vivere in appartamenti nel loro paese d’origine, la Romania (11 per cento), o in altri stati europei (3 per cento). Solo 6 famiglie sono ritornate a vivere in un campo.

“Uno dei capisaldi del lavoro sociale che viene portato avanti dal progetto del “Villaggio solidale” è l’impegno per l’istruzione dei minori”, spiega Donatella De Vito, responsabile del progetto per i due enti. Sono 170 quelli complessivamente presi in carico dal progetto, nella maggior parte dei casi molto piccoli. L’86 per cento di loro ha intrapreso un percorso di scolarizzazione. In termini assoluti, ben 25 hanno conseguito il diploma di scuola superiore e 41 hanno portato a termine la licenza media. Altri 80 sono stati inseriti alla scuola dell’infanzia o alla scuola primaria.

“L’altra colonna portante del lavoro di integrazione del progetto Villaggio solidale - prosegue De Vito - è l’emancipazione della figura femminile”. In questo senso, i risultati più significativi sono stati i 40 contratti di lavoro raggiunti e i 133 progetti di formazione e inserimento lavorativo realizzati. Un ultimo confortante dato riguarda le 19 donne uscite dall’analfabetismo. “Ed è proprio pensando a belle storie come le loro - conclude l’operatrice - che vivremo la giornata dell’8 aprile al Villaggio Solidale”.


Milano, 7 aprile 2017


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Ufficio stampa Fondazione Casa della carità "Angelo Abriani"Valentina Rigoldi - 344 06 74 986
www.casadellacarita.org twitter.com/casadellacarita - facebook.com/CasaDellaCaritaMilano

lunedì 3 aprile 2017

PROPOSTE DELLA FONDAZIONE ROMANI'




Se non riesci a leggere l'email clicca qui
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Folclorismo ed oscurantismo






È molto più semplice di quando si possa immaginare mettere in atto soluzioni per migliorare le condizioni di vita e la coesione socio-culturale delle comunità romanès; per raggiungere con successo questi obiettivi è essenziale un modello di partecipazione attiva e qualifica del rom, specifico e non esclusivo, il quale incide sulla definizione del futuro della minoranza romanì.

Dopo i documentati errori del passato verso la minoranza romanì realizzate con “il gioco delle tre carte” con politiche differenziate-assistenziali-segreganti dei campi nomadi, delle micro-aree e dei diritti differenziati, NON DOBBIAMO permettere che la partecipazione attiva del rom sia strumentalizzata, e possiamo farlo rendendo visibili e documentate le nostre proposte e le nostre azioni.

Deve essere chiaro che dipende da noi, dall’attivismo/associazionismo romanò.

Nei giorni scorsi i media hanno riportato che a Roma una cooperativa ha “ingaggiato” una persona rom, Luciano Casamonica, ed altri suoi sette familiari per il servizio di vigilanza ai campi nomadi.

Non si tratta di una casualità, ma è la generalizzata scelta della politica, delle istituzioni e della società civile, di adottare un modello di partecipazione attiva del rom tutto concentrato su folclorismo e oscurantismo, in cui la persona/associazione rom è in balia della volontà altrui.

Occorre riconoscere che il modello di partecipazione attiva del rom, folcloristico ed oscurantista, è realizzato in Italia per responsabilità di quelle persone/associazioni rom che si prestano sia a svolgere ruoli senza avere specifiche conoscenze-competenze, sia a collaborare o gestire progetti inutili, e spesso dannosi, per le comunità romanès.

Gli esempi documentati di progetti fallimentari con la partecipazione attiva del rom sono numerosi.

Non ha più senso e valore continuare ad attribuire responsabilità ad altri, perché oggi la responsabilità è chiaramente di un attivismo/associazionismo romanò che in gran parte sta dimostrando incompetenza nell' indicare e realizzare proposte inserite in un contesto dotato di senso e coerenti ai bisogni delle comunità, ed anche incapacità a comporre strategie e collaborazioni per canalizzare risorse e energie di tutti nella direzione di soluzioni utili a migliorare le condizioni delle comunità romanès.

Fondazione romani Italia ha analizzato criticamente gli errori del passato per la minoranza romanì ed alla luce delle considerazioni emerse ha definito il percorso di elaborazione di una specifica visione politica con un modello di partecipazione attiva e qualificata del rom, specifica e non esclusiva, nei processi consultivi, decisionali e gestionali, laddove per “qualificata” si intende dotata di conoscenze-competenze professionali e di requisiti morali.

All’interno della visione politica di Fondazione romanì Italia il modello di partecipazione attiva del rom e le azioni e le pratiche quotidiane legate al riconoscimento della personalità culturale alla minoranza romanì, creano un movimento virtuoso che si completa con la responsabilizzazione delle comunità romanès, le quali diventano protagonisti del proprio futuro e della promozione della propria identità culturale nel pieno e aperto dialogo con tutte le comunità del territorio in cui si trovano a vivere.

I risultati realizzati da questo movimento virtuoso di Fondazione romanì Italia sono visibili e mettono in discussione il “sistema” di sviluppo degli interventi per la minoranza romanì che tanti danni ha prodotto.


 


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Fondazione romanì Italia

Via Rigopiano n. 10/B  - 65124 Pescara  - 3277393570

sabato 1 aprile 2017

lunedì 27 marzo 2017

SERCo: PRIME LUCI SULL'IMPRENDITORIA SOCIALE ROM A TORINO.






















Idea Rom Onlus ha aggiunto 28 nuove foto datate 17 marzo all'album: SERCo: PRIME LUCI SULL'IMPRENDITORIA SOCIALE ROM A TORINO.
Oltre 150 persone, la gran parte Rom provenienti dalle baraccopoli di Torino, hanno partecipato, nei locali del Centro di Aggregazione Culturale di via Cavagnolo 7 a Torino, alla presentazione del progetto europeo SERCo (Social Entrepreneurship for Roma Communities) organizzata da Idea Rom.
Come è stato spiegato nel corso della conferenza, l'obiettivo del progetto è quello di promuovere l'economia sociale come strumento per l'inclusione economica delle comunità Rom.
Numerosi sono stati i relatori che si sono alternati durante la giornata, tra questi anche Viviana Ferrero, presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Torino che ha rivolto un sentitissimo saluto istituzionale ai partecipanti.
Diverse le esperienze lavorative emerse come quella di Zaim Halilovic, imprenditore Rom impegnato nella raccolta di materiale ferroso, che ha raccontato come la regolarizzazione della propria posizione lavorativa abbia permesso di vivere e lavorare oggi con maggior continuità e serenità.
Un altro intervento, come quello fatto da Ettore Racca, imprenditore e artista di Sinto, ha sottolineato l'importanza di operare sempre all'interno dei limiti imposti dalla legalità e come questa sia uno strumento per dare maggiore dignità e sicurezza al proprio lavoro.
Fra gli interventi al centro dell'incontro quelli dei rappresentanti di importanti cooperative sociali di Torino che, oltre descrivere la propria esperienza, hanno indicato importanti filoni imprenditoriali su cui poter investire energie e speranze.
Una partecipazione così alta, sia dal punto di vista numerico che di contenuti, non può che essere un interessante punto di partenza per puntare all'apertura di nuove imprese sociali nelle quali i Rom abbiano ruoli significativi per numero e tipologia di occupazioni lavorative.
Per ulteriori informazioni: https://www.facebook.com/sercommunities/
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SERCo: FIRST LIGHT ON ROMA SOCIAL ENTREPRENEURSHIP IN TURIN
Over 150 people, mostly Roma from the slums of Turin, attended, at the Cultural Aggregation Center in Via Cavagnolo 7 in Turin, at the presentation of the European project Serco (Social Entrepreneurship for Roma Communities) organized by Idea Rom.
As explained during the conference, the project's aim is to promote the social economy as a tool for economic inclusion of Roma communities.
There were numerous speakers who took turns during the day, among them also Viviana Ferrero, President of the Equal Opportunities Commission of the City of Turin who addressed warm institutional greetings to the participants.
Different work experiences emerged as the one of Zaim Halilovic, Roma entrepreneur engaged in the collection of ferrous material, which told how the regularization of his employment status allowed him to live and work today with greater continuity and serenity.
Another speech, such as that made by Ettore Racca, Sinto entrepreneur and artist, stressed the importance of working always within the limits imposed by law and that this is an instrument to give greater dignity and safety to the work.
Among the speeches, at the center of the meeting were those of important social cooperatives based in Turin that, in addition to describe their experience, have indicated major business strands on which to invest energy and hopes.
Such an high participation, both from a numerical and a contents point of view, can only be an interesting start to point to the opening of new social enterprises in which Roma people have significant roles for the number and type of job occupations.
More infos at: https://www.facebook.com/sercommunities/

Business rom: nel mirino della Procura coop e politici - IlGiornale.it

Business rom: nel mirino della Procura coop e politici - IlGiornale.it

giovedì 23 marzo 2017

Azione urgente: Centinaia di Rom a rischio di sgombero forzato - Amnesty International Italia

Centinaia di Rom a rischio di sgombero forzato - Amnesty International Italia

ITALIA: CENTINAIA DI ROM A RISCHIO DI SGOMBERO FORZATO DALL’INSEDIAMENTO INFORMALE DI GIANTURCO A NAPOLI



COMUNICATO STAMPA                                                                                                
CS048-2017

ITALIA: CENTINAIA DI ROM A RISCHIO DI SGOMBERO FORZATO DALL’INSEDIAMENTO INFORMALE DI GIANTURCO A NAPOLI

Amnesty International esprime preoccupazione per la minaccia di sgombero forzato imminente da parte delle autorità locali di circa 1.300 rom rumeni, che vivono nell’insediamento informale di Gianturco, nella città di Napoli. Le autorità municipali stanno pianificando il trasferimento di 200 degli sfrattati verso un nuovo campo attualmente in fase di costruzione da parte del Comune e co-finanziato dal Ministero dell’Interno. Centinaia di residenti, compresi bambini, anziani, malati e disabili, rischiano di rimanere senza casa.

A seguito di una recente visita sul campo a Napoli - dove i ricercatori di Amnesty International hanno incontrato le autorità comunali e intervistato decine di residenti di Gianturco - l'organizzazione ha scritto alle autorità locali il 21 marzo esortandole a fermare l’ordine di sfratto fino allo svolgimento di una vera consultazione con tutti i residenti per valutare alternative abitative ed evitare che centinaia di persone finiscano per strada. Amnesty International ha sollevato preoccupazioni con il Ministro dell’Interno sul finanziamento fornito al Comune di Napoli per la costruzione di un campo mono-etnico come principale alternativa abitativa per gli abitanti di Gianturco. Amnesty International ha anche lanciato un’azione urgente, un appello che l'organizzazione utilizza in caso di minaccia imminente per gli individui e le comunità, chiedendo ai suoi sostenitori in tutto il mondo di inviare lettere alle autorità italiane esortandole a evitare lo sgombero forzato previsto.

Un insediamento informale di lungo periodo
L'insediamento informale di Gianturco ospita circa 1.300 adulti e bambini rom, molti dei quali vivono in case auto-costruite in mattoni, legno e lamiere (secondo i dati forniti dal Comune sono 850 le persone che vivono nell’insediamento, ma la comunità e le ONG forniscono dati più alti). Decine di famiglie sono state trasferite a Gianturco dopo che il campo in cui vivevano era stato messo a fuoco da sconosciuti nel 2011. Il campo distrutto si trova in via del Riposo, lo stesso luogo dove il Comune sta attualmente costruendo un nuovo campo per ospitare alcune delle famiglie di Gianturco.

Negli ultimi mesi, gli abitanti hanno riferito di frequenti controlli e perquisizioni da parte delle autorità preposte, con conseguente sequestro di scorte alimentari, automobili, scooter e carrelli che le famiglie utilizzano per il trasporto di materiali riciclabili raccolti in tutta la città. Hanno anche riferito di casi di molestie da parte di agenti delle forze dell'ordine che hanno ripetutamente detto loro di lasciare il campo. Inoltre, il sostentamento della comunità è stato significativamente influenzato dal divieto da parte delle autorità di tenere un mercato informale di beni di seconda mano nella piazza dell’insediamento.

“Il Comune non è venuto a parlare con noi, non sono venuti a chiedere chi è malato, chi ha bisogno. A loro non importa di noi. La polizia ci ha impedito di allestire il mercato, ci hanno detto: tutti i rom fuori! Non si rendono conto che abbiamo bambini piccoli, non siamo in una giungla, ma ci trattano come animali”, ha detto un residente ad Amnesty International.

Nessun avviso adeguato o consultazione effettiva con i residenti di Gianturco
Secondo le informazioni raccolte da Amnesty International, un ordine di sfratto del Tribunale dal terreno di proprietà privata sui cui si sviluppa Gianturco è stato emesso a gennaio 2016, chiedendo lo sgombero entro 30 giorni. Alcune delle famiglie sono state informate del provvedimento, ma molti dei residenti non hanno mai ricevuto alcuna documentazione. Il Comune ha confermato ad Amnesty International che solo una parte dei residenti ha ricevuto la notifica da parte del giudice. Il Comune è riuscito a negoziare diverse proroghe del termine di sfratto con le autorità giudiziarie, ma il 27 febbraio 2017 ha comunicato ad Amnesty International che lo sgombero avrebbe avuto luogo a breve, senza ulteriori proroghe possibili.

Pur avendo avuto più di un anno di tempo, nessuna reale consultazione è stata effettuata dal Comune per valutare tutte le alternative possibili allo sgombero e le opzioni di alloggio alternative per tutte le famiglie.

Tutti i residenti con cui i ricercatori di Amnesty International hanno parlato hanno riportato di avere ricevuto pochissime informazioni su quello che stava per accadere. I residenti non erano a conoscenza della data esatta per lo sfratto o delle alternative a loro disposizione. Molti hanno parlato della paura che i loro figli siano costretti a dormire per strada. Altri sono preoccupati per i loro averi e per le risorse che hanno investito nel corso del tempo per migliorare le loro case a Gianturco.

“Abbiamo vissuto qui per quasi cinque anni. Ho 6 bambini. [Le autorità] dovrebbero farci stare qui [a Gianturco] ... se questo non è possibile, ci devono dare un altro posto dove stare, ma non possiamo essere lasciati per strada con i nostri figli”, ha detto una donna di 26 anni.

Reinsediamento di circa duecento persone in un campo di segregazione etnica e rischio per centinaia di rom di rimanere senza casa

“Se ci sfrattano, non so dove andremo. Sono malato, nessuno è venuto a chiederci nulla. É inutile che io gridi, nessuno mi aiuta. Ho bisogno di vivere normalmente, sono malato. Dopo, non so dove andrò. Non so cosa farò”, dice un anziano ad Amnesty International.

Secondo le informazioni raccolte da Amnesty International, il Comune prevede di spostare circa 200 abitanti di Gianturco in un nuovo campo di segregazione etnica, attualmente in costruzione in via del Riposo, sempre a Napoli, con fondi messi a disposizione dal Comune e dal Ministero dell’Interno. Il Comune ha riferito ad Amnesty International che alcuni piccoli appartamenti confiscati a reti di criminalità organizzata saranno utilizzati per reinsediare alcuni degli abitanti di Gianturco; e che inoltre metterà a disposizione un totale di 75.000 euro come supporto temporaneo a 25 famiglie per un contributo all’affitto da privati a determinate condizioni. Tuttavia, il Comune ha riconosciuto che centinaia di persone, compresi bambini, non saranno inserite in un programma di alloggio alternativo e quindi sono a rischio di rimanere senza casa.

Le autorità italiane in violazione degli obblighi internazionali e regionali sui diritti umani

Amnesty International è consapevole che le opzioni di alloggio descritte non offrono alternative per tutte le persone che attualmente risiedono a Gianturco, anche sulla base della cifra più bassa stimata di 850 persone, fornita dalle autorità. Inoltre, l'offerta di un nuovo campo di segregazione come principale alternativa al reinsediamento per circa 200 degli abitanti è discriminatoria.

La minaccia di sfratto imminente forzato e il piano a lungo termine per il trasferimento delle famiglie in un campo di segregazione mono-etnica si scontra con gli impegni assunti dall’Italia nella sua Strategia nazionale per l'inclusione delle comunità rom, sinti e camminanti, adottata nel 2012, e che impegna le autorità a porre fine alla segregazione dei rom nei campi; mettendo l'Italia in una posizione di violazione degli standard internazionali sui diritti umani e regionali, tra cui la Direttiva europea sull’uguaglianza razziale.

Amnesty International, insieme a diverse altre ONG, ha più volte denunciato la violazione dei diritti umani di migliaia di rom in tutta Italia che continuano ad affrontare sgomberi forzati, segregazione nei campi e discriminazione nell'accesso agli alloggi sociali. É in questo contesto che l'organizzazione ha ripetutamente invitato la Commissione europea ad avviare una procedura di infrazione contro l'Italia sotto la direttiva sull'uguaglianza razziale. Le potenziali violazioni dei diritti umani che devono affrontare i residenti rom dell'insediamento di Gianturco rafforzano la necessità di tale azione da parte della Commissione europea, senza ulteriori ritardi.

Ulteriori informazioni

L'Italia aderisce a una serie di trattati internazionali e regionali sui diritti umani che vietano la discriminazione sulla base della razza e dell'origine etnica e richiedono di garantire il diritto a un alloggio adeguato per tutti, anche vietando, astenendosi e prevenendo sgomberi: soprattutto quegli sgomberi che vengono effettuati senza adeguato preavviso e genuina consultazione con gli interessati, senza garanzie giuridiche e senza garanzie di una sistemazione alternativa adeguata. Questi trattati includono il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, il Patto internazionale sui diritti civili e politici, la Convenzione sui diritti del fanciullo e la Convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione. Il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti sociali, culturali ed economici ha sottolineato nel Commento Generale 7 che gli sgomberi devono essere eseguiti solo come ultima risorsa, una volta che tutte le altre alternative possibili siano state esplorate in reale consultazione con le comunità interessate. Anche se uno sfratto è ritenuto giustificato, può essere effettuato solo quando protezioni procedurali adeguate siano in atto e quando l'indennizzo per le perdite e un’adeguata sistemazione alternativa sia prevista per tutte le persone colpite.

Dalle testimonianze raccolte da Amnesty International, queste garanzie non sembrano essere in atto in relazione allo sgombero di Gianturco ponendo in tal modo le autorità in violazione dei loro obblighi secondo una serie di trattati internazionali e regionali sui diritti umani.

FINE DEL COMUNICATO                                                                                
Roma, 22 marzo 2017

L’azione urgente per evitare lo sgombero forzato a Gianturco è online all’indirizzo:  
https://www.amnesty.it/centinaia-di-rom-a-rischio-di-sgombero-forzato/

domenica 12 marzo 2017

“Abbracciami, sono un Rom” (Radiopopolare)

“Abbracciami, sono un Rom”

“Sono rom, abbracciami”. In centro con un cartello per sfidare i pregiudizi - La Stampa

“Sono rom, abbracciami”. In centro con un cartello per sfidare i pregiudizi - La Stampa

FONDAZIONE ROMANI' SULLA STATUA DI MONSERRATO




La cura che peggiora la malattia







Nei giorni scorsi siamo venuti a conoscenza che nella di città di Monserrato, alle porte di Cagliari, è stata installata una statua (nella foto) a memoria del genocidio delle comunità romanès durante il periodo nazi-fascista.

Si tratta di un atto politico e culturale del Comune di Monserrato (CA) di riconoscimento e di riparazione morale di una brutta pagina di storia contro la minoranza romanì che è poca conosciuta dai cittadini.

Nei giorni scorsi i vigili urbani del Comune di Monserrato hanno posto sotto sequestro il campo nomadi per le pessime condizioni igieniche, ed hanno anche sequestrato la statuta a memoria del genocidio delle comunità romanès che era stata installata nel campo nomadi (!)

E’ incredibile! Installare un simbolo del genocidio delle comunità romanès in un campo nomade!

E’ incredibile! Le istituzioni che sequestrano il simbolo di un genocidio!

Molti cittadini ed attivisti della società civile hanno manifestato la loro indignazione per il sequestro della statua.

Fondazione romanì Italia esprime disapprovazione ed indignazione per la scelta del luogo, il campo nomadi, dove è stata installata la statua a memoria del genocidio nazi-fascista delle comunità romanès, perchè la scelta di tale luogo è un gesto che LEGITTIMA la segregazione delle comunità romanès e DELEGITTIMA il genocidio delle comunità romanès.

Anche in questo incredibile episodio è facile vedere il ramoscello e non vedere la trave, si preferisce scegliere la “cura che peggiora la malattia”.

Fondazione romanì Italia sollecita il sindaco del Comune di Monserrato (CA) ad installare la statua a memoria del genocidio delle comunità romanès in un adeguato luogo pubblico ed essere visibile a tutti i cittadini.

L’eventuale indifferenza del Comune di Monserrato obbligherà la Fondazione romanì Italia ad avviare iniziative democratiche presso le istituzioni italiane ed Europee.

 


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Fondazione romanì Italia

Via Rigopiano n. 10/B  - 65124 Pescara  tel. 3277393570

giovedì 2 marzo 2017

SOSTIENI IL PROGETTO “ANGELA NON VA AD AUSCHWITZ”


Paolo Cagna Ninchi SOSTIENI IL PROGETTO “ANGELA NON VA AD AUSCHWITZ”
L’associazione UPRE ROMA ha già pubblicato la storia di “Rukeli” il pugile sinto che ridicolizzò il nazismo e la storia di Else, la bambina “zingara di sangue misto” che sopravvisse ad Auschwitz. Vogliamo ora completare il trittico sul Porrajmoso o Samudaripen, il genocidio dei Rom, raccontando la storia di Angela, una dei 40 bambini oggetto delle ricerche di Eva Justin, la collaboratrice del dottor Ritter, direttore dell’”Istituto per l’igiene e la razza” che “catalogò” decine di migliaia di Rom e Sinti tedeschi destinati ai campi di sterminio. I fondi raccolti con il crowdfunding servono per i diritti d’autore, l’editing e la stampa del libro. Per sostenere il progetto:
https://www.produzionidalbasso.com/…/angela-non-va-ad-ausc…/




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martedì 21 febbraio 2017

"FATTANZA QUOTIDIANA" E LINGUA ROMANì

Rromanes: la mia ricchezza, la battaglia della mia vita

La traduzione in italiano è mia e un po' frettolosa ma credo sostanzialmente accettabile. Paolo



Rromanes: la mia ricchezza, la battaglia della mia vita 

Roma, Gypsies, Manushes, Gitans / Gitanos, Kale, Sinti, tutti loro sono persone che vivono in diversi paesi in tutto il mondo; sono più di 10 Milioni in Europa e altri vivono in America, Australia, Asia, ecc. Cosa unisce tante comunità che vivono in diversi paesi, continenti, regioni, aventi differenti costumi, abitudini e stili di vita? La lingua è la base della società, facilita i contatti e la comunicazione tra le persone nei vari paesi. Il linguaggio è più di uno strumento per promuovere i rapporti tra gli esseri umani; è la base stessa dell'umanità. Inoltre, il linguaggio è simile a uno specchio in cui possiamo ripercorrere la storia di un popolo, il suo patrimonio culturale; spiega l'origine delle sue abitudini, costumi e tradizioni. La lingua Rromani, detta Rromanes è il principale fattore unificante delle molte comunità rom che vivono in diversi paesi in tutto il mondo, nonostante le loro differenze. Se i Rom sono divisi in diversi gruppi e hanno alcune differenze, possiedono però un linguaggio comune che ci unisce come persone / nazione. Il linguaggio Rromani è il fattore che consentono ai Rom di esistere pur non avendo uno stato con sue istituzioni. Il Rromanes è per i Rom la garanzia stessa di poter esistere come persone. La lingua Rromani è uno strumento che racchiude la storia dei  Rom, fornisce preziose informazioni circa il lungo e duro viaggio dall'India verso l'Europa e il mondo. Il Rromanes è la mia lingua, la mia ricchezza, ma anche la battaglia della mia vita. Sì, è una battaglia per la promozione a livello politico, per rendere tutta la società consapevole del suo ruolo importante per il futuro delle comunità Rrom e per rivendicare uno spazio nel mondo dei beni culturali; per preservarla e trasmetterla alle generazioni successive, per insegnare loro a non vergognarsi di parlare la loro lingua madre, ma ad esserne orgogliosi.


Celebrating Our Diverse Language Heritage

2017-02-21
Radost Zaharieva
ERRC Country facilitator, France
Rromanes: moro barvalipe, moro jivotosqo maribe
Roma, Gipsies, Manushes, Gitans/Gitanos, Kale, Sinte, sa manuśa kaj beśen and-e verver thema and-o sasto sundal, po-but thar 10 milionă sine and-e Evropa, thaj isi panda ki Amerika, Australia, Azia thaj kola. So unisardel savore kadale dźene andar verver thema, kontinentă, regionă, so isi len verver tradicie, aćara, jivoto? 
I ćhib si o temeli e dostipesqo, so lokisarel e komunikacia e manuśengi and-e thema. I ćhib na si sade kava so del vast thaj vazdinel e manuśenge relacien, kava si i baza e manuśipesqi. I ćhib si sar jekh dikhavlin so sikavel o manuśengo nakhlimos, lenge kulturalo palmukhlipe, sikavel katar aven lenge aćara thaj tradicie.
I rromani ćhib dźal po-dur tar kadale socialo role thaj ovel o maj-vaźno faktori so unisardel sa e Romen save beśen verver thanende and-o sasto sundal birda te ovel verver diferencie maśkar lende. Ako o rromano ćhal/narodo si ulavdo grupende thaj isi len diferencie, amen o Rroma isi amen jekh ćhib kaj zorăvel amen sar ćhal/narodo. Oj si kava so vazdinel amen sar ćhal/narodo bi te ovel amen them, institucie thaj themesqe administracia. I rromani ćhib si kava so ristărel o isimos e Rromane ćhalesqo. Oj sikavel i rromani istoria, del informacia palal o baro drom e rromanego katar i India dźi ki Evropa thaj ko sasto sundal.
I rromani ćhib si meri ćhib, moro barvalipe thaj moro maribe. Ćaćes, kava si moro jivotosqo maribe te vazdel pes i rromani ćhib and-e politika, o sasto dostipe te halovel amare ćhibaqe vaźno rolă and-o avindipe e Rromengo thaj amare ćhibaqo than and-e sundalesqo palmukhlipe; te brakhas amari ćhib thaj te sikas laqo barvalipe e avere generacienge, te siklovas len te na ladźan te vakeren pumare dajaqe ćhib thaj te barikanen pumen laça.

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Rromanes: my wealth, my life’s battle
Roma, Gipsies, Manushes, Gitans/Gitanos, Kale, Sinte, all of them are people living in various countries all over the world; they are more than 10 milions in Europe and other live in Amerika, Australia, Asia etc. What unites so many communities living in different countries, continents, regions, having different customs, habits and lifestyles?
The language is the basis of the society, facilitating the contacts and communication between the people in various countries. The language is rather than a tool promoting the relationships between human beings, it is the basis of humanity. Also, the language is similar to a mirror where we can retrace the history of a population, its cultural heritage, explains the origin of its habits, mores and traditions.
Rromani language called Rromanes surpasses all these social vocations and becomes the main factor unifying many Romani communities living in various countries all over the world despite of their differences. If Roma people is divided into different groups and have some differences, we have a common language which straighten us as people/nation. The rromani language is the factors making possible Romani people to exist without having a state with institutions and administration. Rromanes is a guarantee for Roma to exist as people. The rromani language is a tool retracing the rromani history, provides precious information about the long and hard journey from India to Europe and the world.
Rromanes is my language, my wealth, but also my life’s battle. Yes, it is a battle to promote it in policies (on political level), to make the whole society understand its major role for the future of the Rromani communities and its place in the world cultural heritage; to preserve it and transmit it to the next generation, to teach them do not shy of speaking their mother tongue but to be proud of it.

La lingua rom ridotta a "codice della mala". E la risposta indignata di Dijana PAVLOVIC.

LA SOLIDARIETA' DI FONDAZIONE ROMANI' AL DOTT. SPANO (UNAR)




Comunicato






Fondazione romanì Italia esprime solidarietà al Dott. Francesco Spano, dimissionario direttore generale di UNAR, e lo facciamo con convinzione anche se la nostra organizzazione da diversi anni, con chiarezza e senza alcuna forma di personalismo o interessi, critica propositivamente alcune scelte di questa Istituzione, in particolare in merito alla Strategia Nazionale per l'inclusione delle comunità romanès.

Una trasmissione televisiva ha denunciato un presunto uso improprio dei fondi pubblici da parte di UNAR – Ufficio nazionale antidiscriminazione razziale – ed il presunto coinvolgimento del direttore generale dott. Francesco Spano.

La notizia è entrata nel tritacarne mediatico e della propaganda razzista per indebolire una importante Istituzione dell'Italia multiculturale che è necessario rafforzare affinche recepisca TUTTI i principi della direttiva europea n. 2000/43 CE, che invece fin dalla costituzione di UNAR (decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 215) non sono stati recepiti.

 


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Fondazione romanì Italia

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