martedì 21 febbraio 2017

"FATTANZA QUOTIDIANA" E LINGUA ROMANì

Rromanes: la mia ricchezza, la battaglia della mia vita

La traduzione in italiano è mia e un po' frettolosa ma credo sostanzialmente accettabile. Paolo



Rromanes: la mia ricchezza, la battaglia della mia vita 

Roma, Gypsies, Manushes, Gitans / Gitanos, Kale, Sinti, tutti loro sono persone che vivono in diversi paesi in tutto il mondo; sono più di 10 Milioni in Europa e altri vivono in America, Australia, Asia, ecc. Cosa unisce tante comunità che vivono in diversi paesi, continenti, regioni, aventi differenti costumi, abitudini e stili di vita? La lingua è la base della società, facilita i contatti e la comunicazione tra le persone nei vari paesi. Il linguaggio è più di uno strumento per promuovere i rapporti tra gli esseri umani; è la base stessa dell'umanità. Inoltre, il linguaggio è simile a uno specchio in cui possiamo ripercorrere la storia di un popolo, il suo patrimonio culturale; spiega l'origine delle sue abitudini, costumi e tradizioni. La lingua Rromani, detta Rromanes è il principale fattore unificante delle molte comunità rom che vivono in diversi paesi in tutto il mondo, nonostante le loro differenze. Se i Rom sono divisi in diversi gruppi e hanno alcune differenze, possiedono però un linguaggio comune che ci unisce come persone / nazione. Il linguaggio Rromani è il fattore che consentono ai Rom di esistere pur non avendo uno stato con sue istituzioni. Il Rromanes è per i Rom la garanzia stessa di poter esistere come persone. La lingua Rromani è uno strumento che racchiude la storia dei  Rom, fornisce preziose informazioni circa il lungo e duro viaggio dall'India verso l'Europa e il mondo. Il Rromanes è la mia lingua, la mia ricchezza, ma anche la battaglia della mia vita. Sì, è una battaglia per la promozione a livello politico, per rendere tutta la società consapevole del suo ruolo importante per il futuro delle comunità Rrom e per rivendicare uno spazio nel mondo dei beni culturali; per preservarla e trasmetterla alle generazioni successive, per insegnare loro a non vergognarsi di parlare la loro lingua madre, ma ad esserne orgogliosi.


Celebrating Our Diverse Language Heritage

2017-02-21
Radost Zaharieva
ERRC Country facilitator, France
Rromanes: moro barvalipe, moro jivotosqo maribe
Roma, Gipsies, Manushes, Gitans/Gitanos, Kale, Sinte, sa manuśa kaj beśen and-e verver thema and-o sasto sundal, po-but thar 10 milionă sine and-e Evropa, thaj isi panda ki Amerika, Australia, Azia thaj kola. So unisardel savore kadale dźene andar verver thema, kontinentă, regionă, so isi len verver tradicie, aćara, jivoto? 
I ćhib si o temeli e dostipesqo, so lokisarel e komunikacia e manuśengi and-e thema. I ćhib na si sade kava so del vast thaj vazdinel e manuśenge relacien, kava si i baza e manuśipesqi. I ćhib si sar jekh dikhavlin so sikavel o manuśengo nakhlimos, lenge kulturalo palmukhlipe, sikavel katar aven lenge aćara thaj tradicie.
I rromani ćhib dźal po-dur tar kadale socialo role thaj ovel o maj-vaźno faktori so unisardel sa e Romen save beśen verver thanende and-o sasto sundal birda te ovel verver diferencie maśkar lende. Ako o rromano ćhal/narodo si ulavdo grupende thaj isi len diferencie, amen o Rroma isi amen jekh ćhib kaj zorăvel amen sar ćhal/narodo. Oj si kava so vazdinel amen sar ćhal/narodo bi te ovel amen them, institucie thaj themesqe administracia. I rromani ćhib si kava so ristărel o isimos e Rromane ćhalesqo. Oj sikavel i rromani istoria, del informacia palal o baro drom e rromanego katar i India dźi ki Evropa thaj ko sasto sundal.
I rromani ćhib si meri ćhib, moro barvalipe thaj moro maribe. Ćaćes, kava si moro jivotosqo maribe te vazdel pes i rromani ćhib and-e politika, o sasto dostipe te halovel amare ćhibaqe vaźno rolă and-o avindipe e Rromengo thaj amare ćhibaqo than and-e sundalesqo palmukhlipe; te brakhas amari ćhib thaj te sikas laqo barvalipe e avere generacienge, te siklovas len te na ladźan te vakeren pumare dajaqe ćhib thaj te barikanen pumen laça.

                                                            * * *
Rromanes: my wealth, my life’s battle
Roma, Gipsies, Manushes, Gitans/Gitanos, Kale, Sinte, all of them are people living in various countries all over the world; they are more than 10 milions in Europe and other live in Amerika, Australia, Asia etc. What unites so many communities living in different countries, continents, regions, having different customs, habits and lifestyles?
The language is the basis of the society, facilitating the contacts and communication between the people in various countries. The language is rather than a tool promoting the relationships between human beings, it is the basis of humanity. Also, the language is similar to a mirror where we can retrace the history of a population, its cultural heritage, explains the origin of its habits, mores and traditions.
Rromani language called Rromanes surpasses all these social vocations and becomes the main factor unifying many Romani communities living in various countries all over the world despite of their differences. If Roma people is divided into different groups and have some differences, we have a common language which straighten us as people/nation. The rromani language is the factors making possible Romani people to exist without having a state with institutions and administration. Rromanes is a guarantee for Roma to exist as people. The rromani language is a tool retracing the rromani history, provides precious information about the long and hard journey from India to Europe and the world.
Rromanes is my language, my wealth, but also my life’s battle. Yes, it is a battle to promote it in policies (on political level), to make the whole society understand its major role for the future of the Rromani communities and its place in the world cultural heritage; to preserve it and transmit it to the next generation, to teach them do not shy of speaking their mother tongue but to be proud of it.

La lingua rom ridotta a "codice della mala". E la risposta indignata di Dijana PAVLOVIC.

LA SOLIDARIETA' DI FONDAZIONE ROMANI' AL DOTT. SPANO (UNAR)




Comunicato






Fondazione romanì Italia esprime solidarietà al Dott. Francesco Spano, dimissionario direttore generale di UNAR, e lo facciamo con convinzione anche se la nostra organizzazione da diversi anni, con chiarezza e senza alcuna forma di personalismo o interessi, critica propositivamente alcune scelte di questa Istituzione, in particolare in merito alla Strategia Nazionale per l'inclusione delle comunità romanès.

Una trasmissione televisiva ha denunciato un presunto uso improprio dei fondi pubblici da parte di UNAR – Ufficio nazionale antidiscriminazione razziale – ed il presunto coinvolgimento del direttore generale dott. Francesco Spano.

La notizia è entrata nel tritacarne mediatico e della propaganda razzista per indebolire una importante Istituzione dell'Italia multiculturale che è necessario rafforzare affinche recepisca TUTTI i principi della direttiva europea n. 2000/43 CE, che invece fin dalla costituzione di UNAR (decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 215) non sono stati recepiti.

 


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Fondazione romanì Italia

Via Rigopiano n. 10/B  - 65124 Pescara  tel. 085 9155070 numero verde gratuito 800587705

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domenica 19 febbraio 2017

PALERMO: LE DONNE ROM DEPORTATE IN NOME DELLA "SICUREZZA"

 FATE GIRARE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

da Idea Rom Onlus
14 h ·

Condividiamo e sosteniamo il drammatico appello promosso da Giulia Veca, dall'Arci Palermo, dall'Asgi - Sezione Sicilia, dall'Associazione Diritti e frontiere (Adif), dalla Clinica Legale per i Diritti Umani (Cledu) e dal Forum Antirazzista Palermitano:
Quattro donne deportate da Palermo e separate dalle loro famiglie. È questa la “Sicurezza” che vogliamo?
Non sappiamo quali siano le cause vere dell’imponente irruzione delle forze armate, all’alba del 17 febbraio, al “campo” della Favorita di Palermo, dove vivono da decenni alcune famiglie Rom.
Ne abbiamo visto però le conseguenze dirette in termini di violenza sulle vite delle persone. In questo caso specifico quattro donne sono state deportate a Ponte Galeria, Roma, presso il centro di Identificazione ed Espulsione.
Vogliamo che si sappia chi sono queste persone, perché si capisca l’ingiustizia che stanno subendo e contro la quale ci opporremo, a partire dall’utilizzo di tutte le vie legali e poi mobilitando ogni forza disponibile per questa battaglia di minima civiltà.
D. e S. sono due giovani ragazze figlie di un anziano rifugiato dell’ex Jugoslavia amputato di una gamba e gravemente malato, di cui si prendevano cura. Nate e cresciute in Italia assistevano loro padre. Erano state regolari fino al diciottesimo anno di vita, quando, per l’assurdità della legge avevano perso ogni diritto. Erano seguite dalla Clinica legale dell’Università di Palermo.
M. è una giovane mamma che ha una bimba di 11 anni che frequenta regolarmente la quinta elementare. Ieri la bimba e il papà non erano al campo, e M. è stata portata via senza neanche poterla abbracciare. Aveva chiesto al Tribunale dei minori di riconoscere il diritto a restare in Italia nel superiore interesse di sua figlia.
S. è una donna anziana molto malata, che non può assolutamente sopportare la detenzione in un CIE per motivi di salute. Ha 5 figli di cui uno minorenne.
Stamattina abbiamo potuto incontrarle al commissariato dei carabinieri prima che venissero imbarcate per Roma. L’unica cosa che ci è stata promessa è che S. avrebbe potuto prendere medicinali e documenti medici prima di partire.
Questo il risultato della roboante “caccia” condotta a Palermo contro cittadini e cittadine che sono parte di questa città da decenni.
Circa 150 persone, tra cui tantissimi minori, sono costrette a vivere in quel posto orrendo che è il campo della Favorita perché non riescono a regolarizzarsi in assenza di un passaporto (e come potrebbero averne uno se vengono in maggior parte da uno Stato che non esiste più?); perché il pregiudizio contro di loro rende anche Palermo una città incapace di accoglierle come cittadini e cittadine (nonostante siano qui da sempre); perché anche quando il Tribunale per i minorenni intima alla questura di rilasciare un permesso di soggiorno alle famiglie nel superiore interesse dei bambini questo non avviene.
"Prima di tutto vennero a prendere gli zingari", scriveva Brecht. E quello che è successo a Palermo è esempio emblematico dei tempi bui che stiamo vivendo, segnati da rastrellamenti, cacce alle persone sulla base della loro nazionalità, deportazioni, accordi con i dittatori, rilancio di un sistema di detenzione amministrativa che ha solo prodotto dolore, a volte morte, violazione dei diritti e aumento esponenziale dell’insicurezza di tutti e tutte a costi umani ed economici altissimi.
Non lasceremo sole queste donne e invitiamo tutte le realtà e le persone alla mobilitazione per loro, in nome dei diritti e della dignità di ognuno e ognuna, e del mondo diverso in cui vorremmo vivere.
Arci Palermo, Asgi - Sezione Sicilia, Associazione Diritti e frontiere (Adif), Clinica Legale per i Diritti Umani (Cledu), Forum Antirazzista Palermitano.
(Fonte: Arci Palermo)

venerdì 10 febbraio 2017

SGOMBERO DI VIA IDRO

gli Amici di via Idro ha provato per molti mesi, con tutte le sue forze (poche), a dire che lo sgombero del campo, nelle modalità che si andavano delineando, era quantomeno inopportuno. Ci provammo anche con il sindaco, quello passato, una volta che lo incrociammo in zona, al Trotter; gli esiti furono uguali a zero.
Ora, a distanza di quasi un anno, l’intervento che doveva favorire l’integrazione dei cittadini italiani di via Idro (ma rom, per ventura o sventura) si è dimostrato per quello che è (o che era già): uno sgombero. La differenza con gli altri sgomberi è che i rom di via Idro non sono stati sfrattati da un campo informale, ma da uno formalissimo perché comunale. Ma quel campo, sembrerebbe oggi, non c’era.
Noi abbiamo continuato e continueremo a occuparci di questa questione. La giunta, quella di ora, deve onorare gli impegni di quella passata. Se non lo fa, di quel provvedimento resta solo l’amaro sapore del razzismo, anche se in salsa progressista.

Opera Nomadi Milano - Marry when you are ready: chi e quanto disturba.

Opera Nomadi Milano
Marry when you are ready: chi e quanto disturba.
Le ricerche sociali sulla condizione delle comunità zigane, il livello di scolarizzazione, il tasso di occupazione ecc. presentano sempre inevitabilmente almeno 2 aspetti che lasciano dubitare della effettiva attendibilità: la campionatura, il metodo (o il modo in cui coloro che) effettuano la rilevazione.
A queste si potrebbero aggiungere le modalità di censimento, la compilazione di questionari, le interviste o ancora la pubblicazione di testi che partono dalla rilettura di esperienze precedenti liberamente interpretate ecc.ecc.
Lungi quindi dal voler sostenere aprioristicamente l’irrevocabile fondatezza di una tesi o del suo contrario, ci risulta sorprendente e francamente azzardata la reazione di alcuni esponenti di associazioni zigane che protestano circa il fenomeno delle “unioni precoci” raccontato dalle mediatrici culturali attraverso il progetto transnazionale “Marry when you are ready”.
In breve, all’interno delle comunità rom e sinte in Italia sarebbe presente in misura non superficiale (sia pure con forti differenziazioni tra gruppi autoctoni e altri di diversa provenienza), la pratica familiare (e non solo...) di celebrare unioni (non riconosciute dalla legge italiana) tra una parte dei propri figli minori, in una età variabile tra i 14 anni (in qualche caso anche 13) e i 16 -17.
Chiunque abbia frequentato un “insediamento zigano” o la rete di famiglie di un determinato “gruppo”, almeno negli ultimi 2 decenni, avrà avuto modo di constatarlo personalmente o finanche di partecipare direttamente alla “festa di matrimonio” che segue ai complessi accordi tra le famiglie per “sposare” i propri figli, spesso in giovanissima età.
Perché allora questa reazione scomposta di chi vorrebbe non se ne parlasse?
A lungo un approccio tipicamente culturalista ha sottovalutato gli effetti di "costumi tradizionali" che hanno sottaciuto pratiche di sfruttamento familiare sottraendo alle ragazze/i la libertà di scegliere liberamente il proprio futuro.
E ciò è avvenuto, e avviene in molti casi, anche attraverso accordi di compra – vendita fortemente monetizzati, dove c’è qualcuno che ci guadagna (soldi) e altri che perdono la propria…libertà sottostando a pesanti e inevitabili costrizioni.
Vi sono poi episodi estremi che ci riconducono nei meandri più sordidi dei delitti umani, storie di “rapimenti” e riduzione in schiavitù, sovente risolte al termine con un accordo…economico con la famiglia “offesa”. E la vittima?
Parlarne, con giusta causa, circostanziando eventi e situazioni senza facili generalizzazioni, non solo è utile e necessario ma consente anche di riflettere sulle cause sociali che producono o amplificano effetti indesiderati e comportamenti abnormi che talvolta in nome di una pretesa “tradizione” nascondono solo ignoranza o qualcosa di peggio.
M.P.

mercoledì 25 gennaio 2017

Furti, truffe, rapine, evasioni Controllo nel campo nomadi sono pregiudicati 67 rom su 83 - Corriere.it

Furti, truffe, rapine, evasioni Controllo nel campo nomadi sono pregiudicati 67 rom su 83 - Corriere.it


PS: che brutto articolo!

Jasenovac, omelia di un silenzio - di e con Dino Parrotta

STRISCIA LA NOTIZIA...SERPEGGIA IL PREGIUDIZIO ANTI ROM

Housing is not yet a human right in Slovakia

Housing is not yet a human right in Slovakia

Racism's cruelest cut: coercive sterilisation of Romani women and their fight for justice in the Czech Republic (1966-2016) | openDemocracy

Racism's cruelest cut: coercive sterilisation of Romani women and their fight for justice in the Czech Republic (1966-2016) | openDemocracy

martedì 24 gennaio 2017

UNA STORIA DALLO ZIGEUNERLAGER

MILANO È MEMORIA. DOMANI L'ASSESSORE LIPPARINI ALL'INIZIATIVA PUBBLICA "L'OLOCAUSTO DEL POPOLO ROM"

“Samudaripen”: lo sterminio rimosso - Patria Indipendente

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Il Porrajmos dimenticato: giovedì convegno ad Isernia | PrimoPiano Molise

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L'Officina del Libro: RECENSIONE || "Io non mi chiamo Miriam" di Majgull Axelsson

L'Officina del Libro: RECENSIONE || "Io non mi chiamo Miriam" di Majgull Axelsson

Invito - Il 27 gennaio in Senato per la Giornata della Memoria

Invito - Il 27 gennaio in Senato per la Giornata della Memoria

mercoledì 18 gennaio 2017

LETTERA APERTA ALL'ATTIVISMO ROMANO'




Se non riesci a leggere l'email clicca qui
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Lettera aperta all'attivismo romanò






Per tanto tempo, negli anni passati, abbiamo tutti denunciato gli errori degli attivisti, degli esperti e dalle associazioni pro rom per le scelte politiche sbagliate verso la minoranza romanì, per un disastroso modello di sviluppo degli interventi i cui fallimenti sono ben documentati, e per l'assenza di volontà ad un radicale cambiamento.

Tutti abbiamo sempre denunciato gli ostacoli per la partecipazione attiva del rom nelle attività e nelle iniziative destinate alla minoranza romanì.
Da diversi anni la partecipazione attiva del rom inizia ad essere un fatto concreto e dobbiamo porci diverse domande.

Cresce la partecipazione attiva del rom e non è visibile un miglioramento delle condizioni della minoranza romanì, è evidente che qualche cosa non funziona correttamente.

Oggi per le comunità romanès non è cambiato quasi nulla rispetto al passato, anche se da diversi anni tante persone/associazioni rom gestiscono progetti ed iniziative oppure collaborano alla loro realizzazione.

Potrei citare i progetti gestiti con la presenza di persone/associazioni rom che non hanno prodotto alcun tipo di benificio alle comunità romanès, e potrei motivare i limiti ed i danni delle attività realizzate, ma in questa sede voglio invitare ad una riflessione con la propria coscienza.

La partecipazione attiva e qualificata del rom, specifica e non esclusiva, è fondamentale per migliorare le condizioni delle comunità romanès, ma siamo degli irresponsabili se non comprendiamo che la partecipazione attiva del rom senza specifiche conoscenze-competenze professionali ed esperienza è molto pericolosa perchè implementa stereotipi e pregiudizi, legittima l'istigazione all'odio razziale e radicalizza la discriminazione.

Essere rom non vuol dire essere automaticamente un esperto.

In Italia gran parte dei progetti e delle iniziative realizzate con la partecipazione attiva di persone/associazioni rom dimostrano che il modello di partecipazione attiva del rom, spesso voluto e sostenuto dalle istituzioni, non ha prodotto (e nemmeno proposto) un radicale cambiamento utile per migliorare le condizioni sociali, culturali e politiche della minoranza romanì.

Si intende continuare con l'attuale modello di partecipazione?

Nella Fondazione romanì Italia abbiamo scelto un modello di partecipazione attiva e qualificata del rom, specifica e non esclusiva, laddove i requisiti prefessionali, morali ed etici sono fondamenti imprescindibili; con questa strategia la nostra fondazione da alcuni anni realizza la propria visione politica.

Nei prossimi giorni Fondazione romanì Italia emanerà un bando ( sarà disponibile nel sito web:
www.fondazioneromani.eu), per selezionare n. 12 persone rom più 03 uditori per partecipare al corso di formazione professionale di “Esperto di sviluppo di comunità”.

Si tratta di una delle attività del progetto “Romanipè 2.0” finanziato da UNAR – Ufficio Nazionale Antidiscriminazione razziale e finalizzato ad implementare la visione politica strategica di Fondazione romanì Italia per strutturare un modello di sviluppo degli interventi per le comunità romanès diverso dal passato ed elaborare una nuova romanipè.

Concludo invitando a sostenere la campagna di adesione 2017 di Fondazione romanì con l'adesione quale socio sostenitore dalla home page del sito web:

www.fondazioneromani.eu

Nazzareno Guarnieri – presidente Fondazione romanì Italia


 


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Fondazione romanì Italia

Via Rigopiano n. 10/B  - 65124 Pescara  tel. 3299135259 - 3277393570



martedì 17 gennaio 2017

19/1 - ASSOCIAZIONE FABRIZIO CASAVOLA














Ovviamente a Milano.

Il 19 gennaio 2017 dalle 19,00 terremo al Ligera la nostra prima festa di tesseramento.
Sarà innanzitutto una serata di promozione dell’associazione, che ha pochi mesi di vita e la necessità di acquisire nuovi soci e nuove idee per la realizzazione dei suoi obiettivi.
Ma sarà anche una festa, perché ci sarà da mangiare e bere, musica e qualche intervento a sorpresa.
Vi chiederemo di aderire all’associazione, versando un contributo di 10 euro per l’anno 2017.
Il denaro raccolto con le quote associative e le somme versate a qualsiasi titolo sono, per ora, l’unica fonte di finanziamento di cui dispone la nostra associazione. Quindi invitiamo tutti a fare la tessera e a regalarla ad amici e parenti.
Aiutateci a promuovere l’appuntamento e, soprattutto, preparatevi a FAR FESTA!


Ci sarà Luca Klobas


 e Massimo Conte



Materiale del Cestim su Rom, Sinti e Camminanti

Cestim on-line - Sito di documentazione sui fenomeni migratori

La Comunità di Sant'Egidio con i Rom e i Sinti



La Comunità di Sant'Egidio con i Rom e i Sinti | Comunità di Sant'Egidio

Conoscenza, metodo e rete: il corso Caritas Roma per lavorare con i rom - Redattore Sociale


Conoscenza, metodo e rete: il corso Caritas Roma per lavorare con i rom - Redattore Sociale

“Una nuova generazione di criminali cresce nei campi rom di Milano” - Redattore Sociale


“Una nuova generazione di criminali cresce nei campi rom di Milano” - Redattore Sociale

mercoledì 4 gennaio 2017

LA STORIA DEI ROM

venerdì 30 dicembre 2016

L'ASSESSORE E IL PUNTO DI VISTA ROM

 

Idea Rom Onlus ha aggiunto 6 nuove foto.
L'ASSESSORE E IL PUNTO DI VISTA ROM
Oggi nel social-housing di via Traves, e poi al campo nomadi di via Germagnano, Idea Rom ci è andata con l'assessore comunale ai Diritti e alle Pari Opportunità del Comune di Torino, Marco Giusta.
Per far toccare con mano la situazione di donne e uomini che ogni giorno a Torino vedono negata la propria dignità.
Le famiglie hanno mostrato le proprie condizioni di vita, la difficoltà d'accesso a diritti e opportunità disponibili per qualsiasi altro cittadino a Torino e le molte vessazioni a cui sono costrette dalle attività di controllo quasi sempre ingiustificate e ingiustamente generalizzate.
Hanno soprattutto descritto la condizione esistenziale di chi è sempre sul punto d'essere scacciato, sia che viva in un insediamento spontaneo, sia che viva in strutture assolutamente precarie che sontuosi progetti hanno invece spacciato come soluzioni abitative di lungo periodo.
Sperando che questa occasione possa servire a portare nella Giunta Comunale di Torino un punto di vista finora inascoltato, quello dei Rom a cui nessuno si rivolge per discutere quella condizione di vita e come poter provare a venirne fuori tutti assieme.
Vesna Vuletic
Presidente Idea Rom Onlus

giovedì 29 dicembre 2016

Torino, giornalisti rom combattono i pregiudizi

Torino, giornalisti rom combattono i pregiudizi

MILLANTATORI E MENZOGNE SUI MATRIMONI FORZATI A 9 ANNI E SUI MOTIVI DELL'ABBANDONO SCOLASTICO DELLE BAMBINE ROM E SINTE

Idea Rom Onlus


Sono in Italia da quando ero ragazzina e non ho mai visto il matrimonio di bambine Rom e Sinte di 9 anni, tantopiù con adulti.
Da oltre 25 anni mi occupo di Rom più o meno di tutte le comunità e anche in questo periodo non mi è mai successo di vedere matrimoni di questo tipo.
Da quasi 10 anni dirigo anche l'associazione Idea Rom di Torino (https://www.facebook.com/idearom.onlus) costituita da nostre donne di varie origini nazionali e, anche in questo caso, non abbiamo mai affrontato situazioni del genere.
I matrimoni più giovani di cui ho notizia o memoria risalgono a tanti anni fa e, comunque, riguardavano ragazzine e ragazzini, coetanei, di 15-16 anni.
Ma questi, che già erano casi eccezionali nei nostri paesi d'origine, nel tempo sono andati via via riducendosi anche in Italia, fin quasi a scomparire. Oramai la gran parte delle ragazze si sposano più grandi, tra i 17 e i 20-22 anni, scegliendo da sé il proprio sposo e la propria vita affettiva.
Quando i genitori si oppongono (ad esempio per pregressi litigi fra le famiglie), normalmente le ragazze scappano con i fidanzati, mettendoli di fronte al fatto compiuto.
La questione della dote che alcuni intendono o fraintendono come somma per l'acquisto della sposa sarebbe anche da spiegare meglio, poiché nella maggior parte dei casi è puramente simbolica, è circoscritta a pochissimi gruppi dove è praticata da neanche tutte le famiglie. Ci sono in ogni caso nostre comunità dove la tradizione della dote non è neppure mai esistita.
Il dato di riscontro è dato dall'assenza di denuncie e dall'esiguità di segnalazioni ai Tribunali dei Minori, obbligatorie nel casi di matrimoni (anche di fatto) fra minori di 15 anni.
A scanso di equivoci mi tocca precisare che non sono mai stata favorevole ai matrimoni combinati, figuriamoci a quelli forzati o a quelli fra bambini e adulti.
Però certe iniziative, che da alcuni mesi stanno propagandando una presunta emergenza relativa a questo tipo di matrimoni fra i Rom, mi stanno preoccupando perché possono diffondere un ulteriore e infondato pregiudizio sulle nostre comunità, dando spazio a strumentalizzazioni razziste contro tutto il nostro popolo.
Nel tentativo di approfondire e discutere l'argomento non posso inoltre nascondere una certa preoccupazione rispetto alla demonizzazione di cui sono stata oggetto provando a far presente le mie osservazioni.
Ho provato a discutere l'argomento con alcuni promotori del progetto Terni Bori che affronta il tema, registrando reazioni che quasi immediatamente sono scivolate nell'attacco personale, causando la mia immediata collocazione nella categoria di coloro che amano e difendono i matrimoni forzati fra bambini e adulti (!)
A Torino il prgetto Terni Bori è promosso da Stojanovic Vojislav, rappresentante di varie fantomatiche associazioni di cui non c'è alcuna traccia nei registri comunali, provinciali o nazionali (che prevedono revisioni periodiche sull'effettiva esistenza e sulla regolarità della gestione).
Stojanovic, oltre a agitare l'emergenza del problema dei matrimoni forzati fra bambine e adulti Rom, spiegherebbe con questo motivo la ragione dei tanti abbandoni scolastici da parte delle nostre ragazzine.
Peccato si tratti di una curiosa invenzione di Stojanovic, non supportata da alcun dato e o esperienza personale o lavorativa in ambito scolastico.
Da quel che invece ho potuto capire, sulla base di esperienze e progetti pluriennali, questa "emergenza" degli abbandoni scolastici da parte di bambine Rom costrette al matrimonio NON ESISTE.
Esiste piuttosto il serio problema della qualità degli apprendimenti a cui sono sottoposti i nostri bambini nelle scuole in cui siano "etichettati" come "nomadi". E' difatti molto diffusa la consuetudine di abbassare le aspettative formative nei loro confronti, relegati spesso al fondo dell'aula a disegnare dalla mattina alla sera ("perchè vengono a scuola solo per stare al caldo e mangiare un pasto regolare nella mensa"), senza compiti assegnati a casa ("perchè tanto non li farebbero"), senza convocazioni e colloqui con i genitori ("perchè tanto non verrebbero"), senza progettazioni di alcuna ambizione ("perchè l'istruzione scolastica non fa parte della cultura Rom"), ecc..
L'insuccesso e la dispersione scolastica dei nostri bambini, senza alcuna differenza fra maschi e femmine (se ci si riferisce ai dati e non alle fantasie), è dovuto alla bassa qualità degli apprendimenti ricevuti nella scuola dell'obbligo e che non consentono di affrontare con adeguate competenze alcun ciclo di studi superiori.
Senza voler trascurare altri problemi che meriterebbero una più approfondita analisi (dalle condizioni di vita nei campi nomadi al razzismo percepito e subito da questi bambini in tutte le situazioni della propria vita), il dato di riscontro è quello dei bambini che, pur avendo svolto in assoluta regolarità l'intero ciclo scolastico obbligatorio (magari dalle materne, con frequenze continuative del 100% e nessuna bocciatura), alla fine della terza media sanno a malapena leggere e scrivere (e in molti casi neanche quello).
In una città come Torino, dove dal 1978 il Comune e varie associazioni (comprese quelle che volevano e gestivano la "scuola degli zingari") si sono occupate di scolarizzazione degli "alunni nomadi", nessuno ancora si chiede come sia possibile che nessun Rom proveniente dai campi nomadi abbia mai conseguito un diploma superiore quinquennale e tanto meno laureato.
Adesso, invece, sarebbe arrivato Stojanovic a spiegare che i motivi dell'insuccesso scolastico delle bambine (e quello dei bambini?) stia tutto nei matrimoni precoci, forzati e brutali a cui sarebbero sottoposte dalle nostre famiglie...
Superficialità che purtroppo alimenta solo altro razzismo di cui, almeno in questo caso, potevamo farne a meno.
La fragilità degli argomenti è evidente nella fuga da qualsiasi confronto, anche su questi social network dove Stojanovic si adopera con "blocchi" e camuffamenti che impediscono qualsiasi confronto.
Curioso per chi ambisca e si presenti come paladino di cause collettive, soprattutto, se convinto dei propri argomenti sul tema. Invece tutta l'attività si limita a spacciare per incontri di presentazione del progetto alcune riunioni di commissioni comunali su tutt'altri temi, guarnendo il tutto con fotografie in cui ignari consiglieri comunali vengono immortalati in fotografie in cui afferrano borse di stoffa (con il logo del progetto) disseminate qua e là sui tavoli.
Cooptazioni inconsapevoli e strumentalizzazioni degne di un furbastro da strada, non di chi vorrebbe affrontare seriamente problemi seri.
Se questa difficoltà nel mettersi in discussione e queste modalità di strumentalizzazione sono il presupposto di un lavoro che vorrebbe condannare varie presunte colpe collettive dei Rom (dai matrimoni forzati all'abbandono scolastico, ad esempio), siamo a cavallo e non stiamo vedendo nulla di nuovo rispetto all'epoca delle associazioni pro-Rom che ci infangavano per poter meglio accreditare le loro lucrose mediazioni.
VESNA VULETIC
Presidente Idea Rom Onlus