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martedì 25 aprile 2017

Dijana Pavlovic recita "Nazifa bebè a Fedora" (di Alberto Maria Melis)

Primo Levi - Tra le baracche di Auschwitz, lo zingaro

Primo Levi - Tra le baracche di Auschwitz, lo zingaro

Smantellare la “logica campo nomade”


Da qualche anno in Italia gran parte del dibattito pubblico sulla minoranza romanì è concentrato sulla volontà di “superare i campi nomadi”, consapevoli del disastro umanitario e culturale che questa scelta politica produce alla minoranza romanì.
Tutti dichiarano di voler superare i campi nomadi, ma la realtà mostra molte chiacchiere e zero fatti concreti, tale che spesso si intuisce facilmente che le chiacchiere sono solo di propaganda politica e autoreferenziale.
Smantellare la “logica campo nomade” non è solo l’abbattimento di baraccopoli, ma equivale ad eliminare ogni forma di politica segregante-differenziata per le comunità romanès e rendere visibile proposte e soluzioni inserite in un contesto dotato di senso.
Per esempio la proposta della micro-area per sole famiglie rom è una soluzione priva di senso perché si tratta ancora una volta di una soluzione segregante-differenziata per sole famiglie rom.
Cambia il nome, non cambia la sostanza, questo accade spesso da qualche decennio alla minoranza romanì, forse per ignoranza, o forse per opportunismo senza scrupoli.
Per non dimenticare ... il “campo nomadi” è un approccio multiculturale con politiche segreganti-differenziate destinate a sole famiglie rom; politiche definite per una sbagliata lettura della cultura romanì e dei bisogni delle comunità romanès; politiche legittimate da distorsioni ed equivoci.
E’ attraverso un approccio interculturale che le identità culturali riproducono la loro presenza storica ed hanno la possibilità di avere spazi e riconoscimenti.
Il passaggio del tema della minoranza romanì ad un approccio interculturale è visibile con l’avvio “processi” interculturali, essenziali per l’evoluzione dell’identità culturale romanì, per non scivolare verso la marginalità o la separazione.
Affrontare l’estremo vivere delle comunità romanès è possibile a partire da un lavoro sistematico, graduale e analitico, con processi di sviluppo delle comunità per giungere alla dismissione dell’approccio multiculturalista ed al superamento sia della dimensione abitativa e mentale segregante, differenziata, sia della condizione di separatezza spaziale, culturale e relazionale.
“Per influenzare le problematiche sociali e culturali, bisogna influenzare gli ambienti sociali e culturali”
Molti si pongono la domanda da quale area sociale iniziare: dal lavoro, o dalla scuola, o dalla formazione, o dalla casa, o dalla identità culturale, ecc. le priorità devono tener conto della realtà e dei bisogni del singolo e delle comunità, ed accertate attraverso idonei strumenti di ricerca.
Occorre tener conto che molte ricerche hanno documentato che la disponibilità di una abitazione è una “conditio-sine-qua-non” che incide positivamente sul benessere socio-relazionale e psico-fisico delle persone, rende possibile l'avvio di processi di auto-stima e empowerment.
Il modello housing first si fonda sul riconoscimento della casa come diritto umano primario, riconosce alla persona la capacità di acquisire uno stato di benessere psico-fisico pur in presenza di gravi condizioni di esclusione sociale e culturale, collega la stabilità abitativa al ripristino attorno alla persona della struttura relazionale e comunitaria, dal supporto dell’equipe pubblico-privato, fino al tempo necessario per la piena autonomia.
Quindi per smantellare la logica “campo nomade” occorre abbandonare l’approccio multiculturale e le politiche segreganti-differenziate per le comunità romanès, ed avviare processi interculturali di sviluppo delle comunità ed un approccio di housing first.
Queste sono le soluzioni di Fondazione romanì Italia per smantellare la “logica campo nomade”, segregante-differenziata, e tanto altro dell’estrema esclusione e discriminazione della minoranza romani.
Le iniziative attivate hanno permesso di verificare la positività prodotta con queste soluzioni, di definire un produttivo modello di lavoro pubblico-privato e di tracciare il profilo per la formazione di specifici professionisti.
Smantellare le politiche segreganti-differenziate- assistenzialistiche (logica campo nomade) ed avviare processi di sviluppo della minoranza romanì è possibile, è molto più semplice di quando si possa immaginare, e produce benefici per tutta la collettività, mentre sono tanti coloro che NON sono interessati ad abbattere concretamente la disumana “logica campo nomade”, per interessi personali e per scopi di parte.
Fondazione romanì Italia continuerà a proporre ed a realizzare iniziative, ove possibile, per smantellare il sistema della “logica campo nomadi” e rendere visibile per la minoranza romanì una diversa e proficua prospettiva politica, inserita in un contesto dotato di senso.
Numerosi saranno gli ostacoli creati ad arte, ma il sostegno alla nostra fondazione di numerosi amici della minoranza romanì continuerà ad essere la nostra forza.
Sostieni Fondazione romanì Italia
IBAN: IT83T0501803200000000167403
BIC/SWIFT: CCRTIT2T84A

SINTI NELLA RESISTENZA

LA STORIA SCONOSCIUTA: I ROM NELLA RESISTENZA

venerdì 21 aprile 2017

ROM SUMMER SCHOOL

Fuori campo - MYArt Film Festival

Fuori campo - MYArt Film Festival

Roma lives matter: Bulgarian Rom killed for “possession of pesticides”

Roma lives matter: Bulgarian Rom killed for “possession of pesticides”

ALEXIAN PRONTO A QUERELARE IL TG4 PER UN SERVIZIO RAZZISTA CONTRO I ROM

Genocide of the Roma | IHRA

Genocide of the Roma | IHRA

MEMORIE DA AGNONE


Ciao, sono a Agnone, provincia di Isernia, che durante la seconda guerra mondiale fu uno dei principali campi di concentramento italiani per rom e Sinti (e ebrei e stranieri).
Vi mando in allegato  la foto della targa..
Stefano Pasta






































vedi anche
http://www.romsintimemory.it/


 http://porrajmos.it/?lang=it


TSIGANES NOMADES - UN MALENTENDU EUROPEEN

http://www.tsiganes-nomades-un-malentendu-europeen.com/index.php?option=com_content&view=article&id=13&Itemid=4

venerdì 14 aprile 2017

Padova, a poliziotti e carabinieri un dizionario per comprendere il linguaggio usato da criminali sinti e rom - Il Fatto Quotidiano

A ME SEMBRA UN ARTICOLO "DA PIRLA" (CHE NEL GERGO SEGRETO CRIMINALE DELLA MIA GENTE SI POTREBBE TRADURRE COME UN ARTICOLO PIUTTOSTO SUPERFICIALE).

PAOLO

Leggete bene anche la lettera di commento di Dijana Pavlovic



Padova, a poliziotti e carabinieri un dizionario per comprendere il linguaggio usato da criminali sinti e rom - Il Fatto Quotidiano

sabato 8 aprile 2017

Rom e Sinti in festa a Rimini, roulotte e palloncini in piazza Cavour. Giochi e celebrazioni | altarimini.it

Rom e Sinti in festa a Rimini, roulotte e palloncini in piazza Cavour. Giochi e celebrazioni | altarimini.it

Monza, incendio alla Bettola nel cantiere della metro: feriti nomade e due suoi figli - Cronaca Monza

Monza, incendio alla Bettola nel cantiere della metro: feriti nomade e due suoi figli - Cronaca Monza

Incendio a Monza: una giovane nomade e i suoi due figli intrappolati dal fuoco

leggi qui:

Incendio Bettola nomade

Afin de ne pas oublier

Roma: A Question of Human Rights

SE SEI IGNORANTE TI TOCCA IGNORARE


8/4 GIORNATA INTERNAZIONALE DEI DIRITTI DEI ROM - IL VERO PROBLEMA NON SONO I CAMPI MA CHI E' CHIAMATO A DARE RISPOSTE

Da Il Fatto Quotidiano (articolo di Carlo Stasolla)

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/04/08/giornata-internazionale-diritti-rom-il-vero-problema-non-sono-i-campi-ma-chi-e-chiamato-a-dare-risposte/3503961/

venerdì 7 aprile 2017

IL PORRAJMOS IN ITALIA

Itinerancias [Documental Historia Pueblo Gitano]

U Velto - Sinti e rom, la Commissione europea blocca le sanzioni

U Velto - Il Mondo, notizie ed immagini dai mondi sinti e rom: Sinti e rom, la Commissione europea blocca le sanz...: Alla vigilia dell' 8 aprile la Commissione europea, secondo quanto pubblicato dal Financial Times , ha bloccato per l'ennesima v...

Lo sguardo europeo sui diritti dei rom napoletani

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Italia: crudele sgombero forzato alla vigilia della Giornata Internazionale dei rom - Amnesty International Italia

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Associazione New Romalen: Il Porrajmos e il silenzioso divoramento odierno

Associazione New Romalen: Il Porrajmos e il silenzioso divoramento odierno: Nella giornata della Memoria del Porrajmos, New Romalen e Circolo Arci Arcobaleno sono liete di invitarvi presso il Circolo Arci Arcob...

ROM E SINTI, LA GIORNATA INTERNAZIONALE: ITALIA BOCCIATA DALL'ONU SUI DIRITTI UMANI

nelpaese.it - ROM E SINTI, LA GIORNATA INTERNAZIONALE: ITALIA BOCCIATA DALL'ONU SUI DIRITTI UMANI

Rom, benvenuti nel ghetto Italia tra baraccopoli e diritti violati - l'Espresso

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Rapporto 2016, l'Associazione 21 Luglio fotografa la situazione di Rom e Sinti in Italia - Cild Italia

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Gianturco Roma Camp Demolished This Morning

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NOTRE ROUTE -Amaro Drom-: 8 Avril Journée internationale des Rrom

NOTRE ROUTE -Amaro Drom-: 8 Avril Journée internationale des Rrom: N'oublions pas que depuis le 1er Congrès de l'OPRE ROMA nous sommes des Rrom. Rrom de France, Rrom d'Espagne etc...... Depuis l&...

Giornata Internazionale Rom: “l’inclusione è possibile”

Giro il comunicato. Condivido la denuncia rispetto agli ex abitanti di  Via Idro che SONO STATI SGOMBERATI E PERTANTO SFRATTATI! Denuncio l'insufficiente impegno delle istituzioni nel garantire casa e lavoro (che  sono diritti universali!).
Paolo





COMUNICATO STAMPA

Giornata Internazionale Rom: “l’inclusione è possibile”

È il messaggio che Casa della carità e Centro Ambrosiano di Solidarietà lanciano in occasione dell’8 aprile. Delle 84 famiglie rom accolte dai due enti nel “Villaggio solidale” dal 2005, quasi l’80% oggi risiede in appartamento

Don Colmegna: “Affinché i percorsi di autonomia e inclusione sociale siano reali e positivi, anche le istituzioni devono fare la loro parte”

“Superare i campi rom e costruire percorsi di autonomia abitativa e inclusione sociale è possibile. Lo dimostra il lavoro che da anni portiamo avanti come Casa della carità e Centro Ambrosiano di Solidarietà”. A sostenerlo, in occasione della Giornata Internazionale dei Rom e Sinti che si celebra sabato 8 aprile, è don Virginio Colmegna presidente della Casa della carità e consigliere di direzione del CeAS.

“Ma affinché questi percorsi siano reali e positivi come l’esperienza del superamento di via Triboniano - aggiunge don Colmegna - anche le istituzioni devono fare la loro parte”. Il riferimento è alla chiusura del campo rom regolare di via Idro, avvenuta nel febbraio 2016. In quell’occasione, il Comune di Milano si impegnò con le famiglie promettendo che lo sgombero del campo sarebbe stato equiparato allo sfratto in termini di punteggio per l’assegnazione della casa popolare, ma quella promessa non è stata mantenuta. “È un fatto grave, che genera sfiducia nella possibilità per le famiglie sgomberate di accedere a quella soluzione abitativa stabile e definitiva che era stata loro prospettata”, dice ancora don Colmegna. Cinque delle famiglie di via Idro sono tuttora ospiti del progetto “Villaggio solidale” al Parco Lambro, dove Casa della carità e CeAS operano dal 2005.

In 12 anni, tra i due enti, sono stati accolti 84 nuclei familiari rom, a seguito di sgomberi di campi o in situazione di emergenza. Di questi, l’8 per cento è attualmente ospite del “Villaggio solidale” e il 6 per cento è sistemato in altre strutture di accoglienza, ma la stragrande maggioranza, il 79 per cento, risiede in appartamento a seguito del buon esito del progetto di integrazione. Si tratta di famiglie che abitano per lo più in affitto (52 per cento), ma qualcuna ha anche acquistato casa (8 per cento). Altre ancora sono andate a vivere in appartamenti nel loro paese d’origine, la Romania (11 per cento), o in altri stati europei (3 per cento). Solo 6 famiglie sono ritornate a vivere in un campo.

“Uno dei capisaldi del lavoro sociale che viene portato avanti dal progetto del “Villaggio solidale” è l’impegno per l’istruzione dei minori”, spiega Donatella De Vito, responsabile del progetto per i due enti. Sono 170 quelli complessivamente presi in carico dal progetto, nella maggior parte dei casi molto piccoli. L’86 per cento di loro ha intrapreso un percorso di scolarizzazione. In termini assoluti, ben 25 hanno conseguito il diploma di scuola superiore e 41 hanno portato a termine la licenza media. Altri 80 sono stati inseriti alla scuola dell’infanzia o alla scuola primaria.

“L’altra colonna portante del lavoro di integrazione del progetto Villaggio solidale - prosegue De Vito - è l’emancipazione della figura femminile”. In questo senso, i risultati più significativi sono stati i 40 contratti di lavoro raggiunti e i 133 progetti di formazione e inserimento lavorativo realizzati. Un ultimo confortante dato riguarda le 19 donne uscite dall’analfabetismo. “Ed è proprio pensando a belle storie come le loro - conclude l’operatrice - che vivremo la giornata dell’8 aprile al Villaggio Solidale”.


Milano, 7 aprile 2017


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Ufficio stampa Fondazione Casa della carità "Angelo Abriani"Valentina Rigoldi - 344 06 74 986
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