- Rom, una parola non basta adefinire 22 comunità diversehps://www.ilfaoquodiano.it/2017/12/05/rom-una-parola-non-basta-a-de"nire-22-comunita-diverse/4019438/Rom, una parola («la povertà») non basta a spiegare ogni problema. Ripartiamo dallaCostituzione e dalla legalitàL’articolo di Carlo Stasolla pubblicato su Il Fatto quotidiano del 5 dicembre 2017 («Rom, unaparola non basta a definire 22 comunità diverse») ha due meriti fondamentali: 1) mette in guardiacontro chi sfrutta la questione rom per trarre vantaggi economici; 2) informa un pubblicoverosimilmente vasto e non specializzato circa l’indubbia complessità del mondo rom e – aspettospesso ignorato dai più – il suo antico insediamento in Italia (XIV secolo). La disinformazioneprepara il terreno al pregiudizio e alle scorciatoie del pensiero, come quando – aggiungiamo noi –viene posta dall’opinione pubblica la (frequente e molto discutibile) equivalenza tra “rom” e“romeni” o tra “rom” e “nomadi”. Sappiamo quanto le generalizzazioni siano, in qualsiasi contesto,delle mortificazioni, spesso esiziali, della realtà, e come, nello specifico contesto della comunitàromanì, contribuiscano a compromettere il già difficile dialogo sociale.Detto questo, frammentando la minoranza romanì in «107 condizioni socio-culturali differenti» edenfatizzando la diversità di «dialetti, religioni, tradizioni», Stasolla finisce per cadere nell’eccessoopposto, aprendo da un canto la via ad altre forme di pregiudizio in merito alla possibilità stessa diammettere l’esistenza, in Italia, di una comunità romanì dotata di una cultura e di una linguasufficientemente unitarie; e, dall’altro, depotenziando legittime rivendicazioni di ordine culturale,già molto osteggiate dalla nostra classe dirigente. Mi riferisco in particolare all’istanza, formulataanche da una parte rappresentativa e qualificata della comunità romanì, e alla quale ho dato unpersonale contributo, della pur tardiva applicazione, anche per i rom, di uno dei principifondamentali della Costituzione della Repubblica italiana, l’articolo 6: «La Repubblica tutela conapposite norme le minoranze linguistiche».Gli argomenti di Stasolla sono più che discutibili: quando afferma che «una parola non basta adefinire 22 comunità diverse», il Presidente dell’Associazione 21 luglio propone al lettoreargomenti che, in realtà, potrebbero essere estesi ad altre minoranze linguistiche storiche delterritorio italiano: quali comunità linguistiche minoritarie non sono in effetti rappresentate, in varigradi, «da culture fuse e compenetrate con tipicità delle popolazioni locali, da cui sono scaturitemescolanze, contaminazioni, strategie di visibilità o mimetizzazione»? Pensiamo alle comunitàlinguistiche francoprovenzali, caratterizzate da un’eccezionale variazione linguistica sia in areaalpina (a cavallo di Italia, Svizzera e Francia) sia in area periferica, quei due straordinari comuniincastonati nei Monti Dauni in provincia di Foggia, Faeto e Celle di San Vito, dove sopravvive doposette secoli una varietà di francoprovenzale alquanto mescolata con le parlate locali (lessico,fonetica e sintassi). O pensiamo alle cinquanta comunità di lingua arbëreshe (italo-albanesi), sparse
per il meridione insulare e peninsulare: benché dotate di forti simboli unificatori (su tutti, ilcondottiero Skanderbeg, eroe nazionale albanese e “paladino della Cristianità”), in queste comunitàla lingua minoritaria è molto variamente parlata dalle popolazioni locali, come anche variano nelloro seno i sentimenti linguistici e il senso d’identità – alquanto misto tra l’appartenenza allo Statoitaliano, il ricordo della madrepatria albanese e la consapevolezza di un’identità arbëreshecomunque irriducibile tanto all’una quanto all’altro. Se poi parliamo di tradizioni, stupirà come labevanda tradizionale di una di queste cinquanta comunità italo-albanesi, Lungro (CS), sededell’Eparchia degli italo-albanesi d’Italia, sia il… mate argentino! dovuto a fenomeni migratori piùrecenti che portarono molti lungresi a stabilirsi nel continente sudamericano. Ma gli esempi diquesto tipo sono innumerevoli.La verità è che la storia di ogni comunità cosiddetta «etnica» è fatta di mescidazioni,contaminazioni, stratificazioni, disseminazioni, e le varietà linguistiche riflettono questa dinamicache è semplicemente naturale. In Europa solo il popolo basco può vantare due caratteristichesingolari: una lingua di origine non indoeuropea e, come affermato da Luigi Luca Cavalli Sforza,specifiche caratteristiche a livello di gruppo sanguigno (elevata incidenza del fattore Rh negativo)che possono spingerci a pensarlo come uno dei popoli più antichi del Vecchio Continente. Quanto anoi, è la stessa nozione di Italia e di italianità che dovrebbe suggerire quanto complesso sia iltessuto sociale, culturale, linguistico e persino economico di un Paese de jure unitario. Senzascomodare, come infelicemente fa Stasolla, «il dottor Mengele», ricorderò come una recente ricercaitaliana, pubblicata su un’autorevole rivista scientifica internazionale, dimostri come il nostro paesesia uno dei più ricchi in termini di diversità linguistica e genetica di tutta l’area del Mediterraneo1.Dobbiamo per questo dedurne, sulla scia di Fabrizio Rondolino, che «l’Italia non esiste?». Direiproprio di no.In sintesi, così come, a proposito delle comunità di minoranza linguistica, non si deve indulgere néalla «cartolina» né al folklorismo, cioè alle rappresentazioni stereotipe ed etnotipiche, non bisognaneanche scadere in un relativismo che azzeri ogni tratto identitario risolvendo, nel caso specifico, iproblemi del mondo rom alla sola questione economica, come propone Stasolla in chiusura del suoarticolo.Non ho fatica a ritenere che non tutto passi per il denaro, e che l’ostracismo di cui è vittima laminoranza romanì, soprattutto in Italia, dev’essere interpretato anche in chiave sociale e culturale.Quel che è veramente importante è non contrapporre le azioni urgenti (il soccorso incondizionato achi vive in situazioni precarie e pericolose per la propria e altrui incolumità) alle azioni sul medio elungo periodo, quali sono per l’appunto le azioni di sviluppo sociale e culturale, generalmentesilenziose e poco spettacolari ma molto spesso tanto più incisive.Ripartiamo quindi dal nucleo fondativo della nostra comunità, la Costituzione, ed estendiamo allaminoranza romanì la tutela che altre dodici minoranze linguistiche d’Italia si sono viste riconoscerecon la legge statale n. 482 del 1999 («Norme in materia di tutela delle minoranze linguistichestoriche») e con diverse leggi regionali. La proposta di legge depositata dall’On. Gianni Melilla e daaltri venti parlamentari2è di natura patrimonialista e non droitdelhommiste e non prevede alcun«diritto speciale» per i rom, come paventa Stasolla. Si tratta di una proposta volta unicamenteall’applicazione dell’art. 6, al riconoscimento cioè da parte dello Stato italiano della minoranzaromanì come minoranza linguistica di antico insediamento. Si dirà che questo riconoscimento è benpoca cosa rispetto alle urgenze del mondo rom, ma in realtà potrebbe nel tempo contribuire a1Capocasa et al. 2014. «Linguistic, geographic and genetic isolation: a collaborative study of Italian populations», Journal ofAnthropological Sciences, vol. 92, pp. 1-32.2Proposta di legge ordinaria 3162 a firma di Gianni Melilla et al., « Modifiche alla legge 15 dicembre 1999, n. 482, e altredisposizioni in materia di riconoscimento della minoranza linguistica storica parlante la lingua romanì». <www.camera.it/leg17/126?tab=8&leg=17&idDocumento=3162&sede=&tipo=>.
migliorare di molto i rapporti tra la comunità di minoranza e il potere centrale: attraverso un patto direciproco riconoscimento; il rispetto dei principi costituzionali e la conseguente simbolicariparazione storica delle violenze subite dai rom durante la Seconda Guerra mondiale; l’incentivoallo studio della lingua e alla sua codificazione (non rigida ma “polinomica”, secondo il modellocòrso, tollerante cioè delle variazioni dialettali), anche in forma scritta; la disalienazione culturale, ilrecupero della memoria storica e la conseguente riparazione del processo, degradante, di auto-odio.Questi sviluppi virtuosi non risolveranno subito tutti i problemi di disagio e devianza, ma darannoun loro contributo, peraltro ben poco oneroso, a migliorare le condizioni di esistenza della comunitàromanì. E, contrariamente a quello che molti credono, è la comunità stessa di minoranza ad averformulato questa istanza di riconoscimento e standardizzazione del romanés, come ho potutoverificare a valle di una recente ricerca sulle rappresentazioni sociali della lingua dei rom e dei sintiin Italia3.Anche se chi non ha casa né cibo chiaramente ci chiederà una casa e del pane, non è mai vero che lequestioni culturali e legate all’identità sono accessorie o marginali. Per il mondo rom,sovradeterminato da ogni tipo di pregiudizio negativo, questo è ancor meno vero.Prof. Giovanni AgrestieFondazione romanì Italia
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giovedì 7 dicembre 2017
Replica a Stasolla su "Rom, una parola non basta a definire 22 comunità diverse"
mercoledì 6 dicembre 2017
Progetto PAL - materiale formativo per giovani Rom
Da: euprojectsINN <euprojects@innopolis.it>
Date: 5 dicembre 2017 01:55
Oggetto: Progetto PAL - materiale formativo per giovani Rom
A: euprojectsINN <euprojects@innopolis.it>
Il
progetto PAL - Combattere la discriminazione e la Rom-fobia
nell'educazione e nel lavoro in Europa (cofinanziato dal REC -
Rights, Equality and Citizenship Programme dell'Unione Europea) sta
giungendo al termine dopo due anni di attività e di contributi da ben 20
partner provenienti da 9 paesi diversi, tra cui anche il Consorzio Innopolis.
Da maggio
a ottobre il Consorzio Innopolis ha organizzato ben quattro corsi di
formazione aperti ai giovani Rom e non solo sui temi dell'autoimprenditorialità
e dell'occupabilità, con l'obiettivo principale di offrire ai partecipanti
competenze, strumenti teorici e pratici e informazioni su come far partire una
propria attività imprenditoriale o come meglio posizionarsi sul mercato del
lavoro migliorando così le proprie opportunità di trovare un impiego.
L'inclusione
all'interno del mercato del lavoro (e le pari opportunità nell'accedere allo
stesso, superando così l'ostacolo del pregiudizio) è un passo decisivo verso la
piena inclusione dei Rom - la minoranza più importante e consistente d'Europa -
nella società.
Proprio
per questo motivo il Consorzio Innopolis mette a disposizione i materiali
formativi, affinchè possano essere diffusi anche tra quei giovani Roma, e in
generale tra tutte le persone interessate, che non hanno potuto partecipare
agli incontri.
L'utilizzo
dei materiali didattici è libero, purché siano citati l'autore (Consorzio
Innopolis) e il progetto PAL, non se ne tragga guadagno e non vengano
modificati.
Per
maggiori informazioni sul progetto PAL è possibile visitare il sito ufficiale
http://projectpal.eu/
Consorzio Innopolis
http://projectpal.eu/
Consorzio Innopolis
|
Who We Are. Project PAL was created to fight discrimination and
anti-Gypsyism in education and employment inside the EU. We are aiming to
develop a comprehensive ...
|
SANT'EGIDIO OTTIENE L'ASSOLUZIONE DEGLI ABITANTI DELLA BARACCOPOLI DI VIA CIMA (MILANO), LA POVERTA' NON E' UN REATO
COMUNICATO STAMPA
COMUNITA' DI SANT'EGIDIO OTTIENE L'ASSOLUZIONE DEGLI ABITANTI DELLA BARACCOPOLI DI VIA CIMA (MILANO), LA POVERTA' NON E' UN REATO
Martedì 5 dicembre 2017. il Tribunale di Milano (Sezione 4° penale, Giudice Dott.ssa M.T. Guadagnino- n° 2518/2017. RG Trib) ha assolto i sette rom romeni per l'occupazione della piccola baraccopoli di via Cima a Milano.
In occasione dello sgombero, avvenuto il 15 marzo 2015, agli occupanti era stato contestato il reato di “invasione di terreni ed edifici” (art. 633 cod. penale), compiuto "insediandosi all’interno di baracche fatiscenti utilizzate come dimora abituale”. Gli imputati sono stati assolti perché “il fatto non costituisce reato”. Il legale della Comunità di Sant'Egidio, che ha difeso i sette rom durante il processo, ha infatti invocato lo stato di necessità, per salvaguardare il diritto fondamentale all’abitazione e per poter così riparare se stessi e le famiglie con bambini, in assenza di effettive alternative possibili e senza causare danni a nessuno (il terreno su cui sorgevano le baracche era - ed è tuttora - inutilizzato).
La denuncia era stata avviata il giorno dello sgombero e aveva riguardato solo 7 cittadini romeni, tra cui un disabile certificato con invalidità al 100%, poiché gli altri si trovavano, anche il giorno dello sgombero, al lavoro o ad accompagnare i figli a scuola.
"La sentenza - dichiara la Comunità di Sant'Egidio - è importante perché è un forte "stop" alla criminalizzazione della povertà. Le otto famiglie vivevano nelle baracche non per scelta ma per la povertà e l'assenza di alternative". La prova è data dal fatto che oggi, grazie al sostegno di Sant'Egidio, tutte le otto famiglie vivono in casa, continuano la scolarizzazione dei figli e in ciascuna almeno un componente lavora: "La povertà non si sconfigge con le ruspe o denunce che intasano i tribunali, ma con seri progetti di accompagnamento sociale".
La sentenza è l'occasione per ribadire due urgenze: serve attuare la Strategia Nazionale di Inclusione per Rom, Sinti e Caminanti, approvata nel 2012 e di fatto sostanzialmente inapplicata da allora; occorre garantire i diritti dei baraccati e dei poveri, con particolare attenzione a quelli dei minori.
Per informazioni:
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“Quei giovani vivono ghettizzati. Soltanto la scuola può salvarli” - La Stampa
Costruirsi una baracca non è reato: assolti 7 rom - Redattore Sociale
Tra noi e i rom.: Identità, conflitti, intercultura - Giuseppe Burgio - Google Libri
dagli stralci letti mi sembra molto interessante (ad es. sulle questioni identitarie e linguistiche). Appena riesco me lo procuro. Paolo
Tra noi e i rom.: Identità, conflitti, intercultura - Giuseppe Burgio - Google Libri
Tra noi e i rom.: Identità, conflitti, intercultura - Giuseppe Burgio - Google Libri
Rom, una parola non basta a definire 22 comunità diverse - Il Fatto Quotidiano
Sinti e rom, a Sociologia il convegno nazionale: La legge trentina sulle microaree è bloccata in Giunta
mercoledì 29 novembre 2017
Associazione 21 luglio presenta il suo video istituzionale!
mercoledì 22 novembre 2017
lunedì 20 novembre 2017
LUISA VUOLE STUDIARE!
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#associazionefabriziocasavola,
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domenica 19 novembre 2017
LETTERA APERTA ALLA CULTURA E ALLA POLITICA
LETTERA APERTA ALLA CULTURA E ALLA POLITICA
Chi fa una cosa per me, senza di me è contro di me
Mahatma Gandhi
Mahatma Gandhi
Il 22 e 23 Novembre a Lecce si svolgerà un importante convegno organizzato dall’ ICISMI. Tema: Inclusione, esclusione e diseguaglianze sociali - Politiche interventi pubblici e processi socio-economici nel contesto europeo - Il caso dei gruppi rom.
Autorevoli i relatori e importante la partecipazione politica. Manca solo la voce “dei gruppi rom”, ridotti a “caso”, come sempre. Utilizziamo perciò questa occasione per richiamare l’attenzione della cultura, della politica e dell’informazione su un tema per noi fondamentale: la partecipazione di rom e sinti al dibattito e al confronto pubblico culturale e politico.
In questi anni le comunità romanì italiane stanno facendo lo sforzo di uscire dalla condizione di marginalità nella quale sono state costrette da oltre trent’anni di politiche assistenziali. Relegato ai margini anche fisici della società, costretto a occupare gli interstizi di un mondo ostile nel quale la caccia allo “zingaro” è diven-tato vantaggio politico, il popolo romanì ha costruito momenti di aggregazione e di organizzazione, con fa-tica e difficoltà per la stessa propria articolazione e complessità e per il pesante svantaggio culturale di de-cenni di assistenzialismo avvantaggia gli assistenti e deprime gli assistiti.
E delle cose sono successe: sono nate associazioni e federazioni rom e sinte, cresce un’Alleanza romanì, rete di giovani, presso l’UNAR è stato costituito il Forum RSC che raggruppa le associazioni rom e sinte, dalle università escono laureati delle nostre comunità, a livello europeo è stato costituito un Istituto di cul-tura romanì, tutti percorsi per sviluppare consapevolezza di sé e del valore della nostra cultura e della ne-cessità di un suo riconoscimento istituzionale. Un percorso non facile né lineare ma chiaro su un punto: l’autodeterminazione sia del percorso sia delle scelte che lo devono accompagnare.
In questo arco di tempo sono stati infiniti i convegni e i dibattiti organizzati da personalità della cultura e della politica più o meno illustri sulla “questione rom” che hanno visto sistematicamente esclusa la voce di rom e sinti, per non parlare delle trasmissioni televisive condotte da “giornalisti” unicamente rivolte a de-monizzare le comunità rom e sinti. Averlo segnalato e denunciato non è servito a molto perché ancora in occasioni come questa, nonostante molti dei partecipanti hanno seguito e sanno del percorso in atto tra le nostre comunità, sembra ripetersi il rito di quelli che “sanno” che spiegano a quelli che “non sanno”.
Noi sappiamo benissimo che ogni battaglia di emancipazione ha bisogno di alleati anche nel campo degli oppressori e che solo la coscienza collettiva del diritto all’esistenza di una minoranza rende questo diritto praticabile, ma sappiamo altrettanto bene che nessuna emancipazione è possibile senza il protagonismo di i chi è oppresso.
Noi sappiamo che la condizione del popolo romanì è a una svolta, allo sterminio fisico tentato nel corso dei secoli si è sostituita una forma di sterminio culturale che assume forme diverse: da chi pretende l’assimilazione del nostro popolo, a chi ci nega il riconoscimento della storia e della cultura, al logoramento e al degrado morale di chi vive segregato ai margini fisici e spirituali della società.
Noi ci opponiamo a questo e lo facciamo con le nostre forze e con il sostegno di chi condivide il nostro ten-tativo. Per questo non accettiamo che ci siano convegni con “dotti” che ci spiegano chi siamo, o che, per analisi pure importanti, ci utilizzino come oggetti da catalogare definendo a quale gruppo apparteniamo e dove collocarci nella scala dell’evoluzione sociale. Anche quando si parla di inclusione ed esclusione dob-biamo renderci conto che il primo percorso che ostacola l’inclusione è proprio quello di escluderci come interlocutori e diciamo pure anche come “esperti” delle condizioni in cui noi siamo.
Vorremmo perciò che si evitasse il rischio dell’esercizio autoreferenziale e soprattutto vogliamo impedire che questo esercizio condizioni, come purtroppo si rischia su temi cruciali (dagli attacchi alle leggi regionali, al riconoscimento della minoranza, alla questione della segregazione), la nostra esistenza e il nostro futuro.
Per questo ci rifiutiamo di essere oggetti di studio, e chiediamo di condividere percorsi che si incrocino e si confrontino sia sull’analisi generale, sia sui singoli aspetti che riguardano la condizione delle comunità ro-manì e il loro futuro nel contesto nazionale ed europeo.
Autorevoli i relatori e importante la partecipazione politica. Manca solo la voce “dei gruppi rom”, ridotti a “caso”, come sempre. Utilizziamo perciò questa occasione per richiamare l’attenzione della cultura, della politica e dell’informazione su un tema per noi fondamentale: la partecipazione di rom e sinti al dibattito e al confronto pubblico culturale e politico.
In questi anni le comunità romanì italiane stanno facendo lo sforzo di uscire dalla condizione di marginalità nella quale sono state costrette da oltre trent’anni di politiche assistenziali. Relegato ai margini anche fisici della società, costretto a occupare gli interstizi di un mondo ostile nel quale la caccia allo “zingaro” è diven-tato vantaggio politico, il popolo romanì ha costruito momenti di aggregazione e di organizzazione, con fa-tica e difficoltà per la stessa propria articolazione e complessità e per il pesante svantaggio culturale di de-cenni di assistenzialismo avvantaggia gli assistenti e deprime gli assistiti.
E delle cose sono successe: sono nate associazioni e federazioni rom e sinte, cresce un’Alleanza romanì, rete di giovani, presso l’UNAR è stato costituito il Forum RSC che raggruppa le associazioni rom e sinte, dalle università escono laureati delle nostre comunità, a livello europeo è stato costituito un Istituto di cul-tura romanì, tutti percorsi per sviluppare consapevolezza di sé e del valore della nostra cultura e della ne-cessità di un suo riconoscimento istituzionale. Un percorso non facile né lineare ma chiaro su un punto: l’autodeterminazione sia del percorso sia delle scelte che lo devono accompagnare.
In questo arco di tempo sono stati infiniti i convegni e i dibattiti organizzati da personalità della cultura e della politica più o meno illustri sulla “questione rom” che hanno visto sistematicamente esclusa la voce di rom e sinti, per non parlare delle trasmissioni televisive condotte da “giornalisti” unicamente rivolte a de-monizzare le comunità rom e sinti. Averlo segnalato e denunciato non è servito a molto perché ancora in occasioni come questa, nonostante molti dei partecipanti hanno seguito e sanno del percorso in atto tra le nostre comunità, sembra ripetersi il rito di quelli che “sanno” che spiegano a quelli che “non sanno”.
Noi sappiamo benissimo che ogni battaglia di emancipazione ha bisogno di alleati anche nel campo degli oppressori e che solo la coscienza collettiva del diritto all’esistenza di una minoranza rende questo diritto praticabile, ma sappiamo altrettanto bene che nessuna emancipazione è possibile senza il protagonismo di i chi è oppresso.
Noi sappiamo che la condizione del popolo romanì è a una svolta, allo sterminio fisico tentato nel corso dei secoli si è sostituita una forma di sterminio culturale che assume forme diverse: da chi pretende l’assimilazione del nostro popolo, a chi ci nega il riconoscimento della storia e della cultura, al logoramento e al degrado morale di chi vive segregato ai margini fisici e spirituali della società.
Noi ci opponiamo a questo e lo facciamo con le nostre forze e con il sostegno di chi condivide il nostro ten-tativo. Per questo non accettiamo che ci siano convegni con “dotti” che ci spiegano chi siamo, o che, per analisi pure importanti, ci utilizzino come oggetti da catalogare definendo a quale gruppo apparteniamo e dove collocarci nella scala dell’evoluzione sociale. Anche quando si parla di inclusione ed esclusione dob-biamo renderci conto che il primo percorso che ostacola l’inclusione è proprio quello di escluderci come interlocutori e diciamo pure anche come “esperti” delle condizioni in cui noi siamo.
Vorremmo perciò che si evitasse il rischio dell’esercizio autoreferenziale e soprattutto vogliamo impedire che questo esercizio condizioni, come purtroppo si rischia su temi cruciali (dagli attacchi alle leggi regionali, al riconoscimento della minoranza, alla questione della segregazione), la nostra esistenza e il nostro futuro.
Per questo ci rifiutiamo di essere oggetti di studio, e chiediamo di condividere percorsi che si incrocino e si confrontino sia sull’analisi generale, sia sui singoli aspetti che riguardano la condizione delle comunità ro-manì e il loro futuro nel contesto nazionale ed europeo.
Alleanza Romanì, Federazione Federarte Rom, Federazione Rom e Sinti Insieme, Associazione Romano Glaso, Associazione nazionale Them Romanò, Associazione Nevo Drom, Associazione New Romalen, Associazione Sinti italiani Prato, Associazione Stay Human, Accademia europea d’arte romanì, Associazione FutuRom, Associazione Upre Roma, Cooperativa Romano Drom, Amici del beato Zefferino, Associazione Romano Krlo, Museo del viaggio Fabrizio De Andre, Associazione Liberi, Associazione Sucar Drom.
sabato 18 novembre 2017
A milestone for Roma rights: the election of the first Roma Vice-President of the European Parliament
| Brussels 17 November 2017 - On 15 November 2017, the Roma MEP Lívia Járóka has been appointed as one of the European Parliament’s Vice-Presidents. This day marks a milestone in the Roma rights movement. Throughout her career as an MEP for over a decade (2004-2014 and since September 2017), Lívia Járóka has been actively engaged in advancing the rights of Roma and in gender equality issues. She has been a key figure leading to Roma related European policy breakthroughs such as the European Framework of National Roma Integration Strategies. Her work has been recognised and valorised by the several awards she obtained such as the Member of the European Parliament of the Year (2006 and 2013) under the Justice and Fundamental Rights category among several others. ERIO congratulates Lívia Járóka for reaching such a significant position and for being, once more, a symbol of hope for those working on Roma issues but mostly for the millions of Roma across Europe. Empowering Roma, in particular Roma women, to become democratic and participatory leaders in the creation of a more inclusive European project is vital. Read the full press release online here. |
| Best regards, |
| ERIO team |
venerdì 17 novembre 2017
Rising to the Top | Alina Serban | Without Education There Is No Window,...
Associazione 21 Luglio "Non ho l'età" - Il nuovo report sui matrimoni precoci nelle baraccopoli romane
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#sinti
giovedì 16 novembre 2017
I ROM A COSENZA: "NO ASSISTENZIALISMO"
Il Casinista: CALABRIA. "NO ASSISTENZIALISMO. I ROM A COSENZA PO...: di Luigi Bevilacqua * I rom "Italiani" presenti a Cosenza appartengono alla prima ondata di rom arrivati in Italia (circa 7 se...
martedì 14 novembre 2017
domenica 12 novembre 2017
domenica 5 novembre 2017
Bari, approvato il piano per l'inclusione sociale di rom, sinti e caminanti
giovedì 2 novembre 2017
Le parole dell'odio - Vorrei | Rivista non profit di cultura, ambiente e politica
Rom: dopo l'"emergenza" a che punto siamo?
mercoledì 1 novembre 2017
SULLA "TEMATICA ROM"
Luigi Bevilacqua (FB)
1 h ·
Ho sempre detto che la tematica rom non e' facile da trattare.
Se nel 2017 abbiamo decine di campi rom (Rom Italiani) in Calabria, un motivo deve esserci.
Colpe della politica che non e' riuscita a creare dei veri percorsi di integrazione al posto delle politiche fallimentari, assistenzialiste e/o discriminatorie.
Colpe dei rom e del pochissimo attivismo atto al superamento dei ghetti.
Colpe di chi se ne e' occupato, noi compresi, che hanno pensato più' alle prestazioni che ad avviare dei processi di sviluppo.
Le comunita' romanes, ancora oggi, vengono viste come persone che devono essere rappresentati dagli altri.
Quasi mai si punta all'auto rappresentazione ma si preferisce rappresentarli e/o farsi rappresentare.
Si continua a fare prestazioni personali ostacolando e/o rinunciando a costruire processi.
Cambiare questi meccanismi non e' facile, ma sta a noi insistere fermamente su queste posizioni.
Passeremo per deboli,per irascibili,per vittime,per carnefici,per persone che sono in cerca di visibilita'.
Queste critiche devono essere una carica ancora maggiore nell'andare avanti.
Significa che siamo sulla strada giusta.
1 h ·
Ho sempre detto che la tematica rom non e' facile da trattare.
Se nel 2017 abbiamo decine di campi rom (Rom Italiani) in Calabria, un motivo deve esserci.
Colpe della politica che non e' riuscita a creare dei veri percorsi di integrazione al posto delle politiche fallimentari, assistenzialiste e/o discriminatorie.
Colpe dei rom e del pochissimo attivismo atto al superamento dei ghetti.
Colpe di chi se ne e' occupato, noi compresi, che hanno pensato più' alle prestazioni che ad avviare dei processi di sviluppo.
Le comunita' romanes, ancora oggi, vengono viste come persone che devono essere rappresentati dagli altri.
Quasi mai si punta all'auto rappresentazione ma si preferisce rappresentarli e/o farsi rappresentare.
Si continua a fare prestazioni personali ostacolando e/o rinunciando a costruire processi.
Cambiare questi meccanismi non e' facile, ma sta a noi insistere fermamente su queste posizioni.
Passeremo per deboli,per irascibili,per vittime,per carnefici,per persone che sono in cerca di visibilita'.
Queste critiche devono essere una carica ancora maggiore nell'andare avanti.
Significa che siamo sulla strada giusta.
venerdì 27 ottobre 2017
È magnifico essere zingari! - Valeriu Nicolae - Internazionale
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#rom,
#roma,
#sinti,
#valeriunicolae
ME SEM ROM - film completo (part 1/4)
Parte 2 : https://www.youtube.com/watch?v=d6uZCKHs_bM
Parte 3 - https://www.youtube.com/watch?v=T-xI8WW9jf4
Parte 4 - https://www.youtube.com/watch?v=6brSreTKAL4
Intervista a Laura Halilovic regista "Io rom romantica"
Io, la mia famiglia Rom e Woody Allen [Laura Halilovic,2009] - YouTube
Papù - Alizio Spada - Parte 2
Grazie a Anema Longa (fb) x la segnalazione
Vedi prima qui la Parte 1: http://culturaromsinti.blogspot.it/2017/10/papu-alizio-spada-parte-1.html
Vedi prima qui la Parte 1: http://culturaromsinti.blogspot.it/2017/10/papu-alizio-spada-parte-1.html
Papù - Alizio Spada - Parte 1
VEDI QUI ANCHE LA PARTE 2:
http://culturaromsinti.blogspot.it/2017/10/papu-alizio-spada-parte-2.html
martedì 24 ottobre 2017
Opinion | Ioana Spataru | Racism – the lifestyle choice – romblog.at
Jonas Carpignano a Rende con “A Ciambra” | Cosenza Page CosenzaPage
Il fallimento del Piano Rom della Raggi si chiama Camping River - neXt Quotidiano
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