COMUNICATO STAMPA
CS130-2017
AMNESTY INTERNATIONAL E EUROPEAN
ROMA RIGHTS CENTER: DONNE INCINTE E BAMBINI ROM RESTANO SENZA ALLOGGIO
IN ITALIA MA LA COMMISSIONE EUROPEA CONTINUA A NON INTERVENIRE
Al termine di una ricerca condotta in
Italia, Amnesty International ha denunciato che una serie di sgomberi illegali
di insediamenti rom ha lasciato senza un alloggio decine di persone estremamente
vulnerabili, tra cui donne incinte, bambini e neonati. Queste violazioni
dei diritti umani sono state documentate pochi giorni prima che la Commissione
europea rinunciasse ancora una volta a sanzionare il governo italiano per
la discriminazione nei confronti dei rom.
Nel corso della sua recente ricerca
in Italia, Amnesty International ha visitato insediamenti rom e incontrato
famiglie che, negli ultimi mesi, avevano visto i loro alloggi distrutti
ed erano state sottoposte a sgombero forzato.
Amnesty International ha incontrato
una donna al settimo mese di gravidanza rimasta senza tetto dopo che, due
settimane fa, il suo alloggio nel campo informale di Germagnano (Torino)
era stato demolito. La demolizione di un altro alloggio è iniziata mentre
un bambino di nove anni stava ancora dormendo all’interno: si è salvato
solo perché le grida della madre sono riuscite a fermare il bulldozer.
Insieme al Centro europeo per i diritti
dei rom, Amnesty International continua a chiedere alla Commissione europea
di iniziare finalmente una procedura legale contro l’Italia, in modo da
impedire ulteriori sgomberi forzati e il perpetuarsi della segregazione
dei rom.
“Molti abitanti dell’insediamento
di Germagnano hanno il terrore di lasciare i loro alloggi, persino per
recarsi dal dottore, perché al ritorno potrebbero trovarli distrutti. La
paura di perdere quella che è la loro abitazione è sempre presente, dato
che vengono spostati da un luogo a un altro in un circolo senza fine di
sgomberi forzati. Lo stesso accade in decine di altri insediamenti nel
resto dell’Italia. È davvero giunto il momento che l’Unione europea chiami
l’Italia a rispondere del suo operato e fornisca giustizia ai rom che
subiscono segregazione e discriminazione”, ha dichiarato Fotis Filippou,
vice direttore di Amnesty International per l’Europa.
Il 14 giugno il Collegio dei commissari
dell’Unione europea ha svolto la sua riunione mensile per discutere se
lanciare procedure d’infrazione nei confronti degli stati che violano
le norme comunitarie. Ancora una volta, è stato deciso di non intraprendere
alcuna azione contro l’Italia, nonostante fossero state messe a disposizione
prove schiaccianti di violazioni dei diritti umani ai danni dei rom. Ad
aprile, il
Financial Times aveva rivelato
che la procedura era stata sino ad allora ripetutamente bloccata “per
evitare una dannosa polemica pubblica”.
Nel settembre 2012 la Commissione europea
aveva lanciato una fase di pre-infrazione, o procedura “pilota” contro
l’Italia per il trattamento dei rom ai sensi della Direttiva anti-discriminazione,
in riferimento agli sgomberi forzati, ai campi mono-etnici e alla discriminazione
nell’accesso alle graduatorie per l’assegnazione degli alloggi popolari.
Già all’epoca le prove a disposizione erano numerosissime. Nonostante
ne siano continuate a emergere ancora altre, a quasi cinque anni di distanza
la procedura d’infrazione non è stata ancora avviata.
Negli ultimi mesi molti dei residenti
dell’insediamento informale di Germagnano sono stati vittime di sgombero
forzato e più volte sono rimasti privi di alloggio.
Le autorità locali sostengono che, a
seguito del decreto giudiziario che aveva ordinato il sequestro di terreni
occupati, sono stati demoliti solo gli alloggi abbandonati. Amnesty International
ha tuttavia documentato una situazione assai differente, come nel caso
di un ragazzo di 17 anni svegliato e obbligato a raccattare le sue cose
prima che l’alloggio venisse demolito.
Senza preavviso adeguato, consultazione
genuina e messa a disposizione di un alloggio alternativo come previsto
dal diritto internazionale, le persone sottoposte a sgombero forzato sono
attualmente senza tetto, costrette a sostare in strutture sovraffollate
con amici e parenti o in altri rifugi improvvisati come le tende. Tra le
persone rimaste senza alloggio, Amnesty International ha documentato casi
di persone con disabilità, bambini e famiglie con neonati.
L’Italia ha una lunga storia di sgomberi
forzati e di segregazione dei rom nei campi. A Germagnano pare sia andata
come nel quartiere napoletano di Gianturco, dove il 7 aprile numerose famiglie
rom hanno subito uno sgombero forzato: 130 rom, tra adulti e minori, sono
stati collocati nel campo segregato di via del Riposo mentre ad altre centinaia
di persone non è stata offerta alcuna alternativa.
Il 7 aprile 2017 l’Associazione 21
luglio ha reso pubblici i drammatici dati del suo Rapporto annuale: vi
si legge che 28.000 rom hanno subito sgomberi forzati, sono stati posti
in campi segregati o costretti a vivere in altre strutture alloggiative
d’emergenza.
Questi numeri illustrano chiaramente
le tante violazioni del diritto all’alloggio inflitte ai rom. Circa 18.000
rom vivono in 149 campi di 88 località diverse, altri 10.000 in campi informali
dove subiscono spesso ripetuti sgomberi forzati: 250 solo nel 2016.
“L’Italia viola la Direttiva anti-discriminazione
ogni giorno attraverso sgomberi forzati in assenza di un’alternativa alloggiativa
adeguata e costringendo i rom a vivere in ambienti minacciosi, ostili e
degradanti. La procedura d’infrazione contro l’Italia è necessaria da
tempo. Cos’altro occorre alla Commissione europea per passare all’azione?”
ha dichiarato Ðorđe
Jovanović, presidente
del Centro europeo per i diritti dei rom.
FINE DEL COMUNICATO
Roma, 14 giugno 2017
Enrico Olivieri E
poi sempre in quel giorno...odivo orde.... di F16 sorvolare il campo
.... e bombardare con missili tomahawk.... senza alcun preavviso ....
fortunatamente i fumi sprigionati dai fuochi benedetti ..offuscavano la
vista.degli esperti piloti ... e ci donavano il,tempo di metterci
in,salvo .... e vissero tutti felici e contenti



















