da Idea Rom
Al grido di “vi uccidiamo”, “siete animali”, “vi cacceremo via”, tre
giorni fa, il 6 giugno, i comitati anti-rom hanno manifestato a ridosso
del campo nomadi di Strada dell’Aeroporto a Torino.
Improvvisamente e senza preavviso una colonna di persone, animate da
isteria collettiva e odio razziale e munite di torce accese, è spuntata
minacciosa dall’oscurità: rituali che,
purtroppo, si ripetono sempre più frequentemente in una “ordinarietà”
che li sta progressivamente svuotando della loro essenza criminosa. Nel
cielo notturno le fiaccole erano puntate come dei riflettori. Poi alcune
sono state lanciate in direzione del campo, fortunatamente troppo
lontano per poter essere raggiunto, provocando il panico generale.
“Nessuno aveva preavvisato le famiglie del campo a proposito della
manifestazione – racconta Vesna Baxtali Vuletic, presidente di Idea Rom
Onlus – con il risultato che alcune donne erano sole al campo con i
bambini. Nessun veicolo delle forze dell’ordine era presente
preventivamente all’ingresso del campo nomadi per presidiare eventuali
situazioni di emergenza.”
Alcune frange del corteo si sono poi
staccate, dirigendosi verso le abitazioni più isolate e costringendo
molte persone alla fuga in mezzo ai rovi e in direzione del fiume. I
bambini sono fuggiti a piedi lungo la tangenziale, tra le macchine che
sfrecciavano ad altissima velocità. Molti di loro si sono persi e sono
stati poi ritrovati dopo alcune ore, pieni di graffi causati, durante la
fuga, dagli arbusti.
C’è una sola parola che restituisce
efficacemente quanto accaduto: pogrom, metastasi di un sistema che
criminalizza rom, migranti, senza casa, poveri, disoccupati e che
esercita il potere in modo sadico, al punto da modificare anche la
percezione che i più deboli hanno di sé e della realtà, riducendoli a un
sentimento d’impotenza, di fragilità, di solitudine, la condizione dei
“sottouomini”.
Il razzismo e la xenofobia possono dare impulso
ad accessi di violenza collettiva, a vere e proprie “liturgie” di massa
scandite sulla dialettica amico/nemico, a scenari sinistri di cui,
purtroppo, la nostra storia è costellata. Gli psicologi delle masse
spesso hanno spiegato l’adesione a rituali xenofobi collettivi,
riconducendoli alla ricerca di un rifugio di fronte al senso di
smarrimento. “Il cerimoniale permette a un gruppo di comportarsi in un
modo simbolicamente ordinato così da dare l’impressione di rivelare un
universo ordinato; ogni particella acquista la sua identità mediante la
semplice interdipendenza con le altre” (Erik Erikson).
Eppure varrebbe la pena interrogarsi non solo sul “perché” le cose accadono ma anche sul “come”.
Quel “come” non è riconducibile solo agli aspetti irrazionali. Sono i
dispositivi politici, le strutture giuridiche e le macchine
amministrative che fanno apparire accettabile, “ordinario”, se non
addirittura socialmente giustificabile, il volto della persecuzione. È
quanto si sta verificando col nuovo decreto Minniti – Orlando che
rappresenta la “normalizzazione” di una politica che criminalizza i
deboli e gli antagonisti e rivela, senza grattare troppo il fondo del
barile, un processo in atto di fascistizzazione della società.
(Fonte: Patrizia Buffa - Contropiano)