Da qualche anno in Italia gran parte del dibattito pubblico sulla
minoranza romanì è concentrato sulla volontà di “superare i campi
nomadi”, consapevoli del disastro umanitario e culturale che questa
scelta politica produce alla minoranza romanì.
Tutti dichiarano
di voler superare i campi nomadi, ma la realtà mostra molte chiacchiere e
zero fatti concreti, tale che spesso si intuisce facilmente che le
chiacchiere sono solo di propaganda politica e autoreferenziale.
Smantellare la “logica campo nomade” non è solo l’abbattimento di
baraccopoli, ma equivale ad eliminare ogni forma di politica
segregante-differenziata per le comunità romanès e rendere visibile
proposte e soluzioni inserite in un contesto dotato di senso.
Per
esempio la proposta della micro-area per sole famiglie rom è una
soluzione priva di senso perché si tratta ancora una volta di una
soluzione segregante-differenziata per sole famiglie rom.
Cambia il
nome, non cambia la sostanza, questo accade spesso da qualche decennio
alla minoranza romanì, forse per ignoranza, o forse per opportunismo
senza scrupoli.
Per non dimenticare ... il “campo nomadi” è un
approccio multiculturale con politiche segreganti-differenziate
destinate a sole famiglie rom; politiche definite per una sbagliata
lettura della cultura romanì e dei bisogni delle comunità romanès;
politiche legittimate da distorsioni ed equivoci.
E’ attraverso
un approccio interculturale che le identità culturali riproducono la
loro presenza storica ed hanno la possibilità di avere spazi e
riconoscimenti.
Il passaggio del tema della minoranza romanì ad
un approccio interculturale è visibile con l’avvio “processi”
interculturali, essenziali per l’evoluzione dell’identità culturale
romanì, per non scivolare verso la marginalità o la separazione.
Affrontare l’estremo vivere delle comunità romanès è possibile a partire
da un lavoro sistematico, graduale e analitico, con processi di
sviluppo delle comunità per giungere alla dismissione dell’approccio
multiculturalista ed al superamento sia della dimensione abitativa e
mentale segregante, differenziata, sia della condizione di separatezza
spaziale, culturale e relazionale.
“Per influenzare le problematiche sociali e culturali, bisogna influenzare gli ambienti sociali e culturali”
Molti si pongono la domanda da quale area sociale iniziare: dal lavoro,
o dalla scuola, o dalla formazione, o dalla casa, o dalla identità
culturale, ecc. le priorità devono tener conto della realtà e dei
bisogni del singolo e delle comunità, ed accertate attraverso idonei
strumenti di ricerca.
Occorre tener conto che molte ricerche
hanno documentato che la disponibilità di una abitazione è una
“conditio-sine-qua-non” che incide positivamente sul benessere
socio-relazionale e psico-fisico delle persone, rende possibile l'avvio
di processi di auto-stima e empowerment.
Il modello housing first
si fonda sul riconoscimento della casa come diritto umano primario,
riconosce alla persona la capacità di acquisire uno stato di benessere
psico-fisico pur in presenza di gravi condizioni di esclusione sociale e
culturale, collega la stabilità abitativa al ripristino attorno alla
persona della struttura relazionale e comunitaria, dal supporto
dell’equipe pubblico-privato, fino al tempo necessario per la piena
autonomia.
Quindi per smantellare la logica “campo nomade”
occorre abbandonare l’approccio multiculturale e le politiche
segreganti-differenziate per le comunità romanès, ed avviare processi
interculturali di sviluppo delle comunità ed un approccio di housing
first.
Queste sono le soluzioni di Fondazione romanì Italia per
smantellare la “logica campo nomade”, segregante-differenziata, e tanto
altro dell’estrema esclusione e discriminazione della minoranza romani.
Le iniziative attivate hanno permesso di verificare la positività
prodotta con queste soluzioni, di definire un produttivo modello di
lavoro pubblico-privato e di tracciare il profilo per la formazione di
specifici professionisti.
Smantellare le politiche
segreganti-differenziate- assistenzialistiche (logica campo nomade) ed
avviare processi di sviluppo della minoranza romanì è possibile, è molto
più semplice di quando si possa immaginare, e produce benefici per
tutta la collettività, mentre sono tanti coloro che NON sono interessati
ad abbattere concretamente la disumana “logica campo nomade”, per
interessi personali e per scopi di parte.
Fondazione romanì
Italia continuerà a proporre ed a realizzare iniziative, ove possibile,
per smantellare il sistema della “logica campo nomadi” e rendere
visibile per la minoranza romanì una diversa e proficua prospettiva
politica, inserita in un contesto dotato di senso.
Numerosi
saranno gli ostacoli creati ad arte, ma il sostegno alla nostra
fondazione di numerosi amici della minoranza romanì continuerà ad essere
la nostra forza.
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