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martedì 21 febbraio 2017

La lingua rom ridotta a "codice della mala". E la risposta indignata di Dijana PAVLOVIC.

LA SOLIDARIETA' DI FONDAZIONE ROMANI' AL DOTT. SPANO (UNAR)




Comunicato






Fondazione romanì Italia esprime solidarietà al Dott. Francesco Spano, dimissionario direttore generale di UNAR, e lo facciamo con convinzione anche se la nostra organizzazione da diversi anni, con chiarezza e senza alcuna forma di personalismo o interessi, critica propositivamente alcune scelte di questa Istituzione, in particolare in merito alla Strategia Nazionale per l'inclusione delle comunità romanès.

Una trasmissione televisiva ha denunciato un presunto uso improprio dei fondi pubblici da parte di UNAR – Ufficio nazionale antidiscriminazione razziale – ed il presunto coinvolgimento del direttore generale dott. Francesco Spano.

La notizia è entrata nel tritacarne mediatico e della propaganda razzista per indebolire una importante Istituzione dell'Italia multiculturale che è necessario rafforzare affinche recepisca TUTTI i principi della direttiva europea n. 2000/43 CE, che invece fin dalla costituzione di UNAR (decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 215) non sono stati recepiti.

 


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Fondazione romanì Italia

Via Rigopiano n. 10/B  - 65124 Pescara  tel. 085 9155070 numero verde gratuito 800587705

email: fondazioneromani.italia@gmail.com    web: www.fondazioneromani.eu

domenica 19 febbraio 2017

PALERMO: LE DONNE ROM DEPORTATE IN NOME DELLA "SICUREZZA"

 FATE GIRARE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

da Idea Rom Onlus
14 h ·

Condividiamo e sosteniamo il drammatico appello promosso da Giulia Veca, dall'Arci Palermo, dall'Asgi - Sezione Sicilia, dall'Associazione Diritti e frontiere (Adif), dalla Clinica Legale per i Diritti Umani (Cledu) e dal Forum Antirazzista Palermitano:
Quattro donne deportate da Palermo e separate dalle loro famiglie. È questa la “Sicurezza” che vogliamo?
Non sappiamo quali siano le cause vere dell’imponente irruzione delle forze armate, all’alba del 17 febbraio, al “campo” della Favorita di Palermo, dove vivono da decenni alcune famiglie Rom.
Ne abbiamo visto però le conseguenze dirette in termini di violenza sulle vite delle persone. In questo caso specifico quattro donne sono state deportate a Ponte Galeria, Roma, presso il centro di Identificazione ed Espulsione.
Vogliamo che si sappia chi sono queste persone, perché si capisca l’ingiustizia che stanno subendo e contro la quale ci opporremo, a partire dall’utilizzo di tutte le vie legali e poi mobilitando ogni forza disponibile per questa battaglia di minima civiltà.
D. e S. sono due giovani ragazze figlie di un anziano rifugiato dell’ex Jugoslavia amputato di una gamba e gravemente malato, di cui si prendevano cura. Nate e cresciute in Italia assistevano loro padre. Erano state regolari fino al diciottesimo anno di vita, quando, per l’assurdità della legge avevano perso ogni diritto. Erano seguite dalla Clinica legale dell’Università di Palermo.
M. è una giovane mamma che ha una bimba di 11 anni che frequenta regolarmente la quinta elementare. Ieri la bimba e il papà non erano al campo, e M. è stata portata via senza neanche poterla abbracciare. Aveva chiesto al Tribunale dei minori di riconoscere il diritto a restare in Italia nel superiore interesse di sua figlia.
S. è una donna anziana molto malata, che non può assolutamente sopportare la detenzione in un CIE per motivi di salute. Ha 5 figli di cui uno minorenne.
Stamattina abbiamo potuto incontrarle al commissariato dei carabinieri prima che venissero imbarcate per Roma. L’unica cosa che ci è stata promessa è che S. avrebbe potuto prendere medicinali e documenti medici prima di partire.
Questo il risultato della roboante “caccia” condotta a Palermo contro cittadini e cittadine che sono parte di questa città da decenni.
Circa 150 persone, tra cui tantissimi minori, sono costrette a vivere in quel posto orrendo che è il campo della Favorita perché non riescono a regolarizzarsi in assenza di un passaporto (e come potrebbero averne uno se vengono in maggior parte da uno Stato che non esiste più?); perché il pregiudizio contro di loro rende anche Palermo una città incapace di accoglierle come cittadini e cittadine (nonostante siano qui da sempre); perché anche quando il Tribunale per i minorenni intima alla questura di rilasciare un permesso di soggiorno alle famiglie nel superiore interesse dei bambini questo non avviene.
"Prima di tutto vennero a prendere gli zingari", scriveva Brecht. E quello che è successo a Palermo è esempio emblematico dei tempi bui che stiamo vivendo, segnati da rastrellamenti, cacce alle persone sulla base della loro nazionalità, deportazioni, accordi con i dittatori, rilancio di un sistema di detenzione amministrativa che ha solo prodotto dolore, a volte morte, violazione dei diritti e aumento esponenziale dell’insicurezza di tutti e tutte a costi umani ed economici altissimi.
Non lasceremo sole queste donne e invitiamo tutte le realtà e le persone alla mobilitazione per loro, in nome dei diritti e della dignità di ognuno e ognuna, e del mondo diverso in cui vorremmo vivere.
Arci Palermo, Asgi - Sezione Sicilia, Associazione Diritti e frontiere (Adif), Clinica Legale per i Diritti Umani (Cledu), Forum Antirazzista Palermitano.
(Fonte: Arci Palermo)

venerdì 10 febbraio 2017

SGOMBERO DI VIA IDRO

gli Amici di via Idro ha provato per molti mesi, con tutte le sue forze (poche), a dire che lo sgombero del campo, nelle modalità che si andavano delineando, era quantomeno inopportuno. Ci provammo anche con il sindaco, quello passato, una volta che lo incrociammo in zona, al Trotter; gli esiti furono uguali a zero.
Ora, a distanza di quasi un anno, l’intervento che doveva favorire l’integrazione dei cittadini italiani di via Idro (ma rom, per ventura o sventura) si è dimostrato per quello che è (o che era già): uno sgombero. La differenza con gli altri sgomberi è che i rom di via Idro non sono stati sfrattati da un campo informale, ma da uno formalissimo perché comunale. Ma quel campo, sembrerebbe oggi, non c’era.
Noi abbiamo continuato e continueremo a occuparci di questa questione. La giunta, quella di ora, deve onorare gli impegni di quella passata. Se non lo fa, di quel provvedimento resta solo l’amaro sapore del razzismo, anche se in salsa progressista.

Opera Nomadi Milano - Marry when you are ready: chi e quanto disturba.

Opera Nomadi Milano
Marry when you are ready: chi e quanto disturba.
Le ricerche sociali sulla condizione delle comunità zigane, il livello di scolarizzazione, il tasso di occupazione ecc. presentano sempre inevitabilmente almeno 2 aspetti che lasciano dubitare della effettiva attendibilità: la campionatura, il metodo (o il modo in cui coloro che) effettuano la rilevazione.
A queste si potrebbero aggiungere le modalità di censimento, la compilazione di questionari, le interviste o ancora la pubblicazione di testi che partono dalla rilettura di esperienze precedenti liberamente interpretate ecc.ecc.
Lungi quindi dal voler sostenere aprioristicamente l’irrevocabile fondatezza di una tesi o del suo contrario, ci risulta sorprendente e francamente azzardata la reazione di alcuni esponenti di associazioni zigane che protestano circa il fenomeno delle “unioni precoci” raccontato dalle mediatrici culturali attraverso il progetto transnazionale “Marry when you are ready”.
In breve, all’interno delle comunità rom e sinte in Italia sarebbe presente in misura non superficiale (sia pure con forti differenziazioni tra gruppi autoctoni e altri di diversa provenienza), la pratica familiare (e non solo...) di celebrare unioni (non riconosciute dalla legge italiana) tra una parte dei propri figli minori, in una età variabile tra i 14 anni (in qualche caso anche 13) e i 16 -17.
Chiunque abbia frequentato un “insediamento zigano” o la rete di famiglie di un determinato “gruppo”, almeno negli ultimi 2 decenni, avrà avuto modo di constatarlo personalmente o finanche di partecipare direttamente alla “festa di matrimonio” che segue ai complessi accordi tra le famiglie per “sposare” i propri figli, spesso in giovanissima età.
Perché allora questa reazione scomposta di chi vorrebbe non se ne parlasse?
A lungo un approccio tipicamente culturalista ha sottovalutato gli effetti di "costumi tradizionali" che hanno sottaciuto pratiche di sfruttamento familiare sottraendo alle ragazze/i la libertà di scegliere liberamente il proprio futuro.
E ciò è avvenuto, e avviene in molti casi, anche attraverso accordi di compra – vendita fortemente monetizzati, dove c’è qualcuno che ci guadagna (soldi) e altri che perdono la propria…libertà sottostando a pesanti e inevitabili costrizioni.
Vi sono poi episodi estremi che ci riconducono nei meandri più sordidi dei delitti umani, storie di “rapimenti” e riduzione in schiavitù, sovente risolte al termine con un accordo…economico con la famiglia “offesa”. E la vittima?
Parlarne, con giusta causa, circostanziando eventi e situazioni senza facili generalizzazioni, non solo è utile e necessario ma consente anche di riflettere sulle cause sociali che producono o amplificano effetti indesiderati e comportamenti abnormi che talvolta in nome di una pretesa “tradizione” nascondono solo ignoranza o qualcosa di peggio.
M.P.

mercoledì 25 gennaio 2017

Furti, truffe, rapine, evasioni Controllo nel campo nomadi sono pregiudicati 67 rom su 83 - Corriere.it

Furti, truffe, rapine, evasioni Controllo nel campo nomadi sono pregiudicati 67 rom su 83 - Corriere.it


PS: che brutto articolo!

Jasenovac, omelia di un silenzio - di e con Dino Parrotta

STRISCIA LA NOTIZIA...SERPEGGIA IL PREGIUDIZIO ANTI ROM

Housing is not yet a human right in Slovakia

Housing is not yet a human right in Slovakia

Racism's cruelest cut: coercive sterilisation of Romani women and their fight for justice in the Czech Republic (1966-2016) | openDemocracy

Racism's cruelest cut: coercive sterilisation of Romani women and their fight for justice in the Czech Republic (1966-2016) | openDemocracy

martedì 24 gennaio 2017

UNA STORIA DALLO ZIGEUNERLAGER

MILANO È MEMORIA. DOMANI L'ASSESSORE LIPPARINI ALL'INIZIATIVA PUBBLICA "L'OLOCAUSTO DEL POPOLO ROM"

“Samudaripen”: lo sterminio rimosso - Patria Indipendente

“Samudaripen”: lo sterminio rimosso - Patria Indipendente

Il Porrajmos dimenticato: giovedì convegno ad Isernia | PrimoPiano Molise

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L'Officina del Libro: RECENSIONE || "Io non mi chiamo Miriam" di Majgull Axelsson

L'Officina del Libro: RECENSIONE || "Io non mi chiamo Miriam" di Majgull Axelsson

Invito - Il 27 gennaio in Senato per la Giornata della Memoria

Invito - Il 27 gennaio in Senato per la Giornata della Memoria

mercoledì 18 gennaio 2017

LETTERA APERTA ALL'ATTIVISMO ROMANO'




Se non riesci a leggere l'email clicca qui
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Lettera aperta all'attivismo romanò






Per tanto tempo, negli anni passati, abbiamo tutti denunciato gli errori degli attivisti, degli esperti e dalle associazioni pro rom per le scelte politiche sbagliate verso la minoranza romanì, per un disastroso modello di sviluppo degli interventi i cui fallimenti sono ben documentati, e per l'assenza di volontà ad un radicale cambiamento.

Tutti abbiamo sempre denunciato gli ostacoli per la partecipazione attiva del rom nelle attività e nelle iniziative destinate alla minoranza romanì.
Da diversi anni la partecipazione attiva del rom inizia ad essere un fatto concreto e dobbiamo porci diverse domande.

Cresce la partecipazione attiva del rom e non è visibile un miglioramento delle condizioni della minoranza romanì, è evidente che qualche cosa non funziona correttamente.

Oggi per le comunità romanès non è cambiato quasi nulla rispetto al passato, anche se da diversi anni tante persone/associazioni rom gestiscono progetti ed iniziative oppure collaborano alla loro realizzazione.

Potrei citare i progetti gestiti con la presenza di persone/associazioni rom che non hanno prodotto alcun tipo di benificio alle comunità romanès, e potrei motivare i limiti ed i danni delle attività realizzate, ma in questa sede voglio invitare ad una riflessione con la propria coscienza.

La partecipazione attiva e qualificata del rom, specifica e non esclusiva, è fondamentale per migliorare le condizioni delle comunità romanès, ma siamo degli irresponsabili se non comprendiamo che la partecipazione attiva del rom senza specifiche conoscenze-competenze professionali ed esperienza è molto pericolosa perchè implementa stereotipi e pregiudizi, legittima l'istigazione all'odio razziale e radicalizza la discriminazione.

Essere rom non vuol dire essere automaticamente un esperto.

In Italia gran parte dei progetti e delle iniziative realizzate con la partecipazione attiva di persone/associazioni rom dimostrano che il modello di partecipazione attiva del rom, spesso voluto e sostenuto dalle istituzioni, non ha prodotto (e nemmeno proposto) un radicale cambiamento utile per migliorare le condizioni sociali, culturali e politiche della minoranza romanì.

Si intende continuare con l'attuale modello di partecipazione?

Nella Fondazione romanì Italia abbiamo scelto un modello di partecipazione attiva e qualificata del rom, specifica e non esclusiva, laddove i requisiti prefessionali, morali ed etici sono fondamenti imprescindibili; con questa strategia la nostra fondazione da alcuni anni realizza la propria visione politica.

Nei prossimi giorni Fondazione romanì Italia emanerà un bando ( sarà disponibile nel sito web:
www.fondazioneromani.eu), per selezionare n. 12 persone rom più 03 uditori per partecipare al corso di formazione professionale di “Esperto di sviluppo di comunità”.

Si tratta di una delle attività del progetto “Romanipè 2.0” finanziato da UNAR – Ufficio Nazionale Antidiscriminazione razziale e finalizzato ad implementare la visione politica strategica di Fondazione romanì Italia per strutturare un modello di sviluppo degli interventi per le comunità romanès diverso dal passato ed elaborare una nuova romanipè.

Concludo invitando a sostenere la campagna di adesione 2017 di Fondazione romanì con l'adesione quale socio sostenitore dalla home page del sito web:

www.fondazioneromani.eu

Nazzareno Guarnieri – presidente Fondazione romanì Italia


 


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Fondazione romanì Italia

Via Rigopiano n. 10/B  - 65124 Pescara  tel. 3299135259 - 3277393570



martedì 17 gennaio 2017

19/1 - ASSOCIAZIONE FABRIZIO CASAVOLA














Ovviamente a Milano.

Il 19 gennaio 2017 dalle 19,00 terremo al Ligera la nostra prima festa di tesseramento.
Sarà innanzitutto una serata di promozione dell’associazione, che ha pochi mesi di vita e la necessità di acquisire nuovi soci e nuove idee per la realizzazione dei suoi obiettivi.
Ma sarà anche una festa, perché ci sarà da mangiare e bere, musica e qualche intervento a sorpresa.
Vi chiederemo di aderire all’associazione, versando un contributo di 10 euro per l’anno 2017.
Il denaro raccolto con le quote associative e le somme versate a qualsiasi titolo sono, per ora, l’unica fonte di finanziamento di cui dispone la nostra associazione. Quindi invitiamo tutti a fare la tessera e a regalarla ad amici e parenti.
Aiutateci a promuovere l’appuntamento e, soprattutto, preparatevi a FAR FESTA!


Ci sarà Luca Klobas


 e Massimo Conte



Materiale del Cestim su Rom, Sinti e Camminanti

Cestim on-line - Sito di documentazione sui fenomeni migratori

La Comunità di Sant'Egidio con i Rom e i Sinti



La Comunità di Sant'Egidio con i Rom e i Sinti | Comunità di Sant'Egidio

Conoscenza, metodo e rete: il corso Caritas Roma per lavorare con i rom - Redattore Sociale


Conoscenza, metodo e rete: il corso Caritas Roma per lavorare con i rom - Redattore Sociale

“Una nuova generazione di criminali cresce nei campi rom di Milano” - Redattore Sociale


“Una nuova generazione di criminali cresce nei campi rom di Milano” - Redattore Sociale

mercoledì 4 gennaio 2017

LA STORIA DEI ROM

venerdì 30 dicembre 2016

L'ASSESSORE E IL PUNTO DI VISTA ROM

 

Idea Rom Onlus ha aggiunto 6 nuove foto.
L'ASSESSORE E IL PUNTO DI VISTA ROM
Oggi nel social-housing di via Traves, e poi al campo nomadi di via Germagnano, Idea Rom ci è andata con l'assessore comunale ai Diritti e alle Pari Opportunità del Comune di Torino, Marco Giusta.
Per far toccare con mano la situazione di donne e uomini che ogni giorno a Torino vedono negata la propria dignità.
Le famiglie hanno mostrato le proprie condizioni di vita, la difficoltà d'accesso a diritti e opportunità disponibili per qualsiasi altro cittadino a Torino e le molte vessazioni a cui sono costrette dalle attività di controllo quasi sempre ingiustificate e ingiustamente generalizzate.
Hanno soprattutto descritto la condizione esistenziale di chi è sempre sul punto d'essere scacciato, sia che viva in un insediamento spontaneo, sia che viva in strutture assolutamente precarie che sontuosi progetti hanno invece spacciato come soluzioni abitative di lungo periodo.
Sperando che questa occasione possa servire a portare nella Giunta Comunale di Torino un punto di vista finora inascoltato, quello dei Rom a cui nessuno si rivolge per discutere quella condizione di vita e come poter provare a venirne fuori tutti assieme.
Vesna Vuletic
Presidente Idea Rom Onlus