Questo blog continua per una promessa fatta a Fabrizio Casavola e in memoria di Luigi Bevilacqua ***alla fine dei post clicca su "Mostra tutto" per altri post da siti e blog di tutto il mondo;
Gioco
con il fango con le misere scarpe da donna, ma io bimba mi diverto
ugualmente. Sono sporca perché non c'e' acqua corrente e nè potabile per
bere e lavarsi, ma io bimba mi diverto ugualmente. Non ho il senso del
possesso di avere una bambola o qualsiasi altro gioco, posso avere la
grandezza di giocare in piena libertà con la natura, ma io bimba mi
diverto ugualmente. Non ho paura di avere freddo, sono abituata ad avere
pochi vestiari e tra l'altro smessi dagli altri, mi piace
travestirmi , ma io bimba mi diverto ugualmente. Non vado a scuola,
perché non mi vogliono, dicono che sono brutta sporca nera e ladra. Ma
io sono una bimba come tutti gli altri, voglio imparare a scrivere e
leggere per un domani migliore, per il mio futuro. Non lamentatevi se
poi per sopravvivere io un giorno sarò costretta a rubare per mangiare
perché voi avete rubato e molestato la mia infanzia e la mia persona.
Sono solo una bimba ZINGARA che vive ai campi nomadi ai margini di una
città che ci e' ostile. Sono solo una bimba come tutti gli altri bimbi.
Scritto e pensato da me.
Amelia Guarnieri
29 Aprile 2014
Fondazione romanì Italia augura Buon Natale e Felice
Anno 2017
Fondazione romanì Italia promuove una consapevole coscienza dell'essere rom e
minoranza nel terzo millennio, in una prospettiva di affermazione dei diritti e dei doveri, ed elaborare una romanipè 2.0.
Le azioni di Fondazione romanì Italiasono
sviluppate nella logica di “processi” finalizzati a
modificare i modelli e le situazioni paradossali con cui sono state
considerate ed affrontate le questioni relative alla minoranza romanì.
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A questa domanda troveremo la risposta dal contributo economico, anche piccolissimo, che decidi di inviare a Fondazione romanì
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COSI' IL PARLAMENTO HA INSABBIATO LO SCANDALO DEI CAMPI ROM A ROMA
Le denunce di Pannella nel 2014. Ma la commissione d’inchiesta non è mai nata.
Dalla scorsa estate
giace in Parlamento, a prima firma Giovanna Martelli, una proposta di
legge per istituire una commissione d’inchiesta sulla gestione dei campi
nomadi a Roma: ma nessuno ne parla.
Una storia di silenzio che comincia nel 2013, quando Marco Pannella
prende in mano in prima persona il lavoro di due film-maker militanti
radicali e comincia a seguire la lavorazione di un film che alla fine
consegnerà in Procura al pm Pignatone, Dragan aveva ragione.
L’avvocato Vincenzo Di Nanna, segretario di Amnistia, Giustizia e
Libertà, che curò la denuncia sporta dal leader radicale contro il
Comune di Roma, lo ripete da anni: «È stata censurata una parte della
nostra storia».
Marco e la battaglia per l’inclusione dei Rom
erano una cosa sola da quando era ragazzino, come amava raccontare, e
giocava in Abruzzo con i coetanei «zingari» nel Teramano.
Già
negli anni ’90 lo storico Radicale Paolo Pietrosanti, Consigliere del
Partito Transnazionale, era rappresentante all’Onu della International
Romani Union, unico eletto non appartenente all’etnia: fu il solo a
denunciare «un intero popolo cancellato con un tratto di penna» dalla
legge per la tutela delle minoranze linguistiche storiche (482/1999).
Altro che i buonismi pelosi delle cooperative rosse: i Radicali hanno
continuato a battersi contro la corruzione fin quando sono stati nelle
istituzioni, quando una delegazione di parlamentari (Maurizio Turco e
Rita Bernardini in testa) si recò a Napoli con l’europarlamentare
ungherese Viktoria Mohacsi sulle ceneri dei roghi di Ponticelli,
puntando il dito senza mezzi termini contro il legame tra campi nomadi e
criminalità organizzata.
Così quando i due militanti, Gianni
Carbotti e Camillo Maffia, portano a Pannella le riprese che mostrano
come Marino e Nieri appena eletti non esitino a riportare con ogni mezzo
una comunità fuggita da Castel Romano nel campo gestito da Salvatore
Buzzi, il vecchio leone impiega poco a fare due più due e si attiva
immediatamente, guardando quattro ore di girato coi registi che prendono
appunti su dove il politico più eclettico della storia d’Italia vuole
che siano inserite o meno le voci fuori campo.
Il film è
presentato in anteprima al Partito Radicale nell’estate 2014, e Rita
Bernardini, mesi prima dello scandalo «Mafia Capitale», prende il
microfono e dice che le immagini dovrebbero essere portate in Procura:
«Sono stati filmati dei reati».
Ci vorrà un anno e la fondazione
di un’associazione tutta pannelliana - Amnistia, Giustizia e Libertà -
perché Pannella, Bernardini e Di Nanna si rechino in Procura sporgendo
denuncia e consegnando copia del documentario. Nell’atto, cifre folli:
la giunta Marino spende 150.615 euro per sgomberare i Rom e riportarli
nel campo gestito da Buzzi. Nel frattempo il Partito Radicale
(inascoltato) chiede l’attuazione della Strategia nazionale d’inclusione
per chiudere i rubinetti del danaro comunale, accedere ai fondi europei
e avviare percorsi di trasparenza dopo Mafia Capitale.
Ma il
film è già passato sotto silenzio: lo scandalo imperversa, il PD è in
guai seri e nessun «attivista per i diritti umani» ha intenzione di
diffondere un documentario in cui il leader radicale spara a zero sulla
doppia morale della sinistra mentre scorrono le immagini nude e crude
della speculazione sui campi nomadi.
L’unica testata che si occupa del film appena uscito è Il Tempo, mentre la sinistra «contro il razzismo» tace.
Tra le rare eccezioni la Martelli, la quale presenta il film alla
Camera e deposita la proposta d’inchiesta tratta dalla denuncia di
Pannella. Davvero il Parlamento calendarizzerà la discussione di un DDL
per indagare sulla corruzione nei campi nomadi? I Radicali non sono così
sciocchi da crederlo, ma sono determinati a chiederlo. Né il partito
oggi rappresentato da Maurizio Turco né l’associazione guidata da
Vincenzo Di Nanna e presieduta da Laura Arconti intendono mollare su
questa che è stata una delle ultime e più scomode battaglie di Marco
Pannella, censurato anche ora che non c’è più».
(Fonte: Il Tempo)
Milano, 7 novembre 2016
A:
Sindaco Giuseppe Sala
Vicesindaco Anna Scavuzzo
Assessora Carmela Rozza
Assessore Pierfrancesco Majorino
Assessore Marco Granelli
Dott.ssa Tiziana Ferrittu - Coordinamento Linee Guida Rom, Sinti e Caminanti Comune di Milano
Oggetto: Situazione ex abitanti campo rom via Idro presso il CeAS e
attuazione dei programmi previsti. Richiesta di incontro urgente.
Gentili Signore, Egregi Signori
Siamo venuti a conoscenza che nei giorni scorsi sono state consegnate
lettere di richiamo a due dei cittadini accolti presso il Centro di
Autonomia Abitativa al CeAS di Parco Lambro per violazione di alcune
regole contenute nell’Accordo di Accoglienza sottoscritto da alcune
famiglie in seguito alla chiusura del campo rom regolare di Via Idro.
Per la chiusura del campo rom di via Idro abbiamo svolto un ruolo
attivo di confronto e mediazione con l’assessore Granelli. In
particolare ci siamo adoperati affinché tutte le famiglie che erano
residenti regolarmente nel campo rom via Idro potessero essere
alloggiate in strutture abitative dignitose (e questo purtroppo non è
stato possibile per tutti) e che la chiusura del campo diventasse
l’occasione dell’avvio di una vera integrazione nel tessuto sociale
cittadino (come indica la delibera n° 1444 del 17 agosto 2015, con la
quale la Giunta ha sancito la chiusura del campo rom di via Idro).
Più volte, nelle riunioni convocate su esplicita richiesta dell’allora
presidente della Zona 2 Mario Villa e del presidente della Commissione
Coesione Sociale e Sicurezza del CdZ 2 Stefano Costa, l’assessore
Granelli ha affermato che il programma di accoglienza presso i centri
(CES e CAA) sarebbe durato il tempo necessario (inizialmente previsto in
1 anno + 1) per consentire la realizzazione di progetti tali da
permettere, da una parte, ai soggetti accolti di conseguire una reale
autonomia economica e dall’altra per individuare soluzioni abitative più
dignitose e integrate nella città.
Per quanto riguarda il pagamento
dei contributi alle spese di gestione dei centri, di solito previsti
negli Accordi di Accoglienza, l’assessore Granelli aveva promesso che
sarebbe stato richiesto solo quando, anche grazie ai “percorsi”, queste
famiglie ne avrebbero avuto le possibilità.
Ora, sia gli operatori
del CeAS che hanno segnalato al Comune il mancato pagamento, sia i
funzionari del Comune di Milano che hanno firmato e consegnato il
provvedimento, sanno che i due cittadini destinatari delle lettere di
richiamo sono sprovvisti di mezzi economici. I soggetti in questione
sono disoccupati e non godono di alcun introito economico da quando sono
ospiti nel CAA di Parco Lambro. Qui, infatti, è impossibile per loro
svolgere quelle piccole attività “marginali” (per esempio lo sgombero di
solai e cantine) che gli consentiva invece lo spazio loro assegnato nel
campo di via Idro. Di fatto, le due famiglie stanno sopravvivendo
grazie agli aiuti della madre (che gode di una modesta pensione
sociale), ai pacchi alimentari ricevuti saltuariamente da parrocchie e
altri enti caritatevoli, a qualche aiuto economico di amici consapevoli
delle loro condizioni.
Sono trascorsi quasi 8 mesi da quando il
Comune ha liberato l’area e ne sono passati 15 da quando la Giunta
Comunale ha deliberato la chiusura del campo. Neppure un adulto ha
seguito un programma per l’inserimento lavorativo: al momento sono tutti
disoccupati (ad eccezione di quelli che lavoravano prima dello
sgombero) e nei vari centri dove sono state collocate le famiglie,
qualcuno di loro ha semplicemente fatto un colloquio preliminare di
conoscenza per un’eventuale “borsa lavoro” che per ora non si è
concretizzata.
Chiediamo pertanto un incontro urgente di
aggiornamento della situazione, anche alla luce dell’ormai vicinissima
data di scadenza della convenzione tra Comune e gestori dei CAA
(31/12/2016), in cui ci sia la possibilità di conoscere quanto è stato
fatto per favorire l’autonomia dei soggetti ospitati e quanto sia in
previsione di fare nel prossimo immediato futuro.
Chiediamo inoltre,
stante le premesse suddette e il fatto che i due soggetti in questione
si sono impegnati a costruire un rapporto di maggiore collaborazione con
gli operatori del CeAS, che vengano ritirate le lettere di richiamo.
Ringraziamo per l’attenzione che vorrete prestare alla nostra lettera e cogliamo l’occasione per porgere distinti saluti.
Condivisa e firmata da:
Mario Villa, ex Presidente del Consiglio di Zona 2
Alberto Ciullini, ex Presidente Commissione Scuola del Consiglio di Zona 2
Alberto Proietti, ex Presidente Commissione Urbanistica, Edilizia privata e Demanio del CdZ 2
Stefano Costa, ex Presidente Commissione Coesione Sociale e Sicurezza del CdZ 2
Piero Leodi, Luigi Vuono, Antonio Piazzi, “Amici di Via Idro”
Nadia SchavecherSapevamo che sarebbe andata cos te. E' una vergogna!
Piero LeodiCara
Nadia, lo sapevamo sì. E lo abbiamo ripetuto decine di volte. Piuttosto
inascoltati, anche a sinistra sinistra. Vedremo questa volta come
andrà.
Nadia SchavecherCome
vuoi che vada. Abbiamo capito che alle varie letterine e petizioni sono
sordi! La sinistra e' una indicazione geografica niente di più....