Il pugile rinnega l'Italia: "Che combatto a fare per questo paese?"
Sabato
5 aprile in Messico il nostro Domenico Spada sfiderà Marco Antonio
Rubio per conquistare il Mondiale pesi medi. Ma per l'occasione il
pugile romano ha deciso di rinunciare, per protesta, ai simboldi
dell'Italia: "Salirò sul ring con la bandiera rom, niente tricolore e
niente inno di Mameli"
Salgo sul ring, ma stavolta non sventolerà nessuna bandiera italiana e non suonerà l'inno di Mameli. Stavolta combatto solo per la mia gente, salirò sul quadrato con la bandiera rom...Spada proverà - per la terza volta - a conquistare il titolo mondiale non "da italiano" ma "da rom". In fondo "è il terzo mondiale che faccio, e sempre all'estero. Mai una parola da un ministro dello sport, la federazione non sta dalla parte dei professionisti, e neanche la tv ha acquistato i diritti. Che combatto a fare per questo paese?".
Una domanda retorica che dovrebbe farci riflettere: perché un giovane pugile che da anni porta in giro l'Italia nel mondo è arrivato a dover rinunciare al tricolore e all'inno di Mameli?
"Quando il match conta sono sempre costretto ad andare all'estero. Non solo. Mai una telefonata, un messaggio, una parola d'incoraggiamento da un ministro dello sport qualsiasi...". Non solo. Al centro della sua rabbia la televisione. Anzi, "nessuna" televisione. "Nessuno ha acquistato i diritti del match, quindi in Italia non mi vedranno. Ai mass media fa comodo parlare del pugile solo quando è coinvolto in qualche caso di cronaca". Infine, un attacco alla federazione: "Ormai sta abbandonando il professionismo, se ne frega di quelli come me che fanno il vero pugilato. Il mio è un gesto di protesta contro tutto questo sistema".