Il #Porrajmos in Italia https://t.co/guFTYheWbw la persecuzione di #rom e #sinti
— Porrajmos (@Porrajmos) 6 aprile 2017
durante il #fascismo di @BraviLuca pic.twitter.com/TwLeVdtUMz
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venerdì 7 aprile 2017
IL PORRAJMOS IN ITALIA
U Velto - Sinti e rom, la Commissione europea blocca le sanzioni
U Velto - Il Mondo, notizie ed immagini dai mondi sinti e rom: Sinti e rom, la Commissione europea blocca le sanz...: Alla vigilia dell' 8 aprile la Commissione europea, secondo quanto pubblicato dal Financial Times , ha bloccato per l'ennesima v...
Associazione New Romalen: Il Porrajmos e il silenzioso divoramento odierno
Associazione New Romalen: Il Porrajmos e il silenzioso divoramento odierno: Nella giornata della Memoria del Porrajmos, New Romalen e Circolo Arci Arcobaleno sono liete di invitarvi presso il Circolo Arci Arcob...
Gianturco Roma Camp Demolished This Morning
NOTRE ROUTE -Amaro Drom-: 8 Avril Journée internationale des Rrom
NOTRE ROUTE -Amaro Drom-: 8 Avril Journée internationale des Rrom: N'oublions pas que depuis le 1er Congrès de l'OPRE ROMA nous sommes des Rrom. Rrom de France, Rrom d'Espagne etc...... Depuis l&...
Giornata Internazionale Rom: “l’inclusione è possibile”
Giro il comunicato. Condivido la denuncia rispetto agli ex abitanti di Via Idro che SONO STATI SGOMBERATI E PERTANTO SFRATTATI! Denuncio l'insufficiente impegno delle istituzioni nel garantire casa e lavoro (che sono diritti universali!).
Paolo
“Superare i campi rom e costruire percorsi di autonomia abitativa e inclusione sociale è possibile. Lo dimostra il lavoro che da anni portiamo avanti come Casa della carità e Centro Ambrosiano di Solidarietà”. A sostenerlo, in occasione della Giornata Internazionale dei Rom e Sinti che si celebra sabato 8 aprile, è don Virginio Colmegna presidente della Casa della carità e consigliere di direzione del CeAS.
“Ma affinché questi percorsi siano reali e positivi come l’esperienza del superamento di via Triboniano - aggiunge don Colmegna - anche le istituzioni devono fare la loro parte”. Il riferimento è alla chiusura del campo rom regolare di via Idro, avvenuta nel febbraio 2016. In quell’occasione, il Comune di Milano si impegnò con le famiglie promettendo che lo sgombero del campo sarebbe stato equiparato allo sfratto in termini di punteggio per l’assegnazione della casa popolare, ma quella promessa non è stata mantenuta. “È un fatto grave, che genera sfiducia nella possibilità per le famiglie sgomberate di accedere a quella soluzione abitativa stabile e definitiva che era stata loro prospettata”, dice ancora don Colmegna. Cinque delle famiglie di via Idro sono tuttora ospiti del progetto “Villaggio solidale” al Parco Lambro, dove Casa della carità e CeAS operano dal 2005.
In 12 anni, tra i due enti, sono stati accolti 84 nuclei familiari rom, a seguito di sgomberi di campi o in situazione di emergenza. Di questi, l’8 per cento è attualmente ospite del “Villaggio solidale” e il 6 per cento è sistemato in altre strutture di accoglienza, ma la stragrande maggioranza, il 79 per cento, risiede in appartamento a seguito del buon esito del progetto di integrazione. Si tratta di famiglie che abitano per lo più in affitto (52 per cento), ma qualcuna ha anche acquistato casa (8 per cento). Altre ancora sono andate a vivere in appartamenti nel loro paese d’origine, la Romania (11 per cento), o in altri stati europei (3 per cento). Solo 6 famiglie sono ritornate a vivere in un campo.
“Uno dei capisaldi del lavoro sociale che viene portato avanti dal progetto del “Villaggio solidale” è l’impegno per l’istruzione dei minori”, spiega Donatella De Vito, responsabile del progetto per i due enti. Sono 170 quelli complessivamente presi in carico dal progetto, nella maggior parte dei casi molto piccoli. L’86 per cento di loro ha intrapreso un percorso di scolarizzazione. In termini assoluti, ben 25 hanno conseguito il diploma di scuola superiore e 41 hanno portato a termine la licenza media. Altri 80 sono stati inseriti alla scuola dell’infanzia o alla scuola primaria.
“L’altra colonna portante del lavoro di integrazione del progetto Villaggio solidale - prosegue De Vito - è l’emancipazione della figura femminile”. In questo senso, i risultati più significativi sono stati i 40 contratti di lavoro raggiunti e i 133 progetti di formazione e inserimento lavorativo realizzati. Un ultimo confortante dato riguarda le 19 donne uscite dall’analfabetismo. “Ed è proprio pensando a belle storie come le loro - conclude l’operatrice - che vivremo la giornata dell’8 aprile al Villaggio Solidale”.
Milano, 7 aprile 2017
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Ufficio stampa Fondazione Casa della carità "Angelo Abriani"Valentina Rigoldi - 344 06 74 986
www.casadellacarita.org - twit ter.com/casadellacarita - face book.com/CasaDellaCaritaMilano
Paolo
COMUNICATO STAMPA
Giornata Internazionale Rom: “l’inclusione è possibile”
È il messaggio che Casa della carità e Centro Ambrosiano di Solidarietà lanciano in occasione dell’8 aprile. Delle 84 famiglie rom accolte dai due enti nel “Villaggio solidale” dal 2005, quasi l’80% oggi risiede in appartamento
Don Colmegna: “Affinché i percorsi di autonomia e inclusione sociale siano reali e positivi, anche le istituzioni devono fare la loro parte”
“Superare i campi rom e costruire percorsi di autonomia abitativa e inclusione sociale è possibile. Lo dimostra il lavoro che da anni portiamo avanti come Casa della carità e Centro Ambrosiano di Solidarietà”. A sostenerlo, in occasione della Giornata Internazionale dei Rom e Sinti che si celebra sabato 8 aprile, è don Virginio Colmegna presidente della Casa della carità e consigliere di direzione del CeAS.
“Ma affinché questi percorsi siano reali e positivi come l’esperienza del superamento di via Triboniano - aggiunge don Colmegna - anche le istituzioni devono fare la loro parte”. Il riferimento è alla chiusura del campo rom regolare di via Idro, avvenuta nel febbraio 2016. In quell’occasione, il Comune di Milano si impegnò con le famiglie promettendo che lo sgombero del campo sarebbe stato equiparato allo sfratto in termini di punteggio per l’assegnazione della casa popolare, ma quella promessa non è stata mantenuta. “È un fatto grave, che genera sfiducia nella possibilità per le famiglie sgomberate di accedere a quella soluzione abitativa stabile e definitiva che era stata loro prospettata”, dice ancora don Colmegna. Cinque delle famiglie di via Idro sono tuttora ospiti del progetto “Villaggio solidale” al Parco Lambro, dove Casa della carità e CeAS operano dal 2005.
In 12 anni, tra i due enti, sono stati accolti 84 nuclei familiari rom, a seguito di sgomberi di campi o in situazione di emergenza. Di questi, l’8 per cento è attualmente ospite del “Villaggio solidale” e il 6 per cento è sistemato in altre strutture di accoglienza, ma la stragrande maggioranza, il 79 per cento, risiede in appartamento a seguito del buon esito del progetto di integrazione. Si tratta di famiglie che abitano per lo più in affitto (52 per cento), ma qualcuna ha anche acquistato casa (8 per cento). Altre ancora sono andate a vivere in appartamenti nel loro paese d’origine, la Romania (11 per cento), o in altri stati europei (3 per cento). Solo 6 famiglie sono ritornate a vivere in un campo.
“Uno dei capisaldi del lavoro sociale che viene portato avanti dal progetto del “Villaggio solidale” è l’impegno per l’istruzione dei minori”, spiega Donatella De Vito, responsabile del progetto per i due enti. Sono 170 quelli complessivamente presi in carico dal progetto, nella maggior parte dei casi molto piccoli. L’86 per cento di loro ha intrapreso un percorso di scolarizzazione. In termini assoluti, ben 25 hanno conseguito il diploma di scuola superiore e 41 hanno portato a termine la licenza media. Altri 80 sono stati inseriti alla scuola dell’infanzia o alla scuola primaria.
“L’altra colonna portante del lavoro di integrazione del progetto Villaggio solidale - prosegue De Vito - è l’emancipazione della figura femminile”. In questo senso, i risultati più significativi sono stati i 40 contratti di lavoro raggiunti e i 133 progetti di formazione e inserimento lavorativo realizzati. Un ultimo confortante dato riguarda le 19 donne uscite dall’analfabetismo. “Ed è proprio pensando a belle storie come le loro - conclude l’operatrice - che vivremo la giornata dell’8 aprile al Villaggio Solidale”.
Milano, 7 aprile 2017
Ufficio stampa Fondazione Casa della carità "Angelo Abriani"Valentina Rigoldi - 344 06 74 986
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giovedì 6 aprile 2017
8/4 GIORNATA DI ROM, SINTI E CAMMINANTI
lunedì 3 aprile 2017
PROPOSTE DELLA FONDAZIONE ROMANI'
| Se non riesci a leggere l'email clicca qui | ||
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È molto più semplice di quando si possa immaginare mettere in atto soluzioni per migliorare le
condizioni di vita e la coesione socio-culturale delle comunità romanès; per raggiungere con successo questi obiettivi è
essenziale un modello di partecipazione attiva e qualifica del rom, specifico e non esclusivo, il quale incide sulla
definizione del futuro della minoranza romanì.
Dopo i documentati errori del passato verso la minoranza romanì realizzate con “il gioco delle tre carte” con politiche differenziate-assistenziali-segreganti dei campi nomadi, delle micro-aree e dei diritti differenziati, NON DOBBIAMO permettere che la partecipazione attiva del rom sia strumentalizzata, e possiamo farlo rendendo visibili e documentate le nostre proposte e le nostre azioni. Deve essere chiaro che dipende da noi, dall’attivismo/associazionismo romanò. Nei giorni scorsi i media hanno riportato che a Roma una cooperativa ha “ingaggiato” una persona rom, Luciano Casamonica, ed altri suoi sette familiari per il servizio di vigilanza ai campi nomadi. Non si tratta di una casualità, ma è la generalizzata scelta della politica, delle istituzioni e della società civile, di adottare un modello di partecipazione attiva del rom tutto concentrato su folclorismo e oscurantismo, in cui la persona/associazione rom è in balia della volontà altrui. Occorre riconoscere che il modello di partecipazione attiva del rom, folcloristico ed oscurantista, è realizzato in Italia per responsabilità di quelle persone/associazioni rom che si prestano sia a svolgere ruoli senza avere specifiche conoscenze-competenze, sia a collaborare o gestire progetti inutili, e spesso dannosi, per le comunità romanès. Gli esempi documentati di progetti fallimentari con la partecipazione attiva del rom sono numerosi. Non ha più senso e valore continuare ad attribuire responsabilità ad altri, perché oggi la responsabilità è chiaramente di un attivismo/associazionismo romanò che in gran parte sta dimostrando incompetenza nell' indicare e realizzare proposte inserite in un contesto dotato di senso e coerenti ai bisogni delle comunità, ed anche incapacità a comporre strategie e collaborazioni per canalizzare risorse e energie di tutti nella direzione di soluzioni utili a migliorare le condizioni delle comunità romanès. Fondazione romani Italia ha analizzato criticamente gli errori del passato per la minoranza romanì ed alla luce delle considerazioni emerse ha definito il percorso di elaborazione di una specifica visione politica con un modello di partecipazione attiva e qualificata del rom, specifica e non esclusiva, nei processi consultivi, decisionali e gestionali, laddove per “qualificata” si intende dotata di conoscenze-competenze professionali e di requisiti morali. All’interno della visione politica di Fondazione romanì Italia il modello di partecipazione attiva del rom e le azioni e le pratiche quotidiane legate al riconoscimento della personalità culturale alla minoranza romanì, creano un movimento virtuoso che si completa con la responsabilizzazione delle comunità romanès, le quali diventano protagonisti del proprio futuro e della promozione della propria identità culturale nel pieno e aperto dialogo con tutte le comunità del territorio in cui si trovano a vivere. I risultati realizzati da questo movimento virtuoso di Fondazione romanì Italia sono visibili e mettono in discussione il “sistema” di sviluppo degli interventi per la minoranza romanì che tanti danni ha prodotto. |
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Fondazione romanì ItaliaVia Rigopiano n. 10/B - 65124 Pescara - 3277393570 | ||
sabato 1 aprile 2017
COSENZA: IL COMUNE TOGLIE AI ROM ACQUA E CORRENTE ELETTRICA
Nazzareno Guarnieri (Fondazione romanì):
15 bambini rom e 7 persone malate, alcuni in trattamento con insulina sono costretti a vivere senza acqua e senza energia elettrica, Il sindaco può ignorare tutto ciò? oppure ha il dovere istituzionale di tutelare i minori, i malati e gli anziani?
15 bambini rom e 7 persone malate, alcuni in trattamento con insulina sono costretti a vivere senza acqua e senza energia elettrica, Il sindaco può ignorare tutto ciò? oppure ha il dovere istituzionale di tutelare i minori, i malati e gli anziani?
Cosenza, la Fondazione romanì al Comune: "Strumentalizzate il disagio: siete poco seri" - Iacchite.com
lunedì 27 marzo 2017
SERCo: PRIME LUCI SULL'IMPRENDITORIA SOCIALE ROM A TORINO.
Vesna Baxtali Vuletic ha condiviso l'album di Idea Rom Onlus.
Idea Rom Onlus ha aggiunto 28 nuove foto datate 17 marzo all'album: SERCo: PRIME LUCI SULL'IMPRENDITORIA SOCIALE ROM A TORINO.
Oltre 150 persone, la gran parte Rom provenienti dalle baraccopoli di Torino, hanno partecipato, nei locali del Centro di Aggregazione Culturale di via Cavagnolo 7 a Torino, alla presentazione del progetto europeo SERCo (Social Entrepreneurship for Roma Communities) organizzata da Idea Rom.
Come è stato spiegato nel corso della conferenza, l'obiettivo del
progetto è quello di promuovere l'economia sociale come strumento per
l'inclusione economica delle comunità Rom.
Numerosi sono stati i relatori che si sono alternati durante la giornata, tra questi anche Viviana Ferrero, presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Torino che ha rivolto un sentitissimo saluto istituzionale ai partecipanti.
Diverse le esperienze lavorative emerse come quella di Zaim Halilovic, imprenditore Rom impegnato nella raccolta di materiale ferroso, che ha raccontato come la regolarizzazione della propria posizione lavorativa abbia permesso di vivere e lavorare oggi con maggior continuità e serenità.
Un altro intervento, come quello fatto da Ettore Racca, imprenditore e artista di Sinto, ha sottolineato l'importanza di operare sempre all'interno dei limiti imposti dalla legalità e come questa sia uno strumento per dare maggiore dignità e sicurezza al proprio lavoro.
Fra gli interventi al centro dell'incontro quelli dei rappresentanti di importanti cooperative sociali di Torino che, oltre descrivere la propria esperienza, hanno indicato importanti filoni imprenditoriali su cui poter investire energie e speranze.
Una partecipazione così alta, sia dal punto di vista numerico che di contenuti, non può che essere un interessante punto di partenza per puntare all'apertura di nuove imprese sociali nelle quali i Rom abbiano ruoli significativi per numero e tipologia di occupazioni lavorative.
Per ulteriori informazioni: https://www.facebook.com/sercommunities/
---------------------------
SERCo: FIRST LIGHT ON ROMA SOCIAL ENTREPRENEURSHIP IN TURIN
Over 150 people, mostly Roma from the slums of Turin, attended, at the Cultural Aggregation Center in Via Cavagnolo 7 in Turin, at the presentation of the European project Serco (Social Entrepreneurship for Roma Communities) organized by Idea Rom.
As explained during the conference, the project's aim is to promote the social economy as a tool for economic inclusion of Roma communities.
There were numerous speakers who took turns during the day, among them also Viviana Ferrero, President of the Equal Opportunities Commission of the City of Turin who addressed warm institutional greetings to the participants.
Different work experiences emerged as the one of Zaim Halilovic, Roma entrepreneur engaged in the collection of ferrous material, which told how the regularization of his employment status allowed him to live and work today with greater continuity and serenity.
Another speech, such as that made by Ettore Racca, Sinto entrepreneur and artist, stressed the importance of working always within the limits imposed by law and that this is an instrument to give greater dignity and safety to the work.
Among the speeches, at the center of the meeting were those of important social cooperatives based in Turin that, in addition to describe their experience, have indicated major business strands on which to invest energy and hopes.
Such an high participation, both from a numerical and a contents point of view, can only be an interesting start to point to the opening of new social enterprises in which Roma people have significant roles for the number and type of job occupations.
More infos at: https://www.facebook.com/sercommunities/
Numerosi sono stati i relatori che si sono alternati durante la giornata, tra questi anche Viviana Ferrero, presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Torino che ha rivolto un sentitissimo saluto istituzionale ai partecipanti.
Diverse le esperienze lavorative emerse come quella di Zaim Halilovic, imprenditore Rom impegnato nella raccolta di materiale ferroso, che ha raccontato come la regolarizzazione della propria posizione lavorativa abbia permesso di vivere e lavorare oggi con maggior continuità e serenità.
Un altro intervento, come quello fatto da Ettore Racca, imprenditore e artista di Sinto, ha sottolineato l'importanza di operare sempre all'interno dei limiti imposti dalla legalità e come questa sia uno strumento per dare maggiore dignità e sicurezza al proprio lavoro.
Fra gli interventi al centro dell'incontro quelli dei rappresentanti di importanti cooperative sociali di Torino che, oltre descrivere la propria esperienza, hanno indicato importanti filoni imprenditoriali su cui poter investire energie e speranze.
Una partecipazione così alta, sia dal punto di vista numerico che di contenuti, non può che essere un interessante punto di partenza per puntare all'apertura di nuove imprese sociali nelle quali i Rom abbiano ruoli significativi per numero e tipologia di occupazioni lavorative.
Per ulteriori informazioni: https://www.facebook.com/sercommunities/
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SERCo: FIRST LIGHT ON ROMA SOCIAL ENTREPRENEURSHIP IN TURIN
Over 150 people, mostly Roma from the slums of Turin, attended, at the Cultural Aggregation Center in Via Cavagnolo 7 in Turin, at the presentation of the European project Serco (Social Entrepreneurship for Roma Communities) organized by Idea Rom.
As explained during the conference, the project's aim is to promote the social economy as a tool for economic inclusion of Roma communities.
There were numerous speakers who took turns during the day, among them also Viviana Ferrero, President of the Equal Opportunities Commission of the City of Turin who addressed warm institutional greetings to the participants.
Different work experiences emerged as the one of Zaim Halilovic, Roma entrepreneur engaged in the collection of ferrous material, which told how the regularization of his employment status allowed him to live and work today with greater continuity and serenity.
Another speech, such as that made by Ettore Racca, Sinto entrepreneur and artist, stressed the importance of working always within the limits imposed by law and that this is an instrument to give greater dignity and safety to the work.
Among the speeches, at the center of the meeting were those of important social cooperatives based in Turin that, in addition to describe their experience, have indicated major business strands on which to invest energy and hopes.
Such an high participation, both from a numerical and a contents point of view, can only be an interesting start to point to the opening of new social enterprises in which Roma people have significant roles for the number and type of job occupations.
More infos at: https://www.facebook.com/sercommunities/
giovedì 23 marzo 2017
ITALIA: CENTINAIA DI ROM A RISCHIO DI SGOMBERO FORZATO DALL’INSEDIAMENTO INFORMALE DI GIANTURCO A NAPOLI
- Mar 22 alle 9:20 PM
ITALIA: CENTINAIA DI ROM A RISCHIO DI SGOMBERO FORZATO DALL’INSEDIAMENTO INFORMALE DI GIANTURCO A NAPOLI
Amnesty International esprime preoccupazione per la minaccia di sgombero forzato imminente da parte delle autorità locali di circa 1.300 rom rumeni, che vivono nell’insediamento informale di Gianturco, nella città di Napoli. Le autorità municipali stanno pianificando il trasferimento di 200 degli sfrattati verso un nuovo campo attualmente in fase di costruzione da parte del Comune e co-finanziato dal Ministero dell’Interno. Centinaia di residenti, compresi bambini, anziani, malati e disabili, rischiano di rimanere senza casa.
A seguito di una recente visita sul campo a Napoli - dove i ricercatori di Amnesty International hanno incontrato le autorità comunali e intervistato decine di residenti di Gianturco - l'organizzazione ha scritto alle autorità locali il 21 marzo esortandole a fermare l’ordine di sfratto fino allo svolgimento di una vera consultazione con tutti i residenti per valutare alternative abitative ed evitare che centinaia di persone finiscano per strada. Amnesty International ha sollevato preoccupazioni con il Ministro dell’Interno sul finanziamento fornito al Comune di Napoli per la costruzione di un campo mono-etnico come principale alternativa abitativa per gli abitanti di Gianturco. Amnesty International ha anche lanciato un’azione urgente, un appello che l'organizzazione utilizza in caso di minaccia imminente per gli individui e le comunità, chiedendo ai suoi sostenitori in tutto il mondo di inviare lettere alle autorità italiane esortandole a evitare lo sgombero forzato previsto.
Un insediamento informale di lungo periodo
L'insediamento informale di Gianturco ospita circa 1.300 adulti e bambini rom, molti dei quali vivono in case auto-costruite in mattoni, legno e lamiere (secondo i dati forniti dal Comune sono 850 le persone che vivono nell’insediamento, ma la comunità e le ONG forniscono dati più alti). Decine di famiglie sono state trasferite a Gianturco dopo che il campo in cui vivevano era stato messo a fuoco da sconosciuti nel 2011. Il campo distrutto si trova in via del Riposo, lo stesso luogo dove il Comune sta attualmente costruendo un nuovo campo per ospitare alcune delle famiglie di Gianturco.
Negli ultimi mesi, gli abitanti hanno riferito di frequenti controlli e perquisizioni da parte delle autorità preposte, con conseguente sequestro di scorte alimentari, automobili, scooter e carrelli che le famiglie utilizzano per il trasporto di materiali riciclabili raccolti in tutta la città. Hanno anche riferito di casi di molestie da parte di agenti delle forze dell'ordine che hanno ripetutamente detto loro di lasciare il campo. Inoltre, il sostentamento della comunità è stato significativamente influenzato dal divieto da parte delle autorità di tenere un mercato informale di beni di seconda mano nella piazza dell’insediamento.
“Il Comune non è venuto a parlare con noi, non sono venuti a chiedere chi è malato, chi ha bisogno. A loro non importa di noi. La polizia ci ha impedito di allestire il mercato, ci hanno detto: tutti i rom fuori! Non si rendono conto che abbiamo bambini piccoli, non siamo in una giungla, ma ci trattano come animali”, ha detto un residente ad Amnesty International.
Nessun avviso adeguato o consultazione effettiva con i residenti di Gianturco
Secondo le informazioni raccolte da Amnesty International, un ordine di sfratto del Tribunale dal terreno di proprietà privata sui cui si sviluppa Gianturco è stato emesso a gennaio 2016, chiedendo lo sgombero entro 30 giorni. Alcune delle famiglie sono state informate del provvedimento, ma molti dei residenti non hanno mai ricevuto alcuna documentazione. Il Comune ha confermato ad Amnesty International che solo una parte dei residenti ha ricevuto la notifica da parte del giudice. Il Comune è riuscito a negoziare diverse proroghe del termine di sfratto con le autorità giudiziarie, ma il 27 febbraio 2017 ha comunicato ad Amnesty International che lo sgombero avrebbe avuto luogo a breve, senza ulteriori proroghe possibili.
Pur avendo avuto più di un anno di tempo, nessuna reale consultazione è stata effettuata dal Comune per valutare tutte le alternative possibili allo sgombero e le opzioni di alloggio alternative per tutte le famiglie.
Tutti i residenti con cui i ricercatori di Amnesty International hanno parlato hanno riportato di avere ricevuto pochissime informazioni su quello che stava per accadere. I residenti non erano a conoscenza della data esatta per lo sfratto o delle alternative a loro disposizione. Molti hanno parlato della paura che i loro figli siano costretti a dormire per strada. Altri sono preoccupati per i loro averi e per le risorse che hanno investito nel corso del tempo per migliorare le loro case a Gianturco.
“Abbiamo vissuto qui per quasi cinque anni. Ho 6 bambini. [Le autorità] dovrebbero farci stare qui [a Gianturco] ... se questo non è possibile, ci devono dare un altro posto dove stare, ma non possiamo essere lasciati per strada con i nostri figli”, ha detto una donna di 26 anni.
Reinsediamento di circa duecento persone in un campo di segregazione etnica e rischio per centinaia di rom di rimanere senza casa
“Se ci sfrattano, non so dove andremo. Sono malato, nessuno è venuto a chiederci nulla. É inutile che io gridi, nessuno mi aiuta. Ho bisogno di vivere normalmente, sono malato. Dopo, non so dove andrò. Non so cosa farò”, dice un anziano ad Amnesty International.
Secondo le informazioni raccolte da Amnesty International, il Comune prevede di spostare circa 200 abitanti di Gianturco in un nuovo campo di segregazione etnica, attualmente in costruzione in via del Riposo, sempre a Napoli, con fondi messi a disposizione dal Comune e dal Ministero dell’Interno. Il Comune ha riferito ad Amnesty International che alcuni piccoli appartamenti confiscati a reti di criminalità organizzata saranno utilizzati per reinsediare alcuni degli abitanti di Gianturco; e che inoltre metterà a disposizione un totale di 75.000 euro come supporto temporaneo a 25 famiglie per un contributo all’affitto da privati a determinate condizioni. Tuttavia, il Comune ha riconosciuto che centinaia di persone, compresi bambini, non saranno inserite in un programma di alloggio alternativo e quindi sono a rischio di rimanere senza casa.
Le autorità italiane in violazione degli obblighi internazionali e regionali sui diritti umani
Amnesty International è consapevole che le opzioni di alloggio descritte non offrono alternative per tutte le persone che attualmente risiedono a Gianturco, anche sulla base della cifra più bassa stimata di 850 persone, fornita dalle autorità. Inoltre, l'offerta di un nuovo campo di segregazione come principale alternativa al reinsediamento per circa 200 degli abitanti è discriminatoria.
La minaccia di sfratto imminente forzato e il piano a lungo termine per il trasferimento delle famiglie in un campo di segregazione mono-etnica si scontra con gli impegni assunti dall’Italia nella sua Strategia nazionale per l'inclusione delle comunità rom, sinti e camminanti, adottata nel 2012, e che impegna le autorità a porre fine alla segregazione dei rom nei campi; mettendo l'Italia in una posizione di violazione degli standard internazionali sui diritti umani e regionali, tra cui la Direttiva europea sull’uguaglianza razziale.
Amnesty International, insieme a diverse altre ONG, ha più volte denunciato la violazione dei diritti umani di migliaia di rom in tutta Italia che continuano ad affrontare sgomberi forzati, segregazione nei campi e discriminazione nell'accesso agli alloggi sociali. É in questo contesto che l'organizzazione ha ripetutamente invitato la Commissione europea ad avviare una procedura di infrazione contro l'Italia sotto la direttiva sull'uguaglianza razziale. Le potenziali violazioni dei diritti umani che devono affrontare i residenti rom dell'insediamento di Gianturco rafforzano la necessità di tale azione da parte della Commissione europea, senza ulteriori ritardi.
Ulteriori informazioni
L'Italia aderisce a una serie di trattati internazionali e regionali sui diritti umani che vietano la discriminazione sulla base della razza e dell'origine etnica e richiedono di garantire il diritto a un alloggio adeguato per tutti, anche vietando, astenendosi e prevenendo sgomberi: soprattutto quegli sgomberi che vengono effettuati senza adeguato preavviso e genuina consultazione con gli interessati, senza garanzie giuridiche e senza garanzie di una sistemazione alternativa adeguata. Questi trattati includono il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, il Patto internazionale sui diritti civili e politici, la Convenzione sui diritti del fanciullo e la Convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione. Il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti sociali, culturali ed economici ha sottolineato nel Commento Generale 7 che gli sgomberi devono essere eseguiti solo come ultima risorsa, una volta che tutte le altre alternative possibili siano state esplorate in reale consultazione con le comunità interessate. Anche se uno sfratto è ritenuto giustificato, può essere effettuato solo quando protezioni procedurali adeguate siano in atto e quando l'indennizzo per le perdite e un’adeguata sistemazione alternativa sia prevista per tutte le persone colpite.
Dalle testimonianze raccolte da Amnesty International, queste garanzie non sembrano essere in atto in relazione allo sgombero di Gianturco ponendo in tal modo le autorità in violazione dei loro obblighi secondo una serie di trattati internazionali e regionali sui diritti umani.
FINE DEL COMUNICATO
Roma, 22 marzo 2017
L’azione urgente per evitare lo sgombero forzato a Gianturco è online all’indirizzo:
https://www.amnesty.it/centinaia-di-rom-a-rischio-di-sgombero-forzato/
martedì 21 marzo 2017
IL GENOCIDIO DEI ROM NELL'ITALIA FASCISTA - LA FIGURA DELLA REGINA ELENA
martedì 14 marzo 2017
"Le grida ignorate della Comunità rom di via Reggio Calabria" - di Fiore Manzo
Per un movimento delle comunità romanès in Italia – U.C.R.I.
lunedì 13 marzo 2017
FUOCHI ATTIVI - FIORE MANZO
domenica 12 marzo 2017
FONDAZIONE ROMANI' SULLA STATUA DI MONSERRATO
Newsletter - www.fondazioneromani.eu
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Nei giorni scorsi siamo venuti a conoscenza che nella di città di Monserrato, alle porte di Cagliari, è stata installata una statua (nella foto) a memoria del genocidio delle comunità romanès durante il periodo nazi-fascista. Si tratta di un atto politico e culturale del Comune di Monserrato (CA) di riconoscimento e di riparazione morale di una brutta pagina di storia contro la minoranza romanì che è poca conosciuta dai cittadini. Nei giorni scorsi i vigili urbani del Comune di Monserrato hanno posto sotto sequestro il campo nomadi per le pessime condizioni igieniche, ed hanno anche sequestrato la statuta a memoria del genocidio delle comunità romanès che era stata installata nel campo nomadi (!) E’ incredibile! Installare un simbolo del genocidio delle comunità romanès in un campo nomade! E’ incredibile! Le istituzioni che sequestrano il simbolo di un genocidio! Molti cittadini ed attivisti della società civile hanno manifestato la loro indignazione per il sequestro della statua. Fondazione romanì Italia esprime disapprovazione ed indignazione per la scelta del luogo, il campo nomadi, dove è stata installata la statua a memoria del genocidio nazi-fascista delle comunità romanès, perchè la scelta di tale luogo è un gesto che LEGITTIMA la segregazione delle comunità romanès e DELEGITTIMA il genocidio delle comunità romanès. Anche in questo incredibile episodio è facile vedere il ramoscello e non vedere la trave, si preferisce scegliere la “cura che peggiora la malattia”. Fondazione romanì Italia sollecita il sindaco del Comune di Monserrato (CA) ad installare la statua a memoria del genocidio delle comunità romanès in un adeguato luogo pubblico ed essere visibile a tutti i cittadini. L’eventuale indifferenza del Comune di Monserrato obbligherà la Fondazione romanì Italia ad avviare iniziative democratiche presso le istituzioni italiane ed Europee. |
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Fondazione romanì ItaliaVia Rigopiano n. 10/B - 65124 Pescara tel. 3277393570 | ||
sabato 11 marzo 2017
venerdì 10 marzo 2017
Per un movimento delle comunità romanès in Italia – U.C.R.I.
martedì 7 marzo 2017
MANUEL INNOCENTI: COME AI TEMPI DI HITLER
lunedì 6 marzo 2017
SEQUESTRATA LA STATUA IN MEMORIA DEL PORRAJMOS
domenica 5 marzo 2017
Siamo Noi - Borgo Mezzanone (Foggia), il ghetto dei bulgari
sabato 4 marzo 2017
venerdì 3 marzo 2017
giovedì 2 marzo 2017
SOSTIENI IL PROGETTO “ANGELA NON VA AD AUSCHWITZ”
Paolo Cagna Ninchi
SOSTIENI IL PROGETTO “ANGELA NON VA AD AUSCHWITZ” L’associazione UPRE ROMA ha già pubblicato la storia di “Rukeli” il pugile sinto che ridicolizzò il nazismo e la storia di Else, la bambina “zingara di sangue misto” che sopravvisse ad Auschwitz. Vogliamo ora completare il trittico sul Porrajmoso o Samudaripen, il genocidio dei Rom, raccontando la storia di Angela, una dei 40 bambini oggetto delle ricerche di Eva Justin, la collaboratrice del dottor Ritter, direttore dell’”Istituto per l’igiene e la razza” che “catalogò” decine di migliaia di Rom e Sinti tedeschi destinati ai campi di sterminio. I fondi raccolti con il crowdfunding servono per i diritti d’autore, l’editing e la stampa del libro. Per sostenere il progetto:
https://www.produzionidalbasso.com/…/angela-non-va-ad-ausc…/
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mercoledì 1 marzo 2017
LUCA KLOBAS E IL ROM RATKO (AL TEATRO GIUDITTA PASTA DI SARONNO SABATO 4 MARZO)
domenica 26 febbraio 2017
Il volto della miseria in gabbia
sabato 25 febbraio 2017
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