Nazzareno Guarnieri (Fondazione romanì):
15 bambini rom e 7 persone malate, alcuni in trattamento con insulina sono costretti a vivere senza acqua e senza energia elettrica, Il sindaco può ignorare tutto ciò? oppure ha il dovere istituzionale di tutelare i minori, i malati e gli anziani?
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sabato 1 aprile 2017
COSENZA: IL COMUNE TOGLIE AI ROM ACQUA E CORRENTE ELETTRICA
Cosenza, la Fondazione romanì al Comune: "Strumentalizzate il disagio: siete poco seri" - Iacchite.com
lunedì 27 marzo 2017
SERCo: PRIME LUCI SULL'IMPRENDITORIA SOCIALE ROM A TORINO.
Vesna Baxtali Vuletic ha condiviso l'album di Idea Rom Onlus.
Idea Rom Onlus ha aggiunto 28 nuove foto datate 17 marzo all'album: SERCo: PRIME LUCI SULL'IMPRENDITORIA SOCIALE ROM A TORINO.
Oltre 150 persone, la gran parte Rom provenienti dalle baraccopoli di Torino, hanno partecipato, nei locali del Centro di Aggregazione Culturale di via Cavagnolo 7 a Torino, alla presentazione del progetto europeo SERCo (Social Entrepreneurship for Roma Communities) organizzata da Idea Rom.
Come è stato spiegato nel corso della conferenza, l'obiettivo del
progetto è quello di promuovere l'economia sociale come strumento per
l'inclusione economica delle comunità Rom.
Numerosi sono stati i relatori che si sono alternati durante la giornata, tra questi anche Viviana Ferrero, presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Torino che ha rivolto un sentitissimo saluto istituzionale ai partecipanti.
Diverse le esperienze lavorative emerse come quella di Zaim Halilovic, imprenditore Rom impegnato nella raccolta di materiale ferroso, che ha raccontato come la regolarizzazione della propria posizione lavorativa abbia permesso di vivere e lavorare oggi con maggior continuità e serenità.
Un altro intervento, come quello fatto da Ettore Racca, imprenditore e artista di Sinto, ha sottolineato l'importanza di operare sempre all'interno dei limiti imposti dalla legalità e come questa sia uno strumento per dare maggiore dignità e sicurezza al proprio lavoro.
Fra gli interventi al centro dell'incontro quelli dei rappresentanti di importanti cooperative sociali di Torino che, oltre descrivere la propria esperienza, hanno indicato importanti filoni imprenditoriali su cui poter investire energie e speranze.
Una partecipazione così alta, sia dal punto di vista numerico che di contenuti, non può che essere un interessante punto di partenza per puntare all'apertura di nuove imprese sociali nelle quali i Rom abbiano ruoli significativi per numero e tipologia di occupazioni lavorative.
Per ulteriori informazioni: https://www.facebook.com/sercommunities/
---------------------------
SERCo: FIRST LIGHT ON ROMA SOCIAL ENTREPRENEURSHIP IN TURIN
Over 150 people, mostly Roma from the slums of Turin, attended, at the Cultural Aggregation Center in Via Cavagnolo 7 in Turin, at the presentation of the European project Serco (Social Entrepreneurship for Roma Communities) organized by Idea Rom.
As explained during the conference, the project's aim is to promote the social economy as a tool for economic inclusion of Roma communities.
There were numerous speakers who took turns during the day, among them also Viviana Ferrero, President of the Equal Opportunities Commission of the City of Turin who addressed warm institutional greetings to the participants.
Different work experiences emerged as the one of Zaim Halilovic, Roma entrepreneur engaged in the collection of ferrous material, which told how the regularization of his employment status allowed him to live and work today with greater continuity and serenity.
Another speech, such as that made by Ettore Racca, Sinto entrepreneur and artist, stressed the importance of working always within the limits imposed by law and that this is an instrument to give greater dignity and safety to the work.
Among the speeches, at the center of the meeting were those of important social cooperatives based in Turin that, in addition to describe their experience, have indicated major business strands on which to invest energy and hopes.
Such an high participation, both from a numerical and a contents point of view, can only be an interesting start to point to the opening of new social enterprises in which Roma people have significant roles for the number and type of job occupations.
More infos at: https://www.facebook.com/sercommunities/
Numerosi sono stati i relatori che si sono alternati durante la giornata, tra questi anche Viviana Ferrero, presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Torino che ha rivolto un sentitissimo saluto istituzionale ai partecipanti.
Diverse le esperienze lavorative emerse come quella di Zaim Halilovic, imprenditore Rom impegnato nella raccolta di materiale ferroso, che ha raccontato come la regolarizzazione della propria posizione lavorativa abbia permesso di vivere e lavorare oggi con maggior continuità e serenità.
Un altro intervento, come quello fatto da Ettore Racca, imprenditore e artista di Sinto, ha sottolineato l'importanza di operare sempre all'interno dei limiti imposti dalla legalità e come questa sia uno strumento per dare maggiore dignità e sicurezza al proprio lavoro.
Fra gli interventi al centro dell'incontro quelli dei rappresentanti di importanti cooperative sociali di Torino che, oltre descrivere la propria esperienza, hanno indicato importanti filoni imprenditoriali su cui poter investire energie e speranze.
Una partecipazione così alta, sia dal punto di vista numerico che di contenuti, non può che essere un interessante punto di partenza per puntare all'apertura di nuove imprese sociali nelle quali i Rom abbiano ruoli significativi per numero e tipologia di occupazioni lavorative.
Per ulteriori informazioni: https://www.facebook.com/sercommunities/
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SERCo: FIRST LIGHT ON ROMA SOCIAL ENTREPRENEURSHIP IN TURIN
Over 150 people, mostly Roma from the slums of Turin, attended, at the Cultural Aggregation Center in Via Cavagnolo 7 in Turin, at the presentation of the European project Serco (Social Entrepreneurship for Roma Communities) organized by Idea Rom.
As explained during the conference, the project's aim is to promote the social economy as a tool for economic inclusion of Roma communities.
There were numerous speakers who took turns during the day, among them also Viviana Ferrero, President of the Equal Opportunities Commission of the City of Turin who addressed warm institutional greetings to the participants.
Different work experiences emerged as the one of Zaim Halilovic, Roma entrepreneur engaged in the collection of ferrous material, which told how the regularization of his employment status allowed him to live and work today with greater continuity and serenity.
Another speech, such as that made by Ettore Racca, Sinto entrepreneur and artist, stressed the importance of working always within the limits imposed by law and that this is an instrument to give greater dignity and safety to the work.
Among the speeches, at the center of the meeting were those of important social cooperatives based in Turin that, in addition to describe their experience, have indicated major business strands on which to invest energy and hopes.
Such an high participation, both from a numerical and a contents point of view, can only be an interesting start to point to the opening of new social enterprises in which Roma people have significant roles for the number and type of job occupations.
More infos at: https://www.facebook.com/sercommunities/
giovedì 23 marzo 2017
ITALIA: CENTINAIA DI ROM A RISCHIO DI SGOMBERO FORZATO DALL’INSEDIAMENTO INFORMALE DI GIANTURCO A NAPOLI
- Mar 22 alle 9:20 PM
ITALIA: CENTINAIA DI ROM A RISCHIO DI SGOMBERO FORZATO DALL’INSEDIAMENTO INFORMALE DI GIANTURCO A NAPOLI
Amnesty International esprime preoccupazione per la minaccia di sgombero forzato imminente da parte delle autorità locali di circa 1.300 rom rumeni, che vivono nell’insediamento informale di Gianturco, nella città di Napoli. Le autorità municipali stanno pianificando il trasferimento di 200 degli sfrattati verso un nuovo campo attualmente in fase di costruzione da parte del Comune e co-finanziato dal Ministero dell’Interno. Centinaia di residenti, compresi bambini, anziani, malati e disabili, rischiano di rimanere senza casa.
A seguito di una recente visita sul campo a Napoli - dove i ricercatori di Amnesty International hanno incontrato le autorità comunali e intervistato decine di residenti di Gianturco - l'organizzazione ha scritto alle autorità locali il 21 marzo esortandole a fermare l’ordine di sfratto fino allo svolgimento di una vera consultazione con tutti i residenti per valutare alternative abitative ed evitare che centinaia di persone finiscano per strada. Amnesty International ha sollevato preoccupazioni con il Ministro dell’Interno sul finanziamento fornito al Comune di Napoli per la costruzione di un campo mono-etnico come principale alternativa abitativa per gli abitanti di Gianturco. Amnesty International ha anche lanciato un’azione urgente, un appello che l'organizzazione utilizza in caso di minaccia imminente per gli individui e le comunità, chiedendo ai suoi sostenitori in tutto il mondo di inviare lettere alle autorità italiane esortandole a evitare lo sgombero forzato previsto.
Un insediamento informale di lungo periodo
L'insediamento informale di Gianturco ospita circa 1.300 adulti e bambini rom, molti dei quali vivono in case auto-costruite in mattoni, legno e lamiere (secondo i dati forniti dal Comune sono 850 le persone che vivono nell’insediamento, ma la comunità e le ONG forniscono dati più alti). Decine di famiglie sono state trasferite a Gianturco dopo che il campo in cui vivevano era stato messo a fuoco da sconosciuti nel 2011. Il campo distrutto si trova in via del Riposo, lo stesso luogo dove il Comune sta attualmente costruendo un nuovo campo per ospitare alcune delle famiglie di Gianturco.
Negli ultimi mesi, gli abitanti hanno riferito di frequenti controlli e perquisizioni da parte delle autorità preposte, con conseguente sequestro di scorte alimentari, automobili, scooter e carrelli che le famiglie utilizzano per il trasporto di materiali riciclabili raccolti in tutta la città. Hanno anche riferito di casi di molestie da parte di agenti delle forze dell'ordine che hanno ripetutamente detto loro di lasciare il campo. Inoltre, il sostentamento della comunità è stato significativamente influenzato dal divieto da parte delle autorità di tenere un mercato informale di beni di seconda mano nella piazza dell’insediamento.
“Il Comune non è venuto a parlare con noi, non sono venuti a chiedere chi è malato, chi ha bisogno. A loro non importa di noi. La polizia ci ha impedito di allestire il mercato, ci hanno detto: tutti i rom fuori! Non si rendono conto che abbiamo bambini piccoli, non siamo in una giungla, ma ci trattano come animali”, ha detto un residente ad Amnesty International.
Nessun avviso adeguato o consultazione effettiva con i residenti di Gianturco
Secondo le informazioni raccolte da Amnesty International, un ordine di sfratto del Tribunale dal terreno di proprietà privata sui cui si sviluppa Gianturco è stato emesso a gennaio 2016, chiedendo lo sgombero entro 30 giorni. Alcune delle famiglie sono state informate del provvedimento, ma molti dei residenti non hanno mai ricevuto alcuna documentazione. Il Comune ha confermato ad Amnesty International che solo una parte dei residenti ha ricevuto la notifica da parte del giudice. Il Comune è riuscito a negoziare diverse proroghe del termine di sfratto con le autorità giudiziarie, ma il 27 febbraio 2017 ha comunicato ad Amnesty International che lo sgombero avrebbe avuto luogo a breve, senza ulteriori proroghe possibili.
Pur avendo avuto più di un anno di tempo, nessuna reale consultazione è stata effettuata dal Comune per valutare tutte le alternative possibili allo sgombero e le opzioni di alloggio alternative per tutte le famiglie.
Tutti i residenti con cui i ricercatori di Amnesty International hanno parlato hanno riportato di avere ricevuto pochissime informazioni su quello che stava per accadere. I residenti non erano a conoscenza della data esatta per lo sfratto o delle alternative a loro disposizione. Molti hanno parlato della paura che i loro figli siano costretti a dormire per strada. Altri sono preoccupati per i loro averi e per le risorse che hanno investito nel corso del tempo per migliorare le loro case a Gianturco.
“Abbiamo vissuto qui per quasi cinque anni. Ho 6 bambini. [Le autorità] dovrebbero farci stare qui [a Gianturco] ... se questo non è possibile, ci devono dare un altro posto dove stare, ma non possiamo essere lasciati per strada con i nostri figli”, ha detto una donna di 26 anni.
Reinsediamento di circa duecento persone in un campo di segregazione etnica e rischio per centinaia di rom di rimanere senza casa
“Se ci sfrattano, non so dove andremo. Sono malato, nessuno è venuto a chiederci nulla. É inutile che io gridi, nessuno mi aiuta. Ho bisogno di vivere normalmente, sono malato. Dopo, non so dove andrò. Non so cosa farò”, dice un anziano ad Amnesty International.
Secondo le informazioni raccolte da Amnesty International, il Comune prevede di spostare circa 200 abitanti di Gianturco in un nuovo campo di segregazione etnica, attualmente in costruzione in via del Riposo, sempre a Napoli, con fondi messi a disposizione dal Comune e dal Ministero dell’Interno. Il Comune ha riferito ad Amnesty International che alcuni piccoli appartamenti confiscati a reti di criminalità organizzata saranno utilizzati per reinsediare alcuni degli abitanti di Gianturco; e che inoltre metterà a disposizione un totale di 75.000 euro come supporto temporaneo a 25 famiglie per un contributo all’affitto da privati a determinate condizioni. Tuttavia, il Comune ha riconosciuto che centinaia di persone, compresi bambini, non saranno inserite in un programma di alloggio alternativo e quindi sono a rischio di rimanere senza casa.
Le autorità italiane in violazione degli obblighi internazionali e regionali sui diritti umani
Amnesty International è consapevole che le opzioni di alloggio descritte non offrono alternative per tutte le persone che attualmente risiedono a Gianturco, anche sulla base della cifra più bassa stimata di 850 persone, fornita dalle autorità. Inoltre, l'offerta di un nuovo campo di segregazione come principale alternativa al reinsediamento per circa 200 degli abitanti è discriminatoria.
La minaccia di sfratto imminente forzato e il piano a lungo termine per il trasferimento delle famiglie in un campo di segregazione mono-etnica si scontra con gli impegni assunti dall’Italia nella sua Strategia nazionale per l'inclusione delle comunità rom, sinti e camminanti, adottata nel 2012, e che impegna le autorità a porre fine alla segregazione dei rom nei campi; mettendo l'Italia in una posizione di violazione degli standard internazionali sui diritti umani e regionali, tra cui la Direttiva europea sull’uguaglianza razziale.
Amnesty International, insieme a diverse altre ONG, ha più volte denunciato la violazione dei diritti umani di migliaia di rom in tutta Italia che continuano ad affrontare sgomberi forzati, segregazione nei campi e discriminazione nell'accesso agli alloggi sociali. É in questo contesto che l'organizzazione ha ripetutamente invitato la Commissione europea ad avviare una procedura di infrazione contro l'Italia sotto la direttiva sull'uguaglianza razziale. Le potenziali violazioni dei diritti umani che devono affrontare i residenti rom dell'insediamento di Gianturco rafforzano la necessità di tale azione da parte della Commissione europea, senza ulteriori ritardi.
Ulteriori informazioni
L'Italia aderisce a una serie di trattati internazionali e regionali sui diritti umani che vietano la discriminazione sulla base della razza e dell'origine etnica e richiedono di garantire il diritto a un alloggio adeguato per tutti, anche vietando, astenendosi e prevenendo sgomberi: soprattutto quegli sgomberi che vengono effettuati senza adeguato preavviso e genuina consultazione con gli interessati, senza garanzie giuridiche e senza garanzie di una sistemazione alternativa adeguata. Questi trattati includono il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, il Patto internazionale sui diritti civili e politici, la Convenzione sui diritti del fanciullo e la Convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione. Il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti sociali, culturali ed economici ha sottolineato nel Commento Generale 7 che gli sgomberi devono essere eseguiti solo come ultima risorsa, una volta che tutte le altre alternative possibili siano state esplorate in reale consultazione con le comunità interessate. Anche se uno sfratto è ritenuto giustificato, può essere effettuato solo quando protezioni procedurali adeguate siano in atto e quando l'indennizzo per le perdite e un’adeguata sistemazione alternativa sia prevista per tutte le persone colpite.
Dalle testimonianze raccolte da Amnesty International, queste garanzie non sembrano essere in atto in relazione allo sgombero di Gianturco ponendo in tal modo le autorità in violazione dei loro obblighi secondo una serie di trattati internazionali e regionali sui diritti umani.
FINE DEL COMUNICATO
Roma, 22 marzo 2017
L’azione urgente per evitare lo sgombero forzato a Gianturco è online all’indirizzo:
https://www.amnesty.it/centinaia-di-rom-a-rischio-di-sgombero-forzato/
martedì 21 marzo 2017
IL GENOCIDIO DEI ROM NELL'ITALIA FASCISTA - LA FIGURA DELLA REGINA ELENA
martedì 14 marzo 2017
"Le grida ignorate della Comunità rom di via Reggio Calabria" - di Fiore Manzo
Per un movimento delle comunità romanès in Italia – U.C.R.I.
lunedì 13 marzo 2017
FUOCHI ATTIVI - FIORE MANZO
domenica 12 marzo 2017
FONDAZIONE ROMANI' SULLA STATUA DI MONSERRATO
Newsletter - www.fondazioneromani.eu
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Nei giorni scorsi siamo venuti a conoscenza che nella di città di Monserrato, alle porte di Cagliari, è stata installata una statua (nella foto) a memoria del genocidio delle comunità romanès durante il periodo nazi-fascista. Si tratta di un atto politico e culturale del Comune di Monserrato (CA) di riconoscimento e di riparazione morale di una brutta pagina di storia contro la minoranza romanì che è poca conosciuta dai cittadini. Nei giorni scorsi i vigili urbani del Comune di Monserrato hanno posto sotto sequestro il campo nomadi per le pessime condizioni igieniche, ed hanno anche sequestrato la statuta a memoria del genocidio delle comunità romanès che era stata installata nel campo nomadi (!) E’ incredibile! Installare un simbolo del genocidio delle comunità romanès in un campo nomade! E’ incredibile! Le istituzioni che sequestrano il simbolo di un genocidio! Molti cittadini ed attivisti della società civile hanno manifestato la loro indignazione per il sequestro della statua. Fondazione romanì Italia esprime disapprovazione ed indignazione per la scelta del luogo, il campo nomadi, dove è stata installata la statua a memoria del genocidio nazi-fascista delle comunità romanès, perchè la scelta di tale luogo è un gesto che LEGITTIMA la segregazione delle comunità romanès e DELEGITTIMA il genocidio delle comunità romanès. Anche in questo incredibile episodio è facile vedere il ramoscello e non vedere la trave, si preferisce scegliere la “cura che peggiora la malattia”. Fondazione romanì Italia sollecita il sindaco del Comune di Monserrato (CA) ad installare la statua a memoria del genocidio delle comunità romanès in un adeguato luogo pubblico ed essere visibile a tutti i cittadini. L’eventuale indifferenza del Comune di Monserrato obbligherà la Fondazione romanì Italia ad avviare iniziative democratiche presso le istituzioni italiane ed Europee. |
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Fondazione romanì ItaliaVia Rigopiano n. 10/B - 65124 Pescara tel. 3277393570 | ||
sabato 11 marzo 2017
venerdì 10 marzo 2017
Per un movimento delle comunità romanès in Italia – U.C.R.I.
martedì 7 marzo 2017
MANUEL INNOCENTI: COME AI TEMPI DI HITLER
lunedì 6 marzo 2017
SEQUESTRATA LA STATUA IN MEMORIA DEL PORRAJMOS
domenica 5 marzo 2017
Siamo Noi - Borgo Mezzanone (Foggia), il ghetto dei bulgari
sabato 4 marzo 2017
venerdì 3 marzo 2017
giovedì 2 marzo 2017
SOSTIENI IL PROGETTO “ANGELA NON VA AD AUSCHWITZ”
Paolo Cagna Ninchi
SOSTIENI IL PROGETTO “ANGELA NON VA AD AUSCHWITZ” L’associazione UPRE ROMA ha già pubblicato la storia di “Rukeli” il pugile sinto che ridicolizzò il nazismo e la storia di Else, la bambina “zingara di sangue misto” che sopravvisse ad Auschwitz. Vogliamo ora completare il trittico sul Porrajmoso o Samudaripen, il genocidio dei Rom, raccontando la storia di Angela, una dei 40 bambini oggetto delle ricerche di Eva Justin, la collaboratrice del dottor Ritter, direttore dell’”Istituto per l’igiene e la razza” che “catalogò” decine di migliaia di Rom e Sinti tedeschi destinati ai campi di sterminio. I fondi raccolti con il crowdfunding servono per i diritti d’autore, l’editing e la stampa del libro. Per sostenere il progetto:
https://www.produzionidalbasso.com/…/angela-non-va-ad-ausc…/
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mercoledì 1 marzo 2017
LUCA KLOBAS E IL ROM RATKO (AL TEATRO GIUDITTA PASTA DI SARONNO SABATO 4 MARZO)
domenica 26 febbraio 2017
Il volto della miseria in gabbia
sabato 25 febbraio 2017
CHIUDERE LE PAGINE SOCIAL DI SALVINI - FIRMA LA PETIZIONE!
LIDL DI FOLLONICA: FIRMA LA PETIZIONE
Credo che siano tre giovani mentecatti convinti di aver fatto solo uno scherzo goliardico. Ma la sequela di commenti razzisti ci impone di resistere a questa deriva che pian piano legittima ogni oscenità. Per questo anche io ho firmato.
Paolo
Servono ancora 15 firme!
PAVLOVIC DIJANA HA APPENA FIRMATO QUESTA PETIZIONE...
venerdì 24 febbraio 2017
MATTEO SALVINI: STAY INHUMAN!
C'è chi fruga per miseria e bisogno e chi rimesta la peggiore immondizia culturale per una mera speculazione politica.
Per i primi provo pena e il disagio dei privilegiati.
Per i secondi provo ribrezzo.
l'impunita, inaccettabile, strumentale disumanità di Matteo Salvini.
LIDL DI FOLLONICA: ITALIANI CHE SBAVANO ODIO MENTRE LA ROMNì HA LA FORZA DI SORRIDERE
giovedì 23 febbraio 2017
Rinchiudono due rom nel gabbione dei cassonetti e poi girano un video - Cronaca - il Tirreno
Basta! Ci stiamo insensibilmente preparando al ritorno del nazismo! Paolo
Rinchiudono due rom nel gabbione dei cassonetti e poi girano un video - Cronaca - il Tirreno
Rinchiudono due rom nel gabbione dei cassonetti e poi girano un video - Cronaca - il Tirreno
martedì 21 febbraio 2017
"FATTANZA QUOTIDIANA" E LINGUA ROMANì
Etichette:#rom, #roma, #sinti, #culturaromsinti
#ilfattoquotidiano,
#LINGUA ROMANI'' #ROMANI CHIB
Rromanes: la mia ricchezza, la battaglia della mia vita
La traduzione in italiano è mia e un po' frettolosa ma credo sostanzialmente accettabile. Paolo
Roma, Gypsies, Manushes, Gitans / Gitanos, Kale, Sinti, tutti loro sono persone che vivono in diversi paesi in tutto il mondo; sono più di 10 Milioni in Europa e altri vivono in America, Australia, Asia, ecc. Cosa unisce tante comunità che vivono in diversi paesi, continenti, regioni, aventi differenti costumi, abitudini e stili di vita? La lingua è la base della società, facilita i contatti e la comunicazione tra le persone nei vari paesi. Il linguaggio è più di uno strumento per promuovere i rapporti tra gli esseri umani; è la base stessa dell'umanità. Inoltre, il linguaggio è simile a uno specchio in cui possiamo ripercorrere la storia di un popolo, il suo patrimonio culturale; spiega l'origine delle sue abitudini, costumi e tradizioni. La lingua Rromani, detta Rromanes è il principale fattore unificante delle molte comunità rom che vivono in diversi paesi in tutto il mondo, nonostante le loro differenze. Se i Rom sono divisi in diversi gruppi e hanno alcune differenze, possiedono però un linguaggio comune che ci unisce come persone / nazione. Il linguaggio Rromani è il fattore che consentono ai Rom di esistere pur non avendo uno stato con sue istituzioni. Il Rromanes è per i Rom la garanzia stessa di poter esistere come persone. La lingua Rromani è uno strumento che racchiude la storia dei Rom, fornisce preziose informazioni circa il lungo e duro viaggio dall'India verso l'Europa e il mondo. Il Rromanes è la mia lingua, la mia ricchezza, ma anche la battaglia della mia vita. Sì, è una battaglia per la promozione a livello politico, per rendere tutta la società consapevole del suo ruolo importante per il futuro delle comunità Rrom e per rivendicare uno spazio nel mondo dei beni culturali; per preservarla e trasmetterla alle generazioni successive, per insegnare loro a non vergognarsi di parlare la loro lingua madre, ma ad esserne orgogliosi.
Celebrating Our Diverse Language Heritage
2017-02-21
ERRC Country facilitator, France
Rromanes: moro barvalipe, moro jivotosqo maribe
Roma, Gipsies, Manushes, Gitans/Gitanos, Kale, Sinte, sa manuśa kaj beśen and-e verver thema and-o sasto sundal, po-but thar 10 milionă sine and-e Evropa, thaj isi panda ki Amerika, Australia, Azia thaj kola. So unisardel savore kadale dźene andar verver thema, kontinentă, regionă, so isi len verver tradicie, aćara, jivoto?
I ćhib si o temeli e dostipesqo, so lokisarel e komunikacia e manuśengi and-e thema. I ćhib na si sade kava so del vast thaj vazdinel e manuśenge relacien, kava si i baza e manuśipesqi. I ćhib si sar jekh dikhavlin so sikavel o manuśengo nakhlimos, lenge kulturalo palmukhlipe, sikavel katar aven lenge aćara thaj tradicie.
I rromani ćhib dźal po-dur tar kadale socialo role thaj ovel o maj-vaźno faktori so unisardel sa e Romen save beśen verver thanende and-o sasto sundal birda te ovel verver diferencie maśkar lende. Ako o rromano ćhal/narodo si ulavdo grupende thaj isi len diferencie, amen o Rroma isi amen jekh ćhib kaj zorăvel amen sar ćhal/narodo. Oj si kava so vazdinel amen sar ćhal/narodo bi te ovel amen them, institucie thaj themesqe administracia. I rromani ćhib si kava so ristărel o isimos e Rromane ćhalesqo. Oj sikavel i rromani istoria, del informacia palal o baro drom e rromanego katar i India dźi ki Evropa thaj ko sasto sundal.
I rromani ćhib si meri ćhib, moro barvalipe thaj moro maribe. Ćaćes, kava si moro jivotosqo maribe te vazdel pes i rromani ćhib and-e politika, o sasto dostipe te halovel amare ćhibaqe vaźno rolă and-o avindipe e Rromengo thaj amare ćhibaqo than and-e sundalesqo palmukhlipe; te brakhas amari ćhib thaj te sikas laqo barvalipe e avere generacienge, te siklovas len te na ladźan te vakeren pumare dajaqe ćhib thaj te barikanen pumen laça.
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Rromanes: my wealth, my life’s battle
Roma, Gipsies, Manushes, Gitans/Gitanos, Kale, Sinte, all of them are people living in various countries all over the world; they are more than 10 milions in Europe and other live in Amerika, Australia, Asia etc. What unites so many communities living in different countries, continents, regions, having different customs, habits and lifestyles?
The language is the basis of the society, facilitating the contacts and communication between the people in various countries. The language is rather than a tool promoting the relationships between human beings, it is the basis of humanity. Also, the language is similar to a mirror where we can retrace the history of a population, its cultural heritage, explains the origin of its habits, mores and traditions.
Rromani language called Rromanes surpasses all these social vocations and becomes the main factor unifying many Romani communities living in various countries all over the world despite of their differences. If Roma people is divided into different groups and have some differences, we have a common language which straighten us as people/nation. The rromani language is the factors making possible Romani people to exist without having a state with institutions and administration. Rromanes is a guarantee for Roma to exist as people. The rromani language is a tool retracing the rromani history, provides precious information about the long and hard journey from India to Europe and the world.
Rromanes is my language, my wealth, but also my life’s battle. Yes, it is a battle to promote it in policies (on political level), to make the whole society understand its major role for the future of the Rromani communities and its place in the world cultural heritage; to preserve it and transmit it to the next generation, to teach them do not shy of speaking their mother tongue but to be proud of it.
La lingua rom ridotta a "codice della mala". E la risposta indignata di Dijana PAVLOVIC.
LA SOLIDARIETA' DI FONDAZIONE ROMANI' AL DOTT. SPANO (UNAR)
Newsletter - www.fondazioneromani.eu
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Fondazione romanì Italia
esprime solidarietà al Dott. Francesco Spano, dimissionario direttore
generale di UNAR, e lo facciamo con convinzione anche se la nostra
organizzazione da diversi anni, con chiarezza e senza alcuna forma di
personalismo
o interessi, critica propositivamente alcune scelte di questa
Istituzione, in particolare in merito alla Strategia Nazionale per
l'inclusione delle
comunità romanès.
Una trasmissione televisiva ha denunciato un presunto uso improprio dei fondi pubblici da parte di UNAR – Ufficio nazionale antidiscriminazione razziale – ed il presunto coinvolgimento del direttore generale dott. Francesco Spano. La notizia è entrata nel tritacarne mediatico e della propaganda razzista per indebolire una importante Istituzione dell'Italia multiculturale che è necessario rafforzare affinche recepisca TUTTI i principi della direttiva europea n. 2000/43 CE, che invece fin dalla costituzione di UNAR (decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 215) non sono stati recepiti. |
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Fondazione romanì ItaliaVia Rigopiano n. 10/B - 65124 Pescara tel. 085 9155070 numero verde gratuito 800587705email: fondazioneromani.italia@gmail.com web: www.fondazioneromani.eu | ||
domenica 19 febbraio 2017
PALERMO: LE DONNE ROM DEPORTATE IN NOME DELLA "SICUREZZA"
FATE GIRARE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
da Idea Rom Onlus
Condividiamo e sosteniamo il drammatico appello promosso da Giulia Veca, dall'Arci Palermo, dall'Asgi - Sezione Sicilia, dall'Associazione Diritti e frontiere (Adif), dalla Clinica Legale per i Diritti Umani (Cledu) e dal Forum Antirazzista Palermitano:
14 h ·
Condividiamo e sosteniamo il drammatico appello promosso da Giulia Veca, dall'Arci Palermo, dall'Asgi - Sezione Sicilia, dall'Associazione Diritti e frontiere (Adif), dalla Clinica Legale per i Diritti Umani (Cledu) e dal Forum Antirazzista Palermitano:
Quattro donne deportate da Palermo e separate dalle loro famiglie. È questa la “Sicurezza” che vogliamo?
Non sappiamo quali siano le cause vere dell’imponente irruzione delle forze armate, all’alba del 17 febbraio, al “campo” della Favorita di Palermo, dove vivono da decenni alcune famiglie Rom.
Ne abbiamo visto però le conseguenze dirette in termini di violenza sulle vite delle persone. In questo caso specifico quattro donne sono state deportate a Ponte Galeria, Roma, presso il centro di Identificazione ed Espulsione.
Vogliamo che si sappia chi sono queste persone, perché si capisca l’ingiustizia che stanno subendo e contro la quale ci opporremo, a partire dall’utilizzo di tutte le vie legali e poi mobilitando ogni forza disponibile per questa battaglia di minima civiltà.
D. e S. sono due giovani ragazze figlie di un anziano rifugiato dell’ex Jugoslavia amputato di una gamba e gravemente malato, di cui si prendevano cura. Nate e cresciute in Italia assistevano loro padre. Erano state regolari fino al diciottesimo anno di vita, quando, per l’assurdità della legge avevano perso ogni diritto. Erano seguite dalla Clinica legale dell’Università di Palermo.
M. è una giovane mamma che ha una bimba di 11 anni che frequenta regolarmente la quinta elementare. Ieri la bimba e il papà non erano al campo, e M. è stata portata via senza neanche poterla abbracciare. Aveva chiesto al Tribunale dei minori di riconoscere il diritto a restare in Italia nel superiore interesse di sua figlia.
S. è una donna anziana molto malata, che non può assolutamente sopportare la detenzione in un CIE per motivi di salute. Ha 5 figli di cui uno minorenne.
Stamattina abbiamo potuto incontrarle al commissariato dei carabinieri prima che venissero imbarcate per Roma. L’unica cosa che ci è stata promessa è che S. avrebbe potuto prendere medicinali e documenti medici prima di partire.
Questo il risultato della roboante “caccia” condotta a Palermo contro cittadini e cittadine che sono parte di questa città da decenni.
Circa 150 persone, tra cui tantissimi minori, sono costrette a vivere in quel posto orrendo che è il campo della Favorita perché non riescono a regolarizzarsi in assenza di un passaporto (e come potrebbero averne uno se vengono in maggior parte da uno Stato che non esiste più?); perché il pregiudizio contro di loro rende anche Palermo una città incapace di accoglierle come cittadini e cittadine (nonostante siano qui da sempre); perché anche quando il Tribunale per i minorenni intima alla questura di rilasciare un permesso di soggiorno alle famiglie nel superiore interesse dei bambini questo non avviene.
"Prima di tutto vennero a prendere gli zingari", scriveva Brecht. E quello che è successo a Palermo è esempio emblematico dei tempi bui che stiamo vivendo, segnati da rastrellamenti, cacce alle persone sulla base della loro nazionalità, deportazioni, accordi con i dittatori, rilancio di un sistema di detenzione amministrativa che ha solo prodotto dolore, a volte morte, violazione dei diritti e aumento esponenziale dell’insicurezza di tutti e tutte a costi umani ed economici altissimi.
Non lasceremo sole queste donne e invitiamo tutte le realtà e le persone alla mobilitazione per loro, in nome dei diritti e della dignità di ognuno e ognuna, e del mondo diverso in cui vorremmo vivere.
Arci Palermo, Asgi - Sezione Sicilia, Associazione Diritti e frontiere (Adif), Clinica Legale per i Diritti Umani (Cledu), Forum Antirazzista Palermitano.
(Fonte: Arci Palermo)
Non sappiamo quali siano le cause vere dell’imponente irruzione delle forze armate, all’alba del 17 febbraio, al “campo” della Favorita di Palermo, dove vivono da decenni alcune famiglie Rom.
Ne abbiamo visto però le conseguenze dirette in termini di violenza sulle vite delle persone. In questo caso specifico quattro donne sono state deportate a Ponte Galeria, Roma, presso il centro di Identificazione ed Espulsione.
Vogliamo che si sappia chi sono queste persone, perché si capisca l’ingiustizia che stanno subendo e contro la quale ci opporremo, a partire dall’utilizzo di tutte le vie legali e poi mobilitando ogni forza disponibile per questa battaglia di minima civiltà.
D. e S. sono due giovani ragazze figlie di un anziano rifugiato dell’ex Jugoslavia amputato di una gamba e gravemente malato, di cui si prendevano cura. Nate e cresciute in Italia assistevano loro padre. Erano state regolari fino al diciottesimo anno di vita, quando, per l’assurdità della legge avevano perso ogni diritto. Erano seguite dalla Clinica legale dell’Università di Palermo.
M. è una giovane mamma che ha una bimba di 11 anni che frequenta regolarmente la quinta elementare. Ieri la bimba e il papà non erano al campo, e M. è stata portata via senza neanche poterla abbracciare. Aveva chiesto al Tribunale dei minori di riconoscere il diritto a restare in Italia nel superiore interesse di sua figlia.
S. è una donna anziana molto malata, che non può assolutamente sopportare la detenzione in un CIE per motivi di salute. Ha 5 figli di cui uno minorenne.
Stamattina abbiamo potuto incontrarle al commissariato dei carabinieri prima che venissero imbarcate per Roma. L’unica cosa che ci è stata promessa è che S. avrebbe potuto prendere medicinali e documenti medici prima di partire.
Questo il risultato della roboante “caccia” condotta a Palermo contro cittadini e cittadine che sono parte di questa città da decenni.
Circa 150 persone, tra cui tantissimi minori, sono costrette a vivere in quel posto orrendo che è il campo della Favorita perché non riescono a regolarizzarsi in assenza di un passaporto (e come potrebbero averne uno se vengono in maggior parte da uno Stato che non esiste più?); perché il pregiudizio contro di loro rende anche Palermo una città incapace di accoglierle come cittadini e cittadine (nonostante siano qui da sempre); perché anche quando il Tribunale per i minorenni intima alla questura di rilasciare un permesso di soggiorno alle famiglie nel superiore interesse dei bambini questo non avviene.
"Prima di tutto vennero a prendere gli zingari", scriveva Brecht. E quello che è successo a Palermo è esempio emblematico dei tempi bui che stiamo vivendo, segnati da rastrellamenti, cacce alle persone sulla base della loro nazionalità, deportazioni, accordi con i dittatori, rilancio di un sistema di detenzione amministrativa che ha solo prodotto dolore, a volte morte, violazione dei diritti e aumento esponenziale dell’insicurezza di tutti e tutte a costi umani ed economici altissimi.
Non lasceremo sole queste donne e invitiamo tutte le realtà e le persone alla mobilitazione per loro, in nome dei diritti e della dignità di ognuno e ognuna, e del mondo diverso in cui vorremmo vivere.
Arci Palermo, Asgi - Sezione Sicilia, Associazione Diritti e frontiere (Adif), Clinica Legale per i Diritti Umani (Cledu), Forum Antirazzista Palermitano.
(Fonte: Arci Palermo)
venerdì 10 febbraio 2017
SGOMBERO DI VIA IDRO
gli Amici di via Idro ha provato per molti mesi, con tutte le sue forze (poche), a dire che lo sgombero del campo, nelle modalità che si andavano delineando, era quantomeno inopportuno. Ci provammo anche con il sindaco, quello passato, una volta che lo incrociammo in zona, al Trotter; gli esiti furono uguali a zero.
Ora, a distanza di quasi un anno, l’intervento che doveva favorire l’integrazione dei cittadini italiani di via Idro (ma rom, per ventura o sventura) si è dimostrato per quello che è (o che era già): uno sgombero. La differenza con gli altri sgomberi è che i rom di via Idro non sono stati sfrattati da un campo informale, ma da uno formalissimo perché comunale. Ma quel campo, sembrerebbe oggi, non c’era.
Noi abbiamo continuato e continueremo a occuparci di questa questione. La giunta, quella di ora, deve onorare gli impegni di quella passata. Se non lo fa, di quel provvedimento resta solo l’amaro sapore del razzismo, anche se in salsa progressista.
Ora, a distanza di quasi un anno, l’intervento che doveva favorire l’integrazione dei cittadini italiani di via Idro (ma rom, per ventura o sventura) si è dimostrato per quello che è (o che era già): uno sgombero. La differenza con gli altri sgomberi è che i rom di via Idro non sono stati sfrattati da un campo informale, ma da uno formalissimo perché comunale. Ma quel campo, sembrerebbe oggi, non c’era.
Noi abbiamo continuato e continueremo a occuparci di questa questione. La giunta, quella di ora, deve onorare gli impegni di quella passata. Se non lo fa, di quel provvedimento resta solo l’amaro sapore del razzismo, anche se in salsa progressista.
Opera Nomadi Milano - Marry when you are ready: chi e quanto disturba.
Maurizio Pagani ha condiviso il post di Opera Nomadi Milano.

Opera Nomadi Milano
Marry when you are ready: chi e quanto disturba.
Le ricerche sociali sulla condizione delle comunità zigane, il livello di scolarizzazione, il tasso di occupazione ecc. presentano sempre inevitabilmente almeno 2 aspetti che lasciano dubitare della effettiva attendibilità: la campionatura, il metodo (o il modo in cui coloro che) effettuano la rilevazione.
A queste si potrebbero aggiungere le modalità di censimento, la compilazione di questionari, le interviste o ancora la pubblicazione di testi che partono dalla rilettura di esperienze precedenti liberamente interpretate ecc.ecc.
Lungi quindi dal voler sostenere aprioristicamente l’irrevocabile fondatezza di una tesi o del suo contrario, ci risulta sorprendente e francamente azzardata la reazione di alcuni esponenti di associazioni zigane che protestano circa il fenomeno delle “unioni precoci” raccontato dalle mediatrici culturali attraverso il progetto transnazionale “Marry when you are ready”.
In breve, all’interno delle comunità rom e sinte in Italia sarebbe presente in misura non superficiale (sia pure con forti differenziazioni tra gruppi autoctoni e altri di diversa provenienza), la pratica familiare (e non solo...) di celebrare unioni (non riconosciute dalla legge italiana) tra una parte dei propri figli minori, in una età variabile tra i 14 anni (in qualche caso anche 13) e i 16 -17.
Chiunque abbia frequentato un “insediamento zigano” o la rete di famiglie di un determinato “gruppo”, almeno negli ultimi 2 decenni, avrà avuto modo di constatarlo personalmente o finanche di partecipare direttamente alla “festa di matrimonio” che segue ai complessi accordi tra le famiglie per “sposare” i propri figli, spesso in giovanissima età.
Perché allora questa reazione scomposta di chi vorrebbe non se ne parlasse?
A lungo un approccio tipicamente culturalista ha sottovalutato gli effetti di "costumi tradizionali" che hanno sottaciuto pratiche di sfruttamento familiare sottraendo alle ragazze/i la libertà di scegliere liberamente il proprio futuro.
E ciò è avvenuto, e avviene in molti casi, anche attraverso accordi di compra – vendita fortemente monetizzati, dove c’è qualcuno che ci guadagna (soldi) e altri che perdono la propria…libertà sottostando a pesanti e inevitabili costrizioni.
Vi sono poi episodi estremi che ci riconducono nei meandri più sordidi dei delitti umani, storie di “rapimenti” e riduzione in schiavitù, sovente risolte al termine con un accordo…economico con la famiglia “offesa”. E la vittima?
Parlarne, con giusta causa, circostanziando eventi e situazioni senza facili generalizzazioni, non solo è utile e necessario ma consente anche di riflettere sulle cause sociali che producono o amplificano effetti indesiderati e comportamenti abnormi che talvolta in nome di una pretesa “tradizione” nascondono solo ignoranza o qualcosa di peggio.
A queste si potrebbero aggiungere le modalità di censimento, la compilazione di questionari, le interviste o ancora la pubblicazione di testi che partono dalla rilettura di esperienze precedenti liberamente interpretate ecc.ecc.
Lungi quindi dal voler sostenere aprioristicamente l’irrevocabile fondatezza di una tesi o del suo contrario, ci risulta sorprendente e francamente azzardata la reazione di alcuni esponenti di associazioni zigane che protestano circa il fenomeno delle “unioni precoci” raccontato dalle mediatrici culturali attraverso il progetto transnazionale “Marry when you are ready”.
In breve, all’interno delle comunità rom e sinte in Italia sarebbe presente in misura non superficiale (sia pure con forti differenziazioni tra gruppi autoctoni e altri di diversa provenienza), la pratica familiare (e non solo...) di celebrare unioni (non riconosciute dalla legge italiana) tra una parte dei propri figli minori, in una età variabile tra i 14 anni (in qualche caso anche 13) e i 16 -17.
Chiunque abbia frequentato un “insediamento zigano” o la rete di famiglie di un determinato “gruppo”, almeno negli ultimi 2 decenni, avrà avuto modo di constatarlo personalmente o finanche di partecipare direttamente alla “festa di matrimonio” che segue ai complessi accordi tra le famiglie per “sposare” i propri figli, spesso in giovanissima età.
Perché allora questa reazione scomposta di chi vorrebbe non se ne parlasse?
A lungo un approccio tipicamente culturalista ha sottovalutato gli effetti di "costumi tradizionali" che hanno sottaciuto pratiche di sfruttamento familiare sottraendo alle ragazze/i la libertà di scegliere liberamente il proprio futuro.
E ciò è avvenuto, e avviene in molti casi, anche attraverso accordi di compra – vendita fortemente monetizzati, dove c’è qualcuno che ci guadagna (soldi) e altri che perdono la propria…libertà sottostando a pesanti e inevitabili costrizioni.
Vi sono poi episodi estremi che ci riconducono nei meandri più sordidi dei delitti umani, storie di “rapimenti” e riduzione in schiavitù, sovente risolte al termine con un accordo…economico con la famiglia “offesa”. E la vittima?
Parlarne, con giusta causa, circostanziando eventi e situazioni senza facili generalizzazioni, non solo è utile e necessario ma consente anche di riflettere sulle cause sociali che producono o amplificano effetti indesiderati e comportamenti abnormi che talvolta in nome di una pretesa “tradizione” nascondono solo ignoranza o qualcosa di peggio.
M.P.
giovedì 9 febbraio 2017
Rete Italiana Prima Infanzia rom Survey
venerdì 3 febbraio 2017
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