Siamo donne di un popolo che
costituisce la più grande minoranza europea: 12 milioni di donne,
uomini, bambini. Non abbiamo mai fatto guerre, non abbiamo mai avuto
pretese territoriali. Abitiamo tutte le nazioni, siamo di tutte le
religioni e parl...
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venerdì 18 aprile 2014
#ROM, #SINTI ED ELEZIONI EUROPEE
martedì 15 aprile 2014
AUDIZIONE PER LA CASA AI ROM: L'ASSESSORE DEL LAZIO NON SI PRESENTA!
COMUNICATO STAMPA
CS051-2014
L’ASSESSORE ALLA CASA DELLA REGIONE LAZIO NON SI PRESENTA ALL’AUDIZIONE DELLA COMMISSIONE DIRITTI UMANI DEL SENATO. PER AMNESTY INTERNATIONAL ITALIA, OCCASIONE PERSA PER FORNIRE CHIARIMENTI SU COME S’INTENDA GARANTIRE IL DIRITTO DEI ROM A UN ALLOGGIO ADEGUATO
L’assessore alle Infrastrutture, alle politiche abitative e all’ambiente della Regione Lazio, Fabio Refrigeri, ha rinunciato all’ultimo minuto per “sopraggiunti impegni istituzionali” all’audizione da parte della Commissione diritti umani del Senato, prevista per oggi alle 13.30.
Amnesty International Italia ha espresso rammarico per la vicenda. L’audizione dell’assessore Refrigeri avrebbe infatti permesso di capire come la Regione Lazio intenda agire per evitare che il recente stanziamento di oltre 200 milioni di euro per l'"emergenza casa" a Roma abbia per l’ennesima volta effetti discriminatori nei confronti dei rom, escludendoli dall'accesso a un alloggio adeguato in condizioni di parita’ con ogni altro richiedente.
Tale timore emerge chiaramente dalla lettura della delibera 303 della Giunta regionale del 14 gennaio 2014 che, nell’individuare i gruppi di beneficiari del programma, pare escludere i rom residenti nei campi attrezzati della Capitale.
Un chiarimento da parte dell'assessore Refrigeri sarebbe stato tanto piu’ opportuno e utile, considerato che il governatore Nicola Zingaretti - al pari del sindaco di Roma - non ha ancora ritenuto di rispondere alle domande e preoccupazioni sollevate da Amnesty International in una lettera del 14 febbraio, relativa alle perduranti discriminazioni subite dai rom della Capitale in tema di diritto all’alloggio.
Amnesty International Italia segnala infine, sebbene la delibera 303 prevedesse che la definizione dei beneficiari fosse ultimata entro meta’ marzo, al momento lo stato di avanzamento di questo processo non e’ chiaro, vista la preoccupante mancanza di trasparenza in materia.
FINE DEL COMUNICATO
Roma, 15 aprile 2014
Per interviste:
Amnesty International Italia – Ufficio Stampa
Tel. 06 4490224 – cell. 348 6974361, e-mail: press@amnesty.it
CS051-2014
L’ASSESSORE ALLA CASA DELLA REGIONE LAZIO NON SI PRESENTA ALL’AUDIZIONE DELLA COMMISSIONE DIRITTI UMANI DEL SENATO. PER AMNESTY INTERNATIONAL ITALIA, OCCASIONE PERSA PER FORNIRE CHIARIMENTI SU COME S’INTENDA GARANTIRE IL DIRITTO DEI ROM A UN ALLOGGIO ADEGUATO
L’assessore alle Infrastrutture, alle politiche abitative e all’ambiente della Regione Lazio, Fabio Refrigeri, ha rinunciato all’ultimo minuto per “sopraggiunti impegni istituzionali” all’audizione da parte della Commissione diritti umani del Senato, prevista per oggi alle 13.30.
Amnesty International Italia ha espresso rammarico per la vicenda. L’audizione dell’assessore Refrigeri avrebbe infatti permesso di capire come la Regione Lazio intenda agire per evitare che il recente stanziamento di oltre 200 milioni di euro per l'"emergenza casa" a Roma abbia per l’ennesima volta effetti discriminatori nei confronti dei rom, escludendoli dall'accesso a un alloggio adeguato in condizioni di parita’ con ogni altro richiedente.
Tale timore emerge chiaramente dalla lettura della delibera 303 della Giunta regionale del 14 gennaio 2014 che, nell’individuare i gruppi di beneficiari del programma, pare escludere i rom residenti nei campi attrezzati della Capitale.
Un chiarimento da parte dell'assessore Refrigeri sarebbe stato tanto piu’ opportuno e utile, considerato che il governatore Nicola Zingaretti - al pari del sindaco di Roma - non ha ancora ritenuto di rispondere alle domande e preoccupazioni sollevate da Amnesty International in una lettera del 14 febbraio, relativa alle perduranti discriminazioni subite dai rom della Capitale in tema di diritto all’alloggio.
Amnesty International Italia segnala infine, sebbene la delibera 303 prevedesse che la definizione dei beneficiari fosse ultimata entro meta’ marzo, al momento lo stato di avanzamento di questo processo non e’ chiaro, vista la preoccupante mancanza di trasparenza in materia.
FINE DEL COMUNICATO
Roma, 15 aprile 2014
Per interviste:
Amnesty International Italia – Ufficio Stampa
Tel. 06 4490224 – cell. 348 6974361, e-mail: press@amnesty.it
22/6 Feste e cerimonie di una famìlia rom in Brianza – “Zingari”: pregiudizi, persecuzioni, incontri.
Domenica 22 Giugno, ore 15:00
Feste e cerimonie di una famìlia rom in Brianza – “Zingari”: pregiudizi, persecuzioni, incontri.
Paola D’Ambrosio e Paola Trevisan
Feste e cerimonie di una famìlia rom in Brianza – “Zingari”: pregiudizi, persecuzioni, incontri.
Paola D’Ambrosio e Paola Trevisan
Un museo antropologico propone occasioni di conoscenza e di confronto tra culture, nonché momenti di riflessione a partire da ricerche documentate, che discutono criticamente i pregiudizi diffusi. Quale tema e quale cultura possono prestarsi meglio di quello indagato dalle due ospiti per esemplificare queste missioni del museo? Vivere tra gli zingari, conoscerne le storie, scoprire le notevoli differenze che caratterizzano la storia di un gruppo umano tanto numeroso e sparso quanto eterogeneo, osservare le usanze e sondare i valori delle persone e dei gruppi che si frequentano per anni, vivendo tra loro, con l’obiettivo di studiare e comprendere.
- See more at: http://www.ibrianza.net/voci-gesti-culture-di-ieri-e-di-oggi-meab-museo-etnografico/43383#sthash.WBi0Ih6a.dpuf
VITA MEDIA 50 ANNI
\\ Mahalla : Articolo
![]() Il gagio pensa che un rom è abituato e forse ce l'ha nel sangue. ...scaldarsi con la legna d'inverno, non avere acqua per bere e lavarsi quando fa caldo. Si comincia così da bambini, noi e loro: differenti. E di rimando, se si vive così (ma si può vivere così?), il rom impara che non ha bisogno di un lavoro, della scuola, della casa, delle amicizie con chi non è rom come lui. Ci fanno il callo e sembrano così forti. così alteri. Da trattare come cose, non come persone che hanno le stesse esigenze nostre, cioè tue, mie, dei nostri figli e dei nostri cari. Arrivano i 40 anni e tutta quella forza dov'è finita? Quello che era il ragazzo più resistente del mondo è conciato da sbatter via. L'unica sua medicina, la bottiglia. Ma forse, non è neppure quello ciò che ti ammazza. Ne ho visti di malandati che coi denti si aggrappano alla vita. E' che dopo una vita del genere comincia a mancare il rispetto per se stessi. Chiamala cultura, norme morali, autoconsiderazione... Quella perdita ammazza più della malattia e della fame. |
lunedì 14 aprile 2014
I CARE FOR ROMA DIGNITY - SIGN THIS PETITION
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domenica 13 aprile 2014
MAHALLA NL
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sabato 12 aprile 2014
AMELIA (ROM ITALIANISSIMA) E IL SUO APPELLO AI RAZZISTI
discriminazione razziale verso gli zingari di tutte le etnie. E qui voglio precisare! I razzisti che commentano con tanta rabbia e odio verso coloro che rubano, accattonano, sequestrano bimbi, spacciano droga, delinquono, sporcano e sono sporchi loro stessi oltre ad emanare cattivi odori corporei, brutti e cattivi ossia GLI ZINGARI!!!!!
Ebbene qualcosa di vero c'e' tranne rapinare i bambini! Non nego le altre cose citate sopra ma vorrei invitare gentilmente questi razzisti a vivere per una settimana senza viveri in un campo nomadi ai margini di una città ostile dove
oltretutto vivono i gatti randagi, topi e ratti, fango e acqua stagnante e tante altre cose squallide. Vorrei vedere a questi signori razzisti come potrebbero vivere senza gli agi cui sono abituati al tepore della loro beneamata casetta a scaldare le sedie e inveire sul monitor, riversando sui tasti la loro profonda frustrazione, odio e cattiveria verso un popolo senza patria! Un popolo che cerca anche di vivere lavorando ma nessuno da loro fiducia perché rubano. Bambini che cercano di andare a scuola ma emarginati dai loro compagni perché influenzati dai loro genitori in quanto possono contaminare
pericolosamente i loro figlioletti candidi e angelici, gli zingarelli sono brutti e sporchi!
Ebbene i razzisti lo sono anche contro noi zingari ROM italiani! Noi che viviamo dal 1300 in Italia, italiani a tutti gli effetti, stanziali con dimore fisse, lavoratori con professioni, istruiti, paghiamo bollette e le tasse come tutti, votiamo e i nostri uomini hanno sempre servito lo Stato quando era obbligatorio il servizio di leva, hanno partecipato alle due guerre tanto che un mio prozio è stato disperso e morto in Russia. Ebbene anche questo a loro non va bene! Sono razzisti anche con noi. Per questi gentili signori razzisti e a Forza Nuova chiedo: "Cosa volete da noi? ". Io sono qui pronta a qualsiasi confronto, al dialogo aperto e pacifico, aprendo uno spiraglio verso una convivenza possibe, in pace. Un lavoro di per sé difficile ma possibile.
Amelia Guarnieri
24 Marzo 2014
......GRANDE AMELIA! TI VOGLIAMO BENE!
24 Marzo 2014
......GRANDE AMELIA! TI VOGLIAMO BENE!
Museo Etnológico de la Mujer Gitana
Museo Etnológico de la Mujer Gitana http://t.co/d8zbFcdy2m
Situado
en el tradicional barrio gitano del Sacromonte, El Museo Etnológico de
la Mujer Gitana abrió sus puertas en 2006. Localizado en el recinto de
la Chumbera (Camino del Sacromonte 107) este museo pretende ser una
ventana abierta a la...
venerdì 11 aprile 2014
#Rom e Sinti. È tempo di proibire la pratica dei campi segregati in Italia
8 aprile, giornata internazionale dei Rom e Sinti. È tempo di proibire la pratica dei campi segregati in Italia http://t.co/q5egg3NAAY
giovedì 10 aprile 2014
Case, pane e lavoro contro i pregiudizi
Grazie a Daniele per l'articolo
da http://www.vita.it/societa/immigrazione/case-pane-e-lavoro-contro-i-pregiudizi.html
di Daniele Biella
Si celebra oggi la Giornata internazionale di rom e sinti: ecco tre video realizzati da Ceas onlus e Casa della carità che puntano a ribaltare il sentimento negativo che spesso prende piede verso queste persone. "Nessuno è cattivo solo per le sue origini"
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"Nessuna persona è brava o cattiva solamente per le sue
origini. Sembra banale dirlo, ma la realtà della minoranza rom oggi
impone di ribadirlo. Nessuno di noi ha diritto, in un modo o nell’altro,
di etichettare qualcuno come membro di una minoranza, qualunque essa
sia". Con questa decisa considerazione l'associazione italiana, Ceas onlus, parte delle rete europea del progetto Pairs, celebra oggi 8 aprile la Giornata internazionale di rom e sinti.
"Con circa 10-12 milioni di persone che vivono in Europa, quella rom è
la più grande minoranza del continente. Per decenni queste persone sono
state vittime pregiudizio e discriminazioni. In alcuni momenti storici,
hanno subito anche la schiavitù, le deportazioni e un vero e proprio
sterminio, il porrajmos, nel corso della Seconda Guerra
Mondiale. Sono state spesso ai margini della società e anche oggi molte
di loro, purtroppo, lo sono ancora", spiegano Ceas e gli enti di Pairs
in un comunicato congiunto. "In un mondo in cui i confini sono sempre
più deboli, anche i cittadini della Terra dovrebbero superare i
pregiudizi per vivere in maniera sempre più libera. In molti stati
dell’Europa, anche se non sempre ce ne rendiamo conto, vivono persone
rom che sono studenti e insegnanti, dottori e infermiere, avvocati e
ingegneri, musicisti e artisti".
Per rendere ancora più efficace il proprio messaggio, Ceas e Fondazione Casa della carità hanno diffuso tre video in cui presentano altrettante situazioni simboliche di integrazione, legate alla casa, al cibo e al lavoro.
"Un Paese, qualunque Paese europeo, non può pensare di vivere nella prosperità se migliaia di suoi cittadini sono esclusi dalla società, tagliati fuori da ogni chance di sviluppo. Il potenziale di ciascun cittadino dovrebbe avere la possibilità di dare frutto. Ciascuno dovrebbe essere messo nelle condizioni di contribuire al proprio benessere e a quello dell’intera collettività. Per farlo e per vivere in maniera davvero libera non possiamo continuare a fidarci dei nostri pregiudizi, di paure legate alla religione o all’etnia. Dobbiamo impegnarci in prima persona per abbattere i muri di quelle prigioni mentali che si sono costruite nell’arco di anni, decenni, secoli. Pairs lavora per questo".
Nota: Pairs (qui
la pagina facebook), il cui motto è “condividere le esperienze,
incoraggiare l’inclusione”, è un progetto biennale che coinvolge realtà
di cinque differenti paesi europei (Albania, Bulgaria, Italia, Romania e
Ungheria). L’obiettivo è studiare le buone pratiche continentali per
l’inclusione della popolazione rom, valutarle, migliorarle e diffonderle
per avere un positivo impatto politico a livello locale, nazionale ed
europeo. Per rendere ancora più efficace il proprio messaggio, Ceas e Fondazione Casa della carità hanno diffuso tre video in cui presentano altrettante situazioni simboliche di integrazione, legate alla casa, al cibo e al lavoro.
"Un Paese, qualunque Paese europeo, non può pensare di vivere nella prosperità se migliaia di suoi cittadini sono esclusi dalla società, tagliati fuori da ogni chance di sviluppo. Il potenziale di ciascun cittadino dovrebbe avere la possibilità di dare frutto. Ciascuno dovrebbe essere messo nelle condizioni di contribuire al proprio benessere e a quello dell’intera collettività. Per farlo e per vivere in maniera davvero libera non possiamo continuare a fidarci dei nostri pregiudizi, di paure legate alla religione o all’etnia. Dobbiamo impegnarci in prima persona per abbattere i muri di quelle prigioni mentali che si sono costruite nell’arco di anni, decenni, secoli. Pairs lavora per questo".
La Giornata mondiale del popolo Rom e Sinto, da oltre cinque secoli cittadini italiani discriminati

Bezzecchi Giorgio consiglia un articolo su la Repubblica.
Federazione rom e sinti insieme
AMNESTY : L'EUROPA DEVE CONTRASTARE LA DISCRIMINAZIONE DI ROM E SINTI
Amnesty
International: giornata internazionale rom e sinti
Una
donna rom tiene in braccio un bambino in un campo nomadi (©Getty
Images)
Scritto
da: Amnesty
International Data: 08
aprile 2014 In: Comunicati
Stampa, Cultura
E Media, Diritti
Umani, Non
Discriminazione, Nonviolenza.
Pubblicato da Pressenza IPA.
Comunicato
di Amnesty International
Roma,
8 aprile 2014 -
In occasione della Giornata internazionale dei rom e dei sinti, che
si celebra ogni anno l’8 aprile, Amnesty International ha
denunciato che gli stati europei non stanno contrastando, e anzi in
alcuni casi alimentano, la discriminazione, le intimidazioni e le
violenze nei confronti dei rom.
“In
Europa, negli ultimi anni, vi è stata una rilevante crescita della
violenza anti-rom. La risposta a questo fenomeno allarmante e’
stata clamorosamente inadeguata. E’ inaccettabile che nell’Europa
moderna di oggi le comunità rom debbano vivere sotto la costante
minaccia della violenza e di attacchi simili ai pogrom” – ha
dichiarato John Dalhuisen, direttore del Programma Europa e Asia
Centrale di Amnesty International.
“Troppo
spesso i leader europei si mostrano compiacenti verso i pregiudizi
che alimentano la violenza contro i rom, definendoli persone asociali
e indesiderate. Se da un lato, in generale, condannano i più gravi
episodi di violenza contro i rom, dall’altro le autorità sono
riluttanti a riconoscerne l’effettiva dimensione e sono lenti a
contrastarla. Da parte sua, l’Unione europea si è mostrata restia
a contestare agli stati membri la sistematica e fin troppo evidente
discriminazione nei confronti dei rom” – ha aggiunto Dalhuisen.
In
un rapporto diffuso oggi, intitolato “Chiediamo giustizia. L’Europa
non protegge i rom dalla violenza razzista”, Amnesty International
prende in esame la violenza e le intimidazioni motivate dall’odio
compiute da rappresentanti dello stato e da comuni cittadini in
Francia, Grecia e Repubblica Ceca, esempi di una situazione
trasversale a tutto il continente.
“In
molti casi, le autorità preposte al mantenimento dell’ordine
pubblico non impediscono gli attacchi razzisti e non garantiscono che
il movente di odio sia indagato adeguatamente e che gli autori di
tali attacchi siano portati di fronte alla giustizia” – ha
sottolineato Dalhuisen.
I
governi europei non tutelano le comunità rom da piu’ punti di
vista: discriminazione, sgomberi forzati, segregazione e
un’istruzione al di sotto degli standard sono la norma in molti
paesi.
“L’Unione
europea ha un complesso legislativo a sua disposizione per assicurare
che la violenza discriminatoria e la discriminazione in quanto tale
siano contrastate. Tuttavia la Commissione europea, che ha il compito
di supervisionare l’applicazione della legislazione comunitaria
negli stati membri, non si è ancora impegnata in un’azione chiara
e decisiva per affrontare la violenza e la discriminazione nei
confronti dei rom all’interno degli stati membri” – ha concluso
Dalhuisen.
In
occasione della Giornata internazionale dei rom e dei sinti, Amnesty
International chiede ai governi nazionali e all’Unione europea un
impegno visibile e tangibile per sradicare il flagello della
discriminazione, dell’intolleranza e della violenza contro i rom
nel continente.
Repubblica
Ceca
Nell’estate
e nell’autunno del 2013, gruppi di estrema destra hanno organizzato
proteste anti-rom in decine di citta’ e villaggi di tutto il paese,
ricorrendo a sistematiche intimidazioni nei confronti delle comunita’
rom. Ad esempio, tra giugno e ottobre, estremisti di destra e
abitanti hanno svolto marce a scadenza regolare in un quartiere di
České Budějovice dopo una lite tra adulti rom e non rom in un
campo da gioco per bambini.
Stefan,
un rom, ha dichiarato ad Amnesty International: “Alcune persone non
si rendono conto che [durante quelle manifestazioni, i rom] devono
rimanere chiusi in un unico posto, che i bambini hanno paura. Durano
tutto il giorno e ci lasciano traumatizzati. Nessuno merita di vivere
un’esperienza del genere. È già successo durante la guerra e
penso che oggi, nel 2013, nel XXI secolo, non dobbiamo provarlo di
nuovo”.
Francia
Dopo
aver lasciato i loro paesi a causa della discriminazione, molti dei
20.000 rom che si trovano in Francia vivono in insediamenti informali
dove raramente hanno accesso a servizi essenziali come quelli
igienico-sanitari e l’acqua. Vengono spesso sottoposti a sgomberi
forzati, intimiditi dalla polizia o da altri cittadini e a volte
attaccati.
La
sera del 22 novembre 2011, a Marsiglia, la polizia fece irruzione
nell’insediamento informale vicino alla chiesa di St. Martin
d’Arenc per eseguire lo sgombero forzato di 10 famiglie rom. Gli
agenti lanciarono lacrimogeni dentro le tende dove i bambini stavano
dormendo, per poi distruggerle insieme ad altri effetti personali.
R.
fu picchiato dagli agenti: “Volevo fuggire ma non riuscivo a
vedere niente, a un certo punto ho visto un cancello ma quando stavo
per raggiungerlo ho sentito come se mi si fosse rotta una gamba. Poi
non ricordo piu’ nulla”. R. è stato operato per una frattura al
femore e ha trascorso sei mesi in un centro di riabilitazione.
Generalmente,
i migranti rom di Marsiglia non denunciano i casi di intimidazione e
di violenza perché non hanno fiducia nella polizia e temono
ulteriori conseguenze. S., un assistente sociale rom che viveva in un
campo informale, ha dichiarato ad Amnesty International: “I rom
hanno davvero il terrore della polizia. Nel mio lavoro, mi capita
regolarmente di accompagnare i bambini rom in ospedale per le cure
mediche e appena vedono la polizia hanno paura”.
Grecia
I 250 – 350.000 rom residenti in Grecia sono l’anello finale di una catena di trattamenti discriminatori che va avanti da generazioni.
I 250 – 350.000 rom residenti in Grecia sono l’anello finale di una catena di trattamenti discriminatori che va avanti da generazioni.
Nel
2012 e nel 2013 la comunità rom di Etokilo, nella Grecia
occidentale, ha subito una lunga serie di attacchi in stile pogrom.
Irini
ha raccontato ad Amnesty International cosa è successo il 4 gennaio
2013, quando una settantina di persone lanciarono bombe molotov,
pietre e travi di legno contro le abitazioni dei rom: “Quando li
vidi arrivare, presi i miei figli e ci chiudemmo dentro casa. Loro
piangevano, gridavano… Io ero terrorizzata. [Gli aggressori] li
conoscevo quasi tutti, eravamo cresciuti insieme. Lanciarono una
bottiglia di vetro contro la finestra e la casa prese fuoco”.
Quel
giorno, sei case e quattro automobili vennero incendiate o
danneggiate. Molti rom hanno raccontato ad Amnesty International di
essersi sentiti traditi dalla polizia. Uno di loro ha detto:
“Dall’interno della mia abitazione vedevo due agenti. Stavano lì
fermi a osservare, chiedendo alle persone di smetterla. Non hanno
fatto nient’altro”.
Ulteriori
informazioni
Il
rapporto che Amnesty International pubblica oggi non menziona
l’Italia ma ciò non significa che il paese sia estraneo ai crimini
d’odio, anche, ma non solo, nei confronti dei rom.
Tra
gli episodi di cronaca degli ultimi anni, Amnesty International
ricorda l’attacco al campo rom della Continassa nel quartiere
Vallette di Torino, nel dicembre 2011; le massicce minacce e
intimidazioni alla comunità rom di Pescara nel maggio 2012, quando a
seguito di un omicidio compiuto da un rom, molti membri della
comunità rimasero chiusi nelle loro case o si allontanarono dalla
città per il timore di violenze; l’attacco con lanci di pietre
contro il campo rom di Dione Cassio a Milano (nei pressi di viale
Ungheria), nell’aprile 2013.
Questi e altri precedenti attacchi sono stati spesso accompagnati da affermazioni discriminatorie da parte di autorita’ nazionali e locali, che stigmatizzavano i rom e li collegavano a problemi di sicurezza.
Questi e altri precedenti attacchi sono stati spesso accompagnati da affermazioni discriminatorie da parte di autorita’ nazionali e locali, che stigmatizzavano i rom e li collegavano a problemi di sicurezza.
Nonostante
la legge Mancino-Reale tuteli le persone vittima di crimini di odio
per motivi etnici e di razza, molto resta da fare per prevenire e
rafforzare la tutela dei rom e non solo, come ha anche ricordato nel
2012 il Comitato delle Nazioni Unite per l’eliminazione della
discriminazione razziale.
In
occasione dell’8 aprile un gruppo di associazioni e organizzazioni
non governative impegnate nella difesa dei diritti umani della
comunità rom di Roma – tra cui Amnesty International Italia,
Popica onlus, Rete Territoriale Roma Est, Cittadinanza e minoranze,
ATD Quarto Mondo – ha scritto al sindaco Ignazio Marino chiedendo
di fermare la segregazione abitativa dei rom nei campi autorizzati e
che le risorse economiche destinate al rifacimento del “villaggio
attrezzato” di via della Cesarina siano invece investite in
progetti per la realizzazione del diritto a un alloggio adeguato e
l’inclusione sociale per le famiglie rom attualmente accolte nel
centro di accoglienza denominato “Best House Rom” e per le
famiglie non rom in condizione di disagio abitativo.
Leggi
il rapporto Chiediamo
giustizia. L’Europa non protegge i rom dalla violenza razzista in
inglese.
mercoledì 9 aprile 2014
La memoria dimenticata, l’olocausto di Rom e Sinti
8 aprile, Giornata Internazionale dei Rom e Sinti
Nella sua strenua lotta contro negazionismo e tendenze neonaziste mal sepolte sotto la cenere del tempo, la Giornata della Memoria tralascia un tassello importante nella ricostruzione della follia razzista della Germania...
FRONTIERENEWS.IT
Mediazione culturale: tra dubbi e prospettive
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Mediazione culturale: tra dubbi e prospettive
immagine da Didaweb-mediazione culturale
Vorrei fare ragionamenti magari antipatici, ma realistici, da continuare anche in seguito se ci fosse interesse sull'argomento.
Lo scorso gennaio veniva lanciato ANCHE in Italia il programmaROMED2-ROMACT. Qualche giorno prima, stavo parlando con una romnì, mediatrice scolastica, già sottopagata e che da qualche mese non riceveva nessuno stipendio. Forse ingenuamente, mi chiedeva come mai lei non fosse stata interpellata e chi potesse far valere i suoi diritti.
Partirò da queste due facce della stessa medaglia per alcune considerazioni:
Il primo interrogativo è puramente STATISTICO: quanti Rom e Sinti che in passato hanno svolto ruoli (retribuiti) di mediatori, hanno mantenuto l'occupazione sino a oggi? Con quali risultati (personali e collettivi)? Se oggi non lo sono più, cosa fanno? L'attuale rilancio della figura dei mediatori (culturali o no), tiene conto dei risultati precedenti?
La seconda questione riguarda l'aspetto politico-economico: in queste politiche
Non è solo un gioco di parole: il CONSULENTE mercanteggia il proprio compenso (alto o basso che sia), il MEDIATORE no.
Ciò detto, qual è il compenso di un mediatore, quale il suo orario, quali i suoi compiti? Le ultime due domande, purtroppo, si prestano alle risposte più varie: i compiti ognuno li interpreta come crede, e anche l'orario finisce per essere una cosa discrezionale. Quanto al compenso, se torno alle figure conosciute in passato, per quanto in periodi meno caratterizzati dalla crisi odierna potessero far gola ad una popolazione il cui tasso di disoccupazione rimane il più alto in Europa, quanti di loro se la passavano meglio facevano comunque conto su altre fonti di ingresso. Dal punto di vista economico, la figura di mediatore non significava in alcun modo l'AUTONOMIA.
Per il momento, non entro nelle questioni dei compiti, della corresponsabilizzazione e della formazione professionale.
Il mio parere (ma discutendone sono disposto a cambiarlo) è che OGGI la mediazione culturale è un business per chi la propone, per chi organizza e gestisce la fase di START UP, piuttosto che un'opportunità lavorativa che porti all'emancipazione.
Noto anche che l'Italia, arrivando buon'ultima anche in questo caso rispetto ad altre esperienze europee, può scegliere tra scimmiottare quanto sta già accadendo altrove o viceversa provare a ribaltare questa deriva propria dell'Unione Europea.
Soluzioni? Non ne ho, ecco il senso del discutere. A pelle, proprio guardando quanto sta GIA' ACCADENDO in Europa, ho l'impressione che quei fondi potrebbero essere spesi meglio se dedicati ad una pragmatica politica di scolarizzazione e di formazione lavoro. Ma, anche qua, discutiamone.
Se qualche lettore si fosse, a torto o ragione, impermalosito, non avevo l'intenzione di provocarlo, anche perché quando ho avuto l'occasione pure io ho partecipato a programmi di mediazione.
Approfondimenti:
#mediazioneculturale #europa
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CeAS e @casadellacarita raccontano tre storie contro il pregiudizio
Ritwittato da Casa della carità
#8aprile Giornata internazionale dei #rom. CeAS e @casadellacarita raccontano tre storie contro il pregiudizio http://us3.campaign-archive1.com/?u=ce351ec8511d79eed51630db3&id=e4512326fe&e=d0316a3858 …
martedì 8 aprile 2014
GIORNATA INTERNAZIONALE DEI ROM E DEI SINTI: AMNESTY INTERNATIONAL CHIEDE GIUSTIZIA E PROTEZIONE DI FRONTE ALLA VIOLENZA
COMUNICATO STAMPA
CS049-2014
GIORNATA INTERNAZIONALE DEI ROM E DEI SINTI: AMNESTY INTERNATIONAL CHIEDE GIUSTIZIA E PROTEZIONE DI FRONTE ALLA VIOLENZA
In occasione della Giornata internazionale dei rom e dei sinti, che si celebra ogni anno l’8 aprile, Amnesty International ha denunciato che gli stati europei non stanno contrastando, e anzi in alcuni casi alimentano, la discriminazione, le intimidazioni e le violenze nei confronti dei rom.
“In Europa, negli ultimi anni, vi e’ stata una rilevante crescita della violenza anti-rom. La risposta a questo fenomeno allarmante e’ stata clamorosamente inadeguata. E’ inaccettabile che nell’Europa moderna di oggi le comunita’ rom debbano vivere sotto la costante minaccia della violenza e di attacchi simili ai pogrom” – ha dichiarato John Dalhuisen, direttore del Programma Europa e Asia Centrale di Amnesty International.
“Troppo spesso i leader europei si mostrano compiacenti verso i pregiudizi che alimentano la violenza contro i rom, definendoli persone asociali e indesiderate. Se da un lato, in generale, condannano i piu’ gravi episodi di violenza contro i rom, dall’altro le autorita’ sono riluttanti a riconoscerne l’effettiva dimensione e sono lenti a contrastarla. Da parte sua, l’Unione europea si e’ mostrata restia a contestare agli stati membri la sistematica e fin troppo evidente discriminazione nei confronti dei rom” – ha aggiunto Dalhuisen.
In un rapporto diffuso oggi, intitolato “Chiediamo giustizia. L’Europa non protegge i rom dalla violenza razzista”, Amnesty International prende in esame la violenza e le intimidazioni motivate dall’odio compiute da rappresentanti dello stato e da comuni cittadini in Francia, Grecia e Repubblica Ceca, esempi di una situazione trasversale a tutto il continente.
“In molti casi, le autorita’ preposte al mantenimento dell’ordine pubblico non impediscono gli attacchi razzisti e non garantiscono che il movente di odio sia indagato adeguatamente e che gli autori di tali attacchi siano portati di fronte alla giustizia” – ha sottolineato Dalhuisen.
I governi europei non tutelano le comunita’ rom da piu’ punti di vista: discriminazione, sgomberi forzati, segregazione e un’istruzione al di sotto degli standard sono la norma in molti paesi.
“L’Unione europea ha un complesso legislativo a sua disposizione per assicurare che la violenza discriminatoria e la discriminazione in quanto tale siano contrastate. Tuttavia la Commissione europea, che ha il compito di supervisionare l’applicazione della legislazione comunitaria negli stati membri, non si e’ ancora impegnata in un’azione chiara e decisiva per affrontare la violenza e la discriminazione nei confronti dei rom all’interno degli stati membri” – ha concluso Dalhuisen.
In occasione della Giornata internazionale dei rom e dei sinti, Amnesty International chiede ai governi nazionali e all’Unione europea un impegno visibile e tangibile per sradicare il flagello della discriminazione, dell’intolleranza e della violenza contro i rom nel continente.
Repubblica Ceca
Nell’estate e nell’autunno del 2013, gruppi di estrema destra hanno organizzato proteste anti-rom in decine di citta’ e villaggi di tutto il paese, ricorrendo a sistematiche intimidazioni nei confronti delle comunita’ rom. Ad esempio, tra giugno e ottobre, estremisti di destra e abitanti hanno svolto marce a scadenza regolare in un quartiere di ?eske’ Bud?jovice dopo una lite tra adulti rom e non rom in un campo da gioco per bambini.
Stefan, un rom, ha dichiarato ad Amnesty International: “Alcune persone non si rendono conto che [durante quelle manifestazioni, i rom] devono rimanere chiusi in un unico posto, che i bambini hanno paura. Durano tutto il giorno e ci lasciano traumatizzati. Nessuno merita di vivere un’esperienza del genere. E’ gia’ successo durante la guerra e penso che oggi, nel 2013, nel XXI secolo, non dobbiamo provarlo di nuovo”.
Francia
Dopo aver lasciato i loro paesi a causa della discriminazione, molti dei 20.000 rom che si trovano in Francia vivono in insediamenti informali dove raramente hanno accesso a servizi essenziali come quelli igienico-sanitari e l’acqua. Vengono spesso sottoposti a sgomberi forzati, intimiditi dalla polizia o da altri cittadini e a volte attaccati.
La sera del 22 novembre 2011, a Marsiglia, la polizia fece irruzione nell’insediamento informale vicino alla chiesa di St. Martin d’Arenc per eseguire lo sgombero forzato di 10 famiglie rom. Gli agenti lanciarono lacrimogeni dentro le tende dove i bambini stavano dormendo, per poi distruggerle insieme ad altri effetti personali.
R. fu picchiato dagli agenti: “Volevo fuggire ma non riuscivo a vedere niente, a un certo punto ho visto un cancello ma quando stavo per raggiungerlo ho sentito come se mi si fosse rotta una gamba. Poi non ricordo piu’ nulla”. R. e’ stato operato per una frattura al femore e ha trascorso sei mesi in un centro di riabilitazione.
Generalmente, i migranti rom di Marsiglia non denunciano i casi di intimidazione e di violenza perche’ non hanno fiducia nella polizia e temono ulteriori conseguenze. S., un assistente sociale rom che viveva in un campo informale, ha dichiarato ad Amnesty International: “I rom hanno davvero il terrore della polizia. Nel mio lavoro, mi capita regolarmente di accompagnare i bambini rom in ospedale per le cure mediche e appena vedono la polizia hanno paura”.
Grecia
I 250 – 350.000 rom residenti in Grecia sono l’anello finale di una catena di trattamenti discriminatori che va avanti da generazioni.
Nel 2012 e nel 2013 la comunita’ rom di Etokilo, nella Grecia occidentale, ha subito una lunga serie di attacchi in stile pogrom.
Irini ha raccontato ad Amnesty International cosa e’ successo il 4 gennaio 2013, quando una settantina di persone lanciarono bombe molotov, pietre e travi di legno contro le abitazioni dei rom: “Quando li vidi arrivare, presi i miei figli e ci chiudemmo dentro casa. Loro piangevano, gridavano… Io ero terrorizzata. [Gli aggressori] li conoscevo quasi tutti, eravamo cresciuti insieme. Lanciarono una bottiglia di vetro contro la finestra e la casa prese fuoco”.
Quel giorno, sei case e quattro automobili vennero incendiate o danneggiate. Molti rom hanno raccontato ad Amnesty International di essersi sentiti traditi dalla polizia. Uno di loro ha detto: “Dall’interno della mia abitazione vedevo due agenti. Stavano li’ fermi a osservare, chiedendo alle persone di smetterla. Non hanno fatto nient’altro”.
Ulteriori informazioni
Il rapporto che Amnesty International pubblica oggi non menziona l’Italia ma cio’ non significa che il paese sia estraneo ai crimini d’odio, anche, ma non solo, nei confronti dei rom.
Tra gli episodi di cronaca degli ultimi anni, Amnesty International ricorda l’attacco al campo rom della Continassa nel quartiere Vallette di Torino, nel dicembre 2011; le massicce minacce e intimidazioni alla comunita’ rom di Pescara nel maggio 2012, quando a seguito di un omicidio compiuto da un rom, molti membri della comunita’ rimasero chiusi nelle loro case o si allontanarono dalla citta’ per il timore di violenze; l’attacco con lanci di pietre contro il campo rom di Dione Cassio a Milano (nei pressi di viale Ungheria), nell’aprile 2013.
Questi e altri precedenti attacchi sono stati spesso accompagnati da affermazioni discriminatorie da parte di autorita’ nazionali e locali, che stigmatizzavano i rom e li collegavano a problemi di sicurezza.
Nonostante la legge Mancino-Reale tuteli le persone vittima di crimini di odio per motivi etnici e di razza, molto resta da fare per prevenire e rafforzare la tutela dei rom e non solo, come ha anche ricordato nel 2012 il Comitato delle Nazioni Unite per l’eliminazione della discriminazione razziale.
In occasione dell’8 aprile un gruppo di associazioni e organizzazioni non governative impegnate nella difesa dei diritti umani della comunita’ rom di Roma – tra cui Amnesty International Italia, Popica onlus, Rete Territoriale Roma Est, Cittadinanza e minoranze, ATD Quarto Mondo - ha scritto al sindaco Ignazio Marino chiedendo di fermare la segregazione abitativa dei rom nei campi autorizzati e che le risorse economiche destinate al rifacimento del “villaggio attrezzato” di via della Cesarina siano invece investite in progetti per la realizzazione del diritto a un alloggio adeguato e l’inclusione sociale per le famiglie rom attualmente accolte nel centro di accoglienza denominato “Best House Rom” e per le famiglie non rom in condizione di disagio abitativo.
FINE DEL COMUNICATO
Roma, 8 aprile 2014
Il rapporto “Chiediamo giustizia. L’Europa non protegge i rom dalla violenza razzista” e’ disponibile in lingua inglese all’indirizzo: http://www.amnesty.it/Giornata-internazionale-rom-e-sinti-giustizia-e-protezione-di-fronte-a-violenza e presso l’Ufficio Stampa di Amnesty International.
Per interviste:
Amnesty International Italia – Ufficio Stampa
Tel. 06 4490224 – cell. 348 6974361, e-mail: press@amnesty.it
CS049-2014
GIORNATA INTERNAZIONALE DEI ROM E DEI SINTI: AMNESTY INTERNATIONAL CHIEDE GIUSTIZIA E PROTEZIONE DI FRONTE ALLA VIOLENZA
In occasione della Giornata internazionale dei rom e dei sinti, che si celebra ogni anno l’8 aprile, Amnesty International ha denunciato che gli stati europei non stanno contrastando, e anzi in alcuni casi alimentano, la discriminazione, le intimidazioni e le violenze nei confronti dei rom.
“In Europa, negli ultimi anni, vi e’ stata una rilevante crescita della violenza anti-rom. La risposta a questo fenomeno allarmante e’ stata clamorosamente inadeguata. E’ inaccettabile che nell’Europa moderna di oggi le comunita’ rom debbano vivere sotto la costante minaccia della violenza e di attacchi simili ai pogrom” – ha dichiarato John Dalhuisen, direttore del Programma Europa e Asia Centrale di Amnesty International.
“Troppo spesso i leader europei si mostrano compiacenti verso i pregiudizi che alimentano la violenza contro i rom, definendoli persone asociali e indesiderate. Se da un lato, in generale, condannano i piu’ gravi episodi di violenza contro i rom, dall’altro le autorita’ sono riluttanti a riconoscerne l’effettiva dimensione e sono lenti a contrastarla. Da parte sua, l’Unione europea si e’ mostrata restia a contestare agli stati membri la sistematica e fin troppo evidente discriminazione nei confronti dei rom” – ha aggiunto Dalhuisen.
In un rapporto diffuso oggi, intitolato “Chiediamo giustizia. L’Europa non protegge i rom dalla violenza razzista”, Amnesty International prende in esame la violenza e le intimidazioni motivate dall’odio compiute da rappresentanti dello stato e da comuni cittadini in Francia, Grecia e Repubblica Ceca, esempi di una situazione trasversale a tutto il continente.
“In molti casi, le autorita’ preposte al mantenimento dell’ordine pubblico non impediscono gli attacchi razzisti e non garantiscono che il movente di odio sia indagato adeguatamente e che gli autori di tali attacchi siano portati di fronte alla giustizia” – ha sottolineato Dalhuisen.
I governi europei non tutelano le comunita’ rom da piu’ punti di vista: discriminazione, sgomberi forzati, segregazione e un’istruzione al di sotto degli standard sono la norma in molti paesi.
“L’Unione europea ha un complesso legislativo a sua disposizione per assicurare che la violenza discriminatoria e la discriminazione in quanto tale siano contrastate. Tuttavia la Commissione europea, che ha il compito di supervisionare l’applicazione della legislazione comunitaria negli stati membri, non si e’ ancora impegnata in un’azione chiara e decisiva per affrontare la violenza e la discriminazione nei confronti dei rom all’interno degli stati membri” – ha concluso Dalhuisen.
In occasione della Giornata internazionale dei rom e dei sinti, Amnesty International chiede ai governi nazionali e all’Unione europea un impegno visibile e tangibile per sradicare il flagello della discriminazione, dell’intolleranza e della violenza contro i rom nel continente.
Repubblica Ceca
Nell’estate e nell’autunno del 2013, gruppi di estrema destra hanno organizzato proteste anti-rom in decine di citta’ e villaggi di tutto il paese, ricorrendo a sistematiche intimidazioni nei confronti delle comunita’ rom. Ad esempio, tra giugno e ottobre, estremisti di destra e abitanti hanno svolto marce a scadenza regolare in un quartiere di ?eske’ Bud?jovice dopo una lite tra adulti rom e non rom in un campo da gioco per bambini.
Stefan, un rom, ha dichiarato ad Amnesty International: “Alcune persone non si rendono conto che [durante quelle manifestazioni, i rom] devono rimanere chiusi in un unico posto, che i bambini hanno paura. Durano tutto il giorno e ci lasciano traumatizzati. Nessuno merita di vivere un’esperienza del genere. E’ gia’ successo durante la guerra e penso che oggi, nel 2013, nel XXI secolo, non dobbiamo provarlo di nuovo”.
Francia
Dopo aver lasciato i loro paesi a causa della discriminazione, molti dei 20.000 rom che si trovano in Francia vivono in insediamenti informali dove raramente hanno accesso a servizi essenziali come quelli igienico-sanitari e l’acqua. Vengono spesso sottoposti a sgomberi forzati, intimiditi dalla polizia o da altri cittadini e a volte attaccati.
La sera del 22 novembre 2011, a Marsiglia, la polizia fece irruzione nell’insediamento informale vicino alla chiesa di St. Martin d’Arenc per eseguire lo sgombero forzato di 10 famiglie rom. Gli agenti lanciarono lacrimogeni dentro le tende dove i bambini stavano dormendo, per poi distruggerle insieme ad altri effetti personali.
R. fu picchiato dagli agenti: “Volevo fuggire ma non riuscivo a vedere niente, a un certo punto ho visto un cancello ma quando stavo per raggiungerlo ho sentito come se mi si fosse rotta una gamba. Poi non ricordo piu’ nulla”. R. e’ stato operato per una frattura al femore e ha trascorso sei mesi in un centro di riabilitazione.
Generalmente, i migranti rom di Marsiglia non denunciano i casi di intimidazione e di violenza perche’ non hanno fiducia nella polizia e temono ulteriori conseguenze. S., un assistente sociale rom che viveva in un campo informale, ha dichiarato ad Amnesty International: “I rom hanno davvero il terrore della polizia. Nel mio lavoro, mi capita regolarmente di accompagnare i bambini rom in ospedale per le cure mediche e appena vedono la polizia hanno paura”.
Grecia
I 250 – 350.000 rom residenti in Grecia sono l’anello finale di una catena di trattamenti discriminatori che va avanti da generazioni.
Nel 2012 e nel 2013 la comunita’ rom di Etokilo, nella Grecia occidentale, ha subito una lunga serie di attacchi in stile pogrom.
Irini ha raccontato ad Amnesty International cosa e’ successo il 4 gennaio 2013, quando una settantina di persone lanciarono bombe molotov, pietre e travi di legno contro le abitazioni dei rom: “Quando li vidi arrivare, presi i miei figli e ci chiudemmo dentro casa. Loro piangevano, gridavano… Io ero terrorizzata. [Gli aggressori] li conoscevo quasi tutti, eravamo cresciuti insieme. Lanciarono una bottiglia di vetro contro la finestra e la casa prese fuoco”.
Quel giorno, sei case e quattro automobili vennero incendiate o danneggiate. Molti rom hanno raccontato ad Amnesty International di essersi sentiti traditi dalla polizia. Uno di loro ha detto: “Dall’interno della mia abitazione vedevo due agenti. Stavano li’ fermi a osservare, chiedendo alle persone di smetterla. Non hanno fatto nient’altro”.
Ulteriori informazioni
Il rapporto che Amnesty International pubblica oggi non menziona l’Italia ma cio’ non significa che il paese sia estraneo ai crimini d’odio, anche, ma non solo, nei confronti dei rom.
Tra gli episodi di cronaca degli ultimi anni, Amnesty International ricorda l’attacco al campo rom della Continassa nel quartiere Vallette di Torino, nel dicembre 2011; le massicce minacce e intimidazioni alla comunita’ rom di Pescara nel maggio 2012, quando a seguito di un omicidio compiuto da un rom, molti membri della comunita’ rimasero chiusi nelle loro case o si allontanarono dalla citta’ per il timore di violenze; l’attacco con lanci di pietre contro il campo rom di Dione Cassio a Milano (nei pressi di viale Ungheria), nell’aprile 2013.
Questi e altri precedenti attacchi sono stati spesso accompagnati da affermazioni discriminatorie da parte di autorita’ nazionali e locali, che stigmatizzavano i rom e li collegavano a problemi di sicurezza.
Nonostante la legge Mancino-Reale tuteli le persone vittima di crimini di odio per motivi etnici e di razza, molto resta da fare per prevenire e rafforzare la tutela dei rom e non solo, come ha anche ricordato nel 2012 il Comitato delle Nazioni Unite per l’eliminazione della discriminazione razziale.
In occasione dell’8 aprile un gruppo di associazioni e organizzazioni non governative impegnate nella difesa dei diritti umani della comunita’ rom di Roma – tra cui Amnesty International Italia, Popica onlus, Rete Territoriale Roma Est, Cittadinanza e minoranze, ATD Quarto Mondo - ha scritto al sindaco Ignazio Marino chiedendo di fermare la segregazione abitativa dei rom nei campi autorizzati e che le risorse economiche destinate al rifacimento del “villaggio attrezzato” di via della Cesarina siano invece investite in progetti per la realizzazione del diritto a un alloggio adeguato e l’inclusione sociale per le famiglie rom attualmente accolte nel centro di accoglienza denominato “Best House Rom” e per le famiglie non rom in condizione di disagio abitativo.
FINE DEL COMUNICATO
Roma, 8 aprile 2014
Il rapporto “Chiediamo giustizia. L’Europa non protegge i rom dalla violenza razzista” e’ disponibile in lingua inglese all’indirizzo: http://www.amnesty.it/Giornata-internazionale-rom-e-sinti-giustizia-e-protezione-di-fronte-a-violenza e presso l’Ufficio Stampa di Amnesty International.
Per interviste:
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Tel. 06 4490224 – cell. 348 6974361, e-mail: press@amnesty.it
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