Alessandro Morazzini
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Lettera per i cliccatori di “like” di stassolla
Cari ammiratori di stassola,
non intervengo mai su Facebook perché non credo che sia un mezzo adatto per un vero confronto. Questa volta vi scrivo perché sono stata interpellata in prima persona insieme a Nazzareno Guarnieri nell’articolo di Stassolla sul blog del fatto quotidiano in quanto una incapace che viene invitata dalle istituzioni locali come consulente soltanto perché sono di origine Rom, e poi neanche una vera Romnì! Come potrei esserlo visto che vivo in una casa e sono laureata! I veri Rom ovviamente vivono nelle roulotte e nelle baracche e sono ignoranti! Come è possibile che i “veri Rom” possono condividere la cultura con una come me!? Certo, non può essere che un perfido complotto delle istituzioni locali per far fallire l’operazione così cara a stassolla di “superamento dei campi”, anche quando questo superamento vuol dire lasciare la gente per strada senza più niente come capita ovunque dove si usa questo termine ormai usato da tutti (grazie a stassolla), da destra a sinistra, dalla Lega al PD, quando in campagna elettorale si vuole far fare la bella figura e sbarazzarsi di un campo, senza dare alle persone neanche una minima possibilità, neanche una minima alternativa (vedi il caso via Idro di milano).
Stassolla nel suo articolo si riferisce a Napoli, al campo di Scampia dove circa 600 persone vivono sotto un ponte da quasi 30 anni, non sono rumeni come dice stassolla ma kosovari, macedoni, serbi e bosniaci. La giunta De Magistris e l’assessora Roberta Gaeta hanno ottenuto i fondi UE per fare un progetto di uscita dal campo costruendo per 400 persone una struttura in muratura con appartamenti e spazi comuni come passaggio intermedio di inclusione abitativa. Io ho partecipato a questo percorso non in quanto la donna milanese laureata all’Accademia di Belgrado di cosiddetta cultura rom che vive in un appartamento, ma in quanto la responsabile nazionale del programma del CoE e della Commissione europea – ROMACT, che prevede la partecipazione diretta delle comunità Rom nella progettazione delle politiche per loro - https://issuu.com/romact/docs/depliant_ita .
Per più di un anno il nostro facilitatore di Napoli ha lavorato con i Rom di Scampia (da casa a casa, da baracca a baracca) e con l’amministrazione locale più che disponibile al dialogo diretto con i Rom per migliorare il progetto. Abbiamo cambiato il progetto in base alle esigenze delle famiglie (per esempio che gli appartamenti non fossero uguali ma grandi in base al numero dei membri di famiglia o su come dovevano essere utilizzati gli spazi comuni). E visto che la maggioranza delle persone hanno problemi con i documenti e questo impedisce qualsiasi accesso ai servizi, al lavoro o alla casa popolare, abbiamo iniziato a parlare con la prefettura per pianificare un percorso di regolarizzazione dei documenti che sarebbe stato possibile una volta entrati in una struttura comunale con il diritto alla residenza. Ma tutto questo non è stato possibile! Non si è potuto fare perché Carlo Stassolla insieme ad alcune associazioni si sono sentiti esclusi poverini, e allora hanno scritto una lettera alla Commissione europea gridando allo scandalo: il progetto è segregante perché nella struttura ci saranno solo i Rom! E poi la struttura per questi poveri Rom non poteva essere costruita a Scampia dove loro vogliono stare e dove hanno costruito i rapporti con il quartiere, con le scuole, con il prete, con il Comitato cittadino di Scampia, no! Scampia è un quartiere periferico e degradato! Bisogna metterli in centro! Le conseguenze? I fondi sono stati bloccati e i Rom sono ancora sotto il ponte. Nessuno più è andato da loro, nemmeno per trovarli.
Personalmente, l’articolo di stasolla mi ha ferito tanto. Avevo sette anni quando una mia compagna di classe mi ha detto: non importa quanto sei brava o se hai avuto un buon voto, tanto sei una zingara e tale rimarrai per tutta la tua vita. Tra qualche giorno compierò quarant’anni, sono una madre e una donna abbastanza realizzata, un risultato raggiunto con fatica enorme, quotidiana, per superare il senso di insicurezza e di inferiorità che mi hanno inculcato nella testa già da quando ero piccola gli “uomini bianchi”.Credevo di averlo superato. Ma mi ero illusa, per molti di voi esperti, preti, scienziati, antropologi, sociologi, cliccatori di “like”, rimarrò sempre solo una “zingara” e basta. Per voi l’unico zingaro buono è lo “zio Tom”. Ma vi assicuro che quella intellighenzia Rom della quale stassolla ha tanta paura arriverà e sarà forte, e se non saremo noi saranno i nostri figli, ma il nostro popolo martoriato da tutti, sia da quelli che ci vogliono far sparire dalla faccia della terra, sia da quelli che ci vogliono insegnare come si vive, riuscirà a alzare la testa…
Dijana Pavlovic
Cari ammiratori di stassola,
non intervengo mai su Facebook perché non credo che sia un mezzo adatto per un vero confronto. Questa volta vi scrivo perché sono stata interpellata in prima persona insieme a Nazzareno Guarnieri nell’articolo di Stassolla sul blog del fatto quotidiano in quanto una incapace che viene invitata dalle istituzioni locali come consulente soltanto perché sono di origine Rom, e poi neanche una vera Romnì! Come potrei esserlo visto che vivo in una casa e sono laureata! I veri Rom ovviamente vivono nelle roulotte e nelle baracche e sono ignoranti! Come è possibile che i “veri Rom” possono condividere la cultura con una come me!? Certo, non può essere che un perfido complotto delle istituzioni locali per far fallire l’operazione così cara a stassolla di “superamento dei campi”, anche quando questo superamento vuol dire lasciare la gente per strada senza più niente come capita ovunque dove si usa questo termine ormai usato da tutti (grazie a stassolla), da destra a sinistra, dalla Lega al PD, quando in campagna elettorale si vuole far fare la bella figura e sbarazzarsi di un campo, senza dare alle persone neanche una minima possibilità, neanche una minima alternativa (vedi il caso via Idro di milano).
Stassolla nel suo articolo si riferisce a Napoli, al campo di Scampia dove circa 600 persone vivono sotto un ponte da quasi 30 anni, non sono rumeni come dice stassolla ma kosovari, macedoni, serbi e bosniaci. La giunta De Magistris e l’assessora Roberta Gaeta hanno ottenuto i fondi UE per fare un progetto di uscita dal campo costruendo per 400 persone una struttura in muratura con appartamenti e spazi comuni come passaggio intermedio di inclusione abitativa. Io ho partecipato a questo percorso non in quanto la donna milanese laureata all’Accademia di Belgrado di cosiddetta cultura rom che vive in un appartamento, ma in quanto la responsabile nazionale del programma del CoE e della Commissione europea – ROMACT, che prevede la partecipazione diretta delle comunità Rom nella progettazione delle politiche per loro - https://issuu.com/romact/docs/depliant_ita .
Per più di un anno il nostro facilitatore di Napoli ha lavorato con i Rom di Scampia (da casa a casa, da baracca a baracca) e con l’amministrazione locale più che disponibile al dialogo diretto con i Rom per migliorare il progetto. Abbiamo cambiato il progetto in base alle esigenze delle famiglie (per esempio che gli appartamenti non fossero uguali ma grandi in base al numero dei membri di famiglia o su come dovevano essere utilizzati gli spazi comuni). E visto che la maggioranza delle persone hanno problemi con i documenti e questo impedisce qualsiasi accesso ai servizi, al lavoro o alla casa popolare, abbiamo iniziato a parlare con la prefettura per pianificare un percorso di regolarizzazione dei documenti che sarebbe stato possibile una volta entrati in una struttura comunale con il diritto alla residenza. Ma tutto questo non è stato possibile! Non si è potuto fare perché Carlo Stassolla insieme ad alcune associazioni si sono sentiti esclusi poverini, e allora hanno scritto una lettera alla Commissione europea gridando allo scandalo: il progetto è segregante perché nella struttura ci saranno solo i Rom! E poi la struttura per questi poveri Rom non poteva essere costruita a Scampia dove loro vogliono stare e dove hanno costruito i rapporti con il quartiere, con le scuole, con il prete, con il Comitato cittadino di Scampia, no! Scampia è un quartiere periferico e degradato! Bisogna metterli in centro! Le conseguenze? I fondi sono stati bloccati e i Rom sono ancora sotto il ponte. Nessuno più è andato da loro, nemmeno per trovarli.
Personalmente, l’articolo di stasolla mi ha ferito tanto. Avevo sette anni quando una mia compagna di classe mi ha detto: non importa quanto sei brava o se hai avuto un buon voto, tanto sei una zingara e tale rimarrai per tutta la tua vita. Tra qualche giorno compierò quarant’anni, sono una madre e una donna abbastanza realizzata, un risultato raggiunto con fatica enorme, quotidiana, per superare il senso di insicurezza e di inferiorità che mi hanno inculcato nella testa già da quando ero piccola gli “uomini bianchi”.Credevo di averlo superato. Ma mi ero illusa, per molti di voi esperti, preti, scienziati, antropologi, sociologi, cliccatori di “like”, rimarrò sempre solo una “zingara” e basta. Per voi l’unico zingaro buono è lo “zio Tom”. Ma vi assicuro che quella intellighenzia Rom della quale stassolla ha tanta paura arriverà e sarà forte, e se non saremo noi saranno i nostri figli, ma il nostro popolo martoriato da tutti, sia da quelli che ci vogliono far sparire dalla faccia della terra, sia da quelli che ci vogliono insegnare come si vive, riuscirà a alzare la testa…
Dijana Pavlovic
Susanna Fabrizi Evviva
la futura intellighenzia Rom... se ciò si realizzasse veramente sarebbe
il risultato di un cambiamento radicale della società, che
dimostrerebbe di essere stata in grado di superare beceri pregiudizi...
in questo momento la vedo dura!!!
Antonella Gai Cerco
di approfondire la mia conoscenza sul popolo rom da qualche anno, ho
scoperto cultura, tradizioni, storia, musica...ma se c'è un aspetto che
mi lascia davvero perplessa e addolorata è la "lotta" tra le varie
associazioni e tra le voci. Stasolla, Pavlovic, Spinelli...
Peccato.
Peccato.
Ion Dumitru Siamo con te Diana.
Condividiamo quello che dici.
Arriverà anche il nostro momento.
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Arriverà anche il nostro momento.
Francesca Morotti Opre Roma







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