Idee per il terzo giorno dell'anno.
POR PROGRAMMA OPERATIVO NELL'AMBITO DELL'OBIETTIVO "INVESTIMENTI IN FAVORE DELLA CRESCITA E DELL'OCCUPAZIONE"
1. STRATEGIA PER IL CONTRIBUTO DEL PROGRAMMA OPERATIVO ALLA STRATEGIA
DELL'UNIONE PER UNA CRESCITA INTELLIGENTE, SOSTENIBILE E INCLUSIVA E AL
RAGGIUNGIMENTO DELLA COESIONE ECONOMICA, SOCIALE E TERRITORIALE
...
ii. Il sostegno alla Strategia di integrazione dei Rom, alle politiche
per le pari opportunità, la non discriminazione e l’integrazione dei
migranti.
Gli obiettivi generali
Gli obiettivi della
Strategia EU 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva
si declinano anche attraverso una strategia di intervento destinata al
rafforzamento del principio di pari opportunità e non discriminazione
che coinvolge quei destinatari nei confronti dei quali vengono attuate
violenze o comportamenti discriminatori, che incidono sul godimento dei
propri diritti e sulle opportunità offerte e disponibili, contribuendo a
determinare condizioni di vulnerabilità, se non di vera e propria
esclusione dalla vita attiva.
Tra i diversi gruppi di persone che
sono esposti al rischio di discriminazione, il PON Inclusione Sociale
rivolge un’attenzione particolare alle seguenti categorie: ROM, Sinti e
Caminanti; donne vittime di violenza e persone vittime di grave
sfruttamento, sia questo sessuale e/o lavorativo, e di fenomeni di
tratta; altre vittime di discriminazione; beneficiari di protezione
internazionale, sussidiaria ed umanitaria e i minori stranieri non
accompagnati; detenuti. In tutti i casi, si tratta di potenziali
destinatari che, per le condizioni in cui versano, risultano
particolarmente esposti e vulnerabili rispetto ai rischi di esclusione
sociale, intesa come esclusione non solo dalle risorse economiche ma dal
complesso sistema di norme, regole, prassi e relazioni informali, che
generalmente regolano e sostengono l’inclusione delle persone nella
società a cui appartengono.
Alle problematiche citate, lesive
della possibilità, per chi ne viene coinvolto, di poter agire pienamente
i propri diritti e di poter partecipare, in condizioni di pari
opportunità, ai sistemi che ne agevolino l’inclusione attiva, il PON
Inclusione intende fornire una risposta in maniera complementare e
sussidiaria rispetto a quanto intrapreso attraverso le politiche
ordinarie, in coordinamento con gli interventi attuati nei territori
anche attraverso i POR .
I Rom, i Sinti e i Caminanti (RSC)
Il Consiglio d’Europa ritiene che il tasso numerico delle popolazioni
Rom in Europa si attesti introno alle 11.155.000 unità, mentre in Italia
se ne contano circa 140.000, comunque comprese tra le 110.000 e le
180.000 presenze , corrispondenti allo 0,23% della popolazione totale,
senza tenere conto degli irregolari presenti sul territorio nazionale.
L’inadeguato livello di istruzione media nei cittadini di origine Rom,
Sinti e Caminanti è una delle principali cause della loro precaria
condizione di vita e delle difficoltà di accesso al mercato del lavoro.
Gli alunni RSC, iscritti nei diversi ordini e gradi di scuola (scuole
statali e non), nell’anno scolastico 2010/2011 sono stati 12.377.
Sussiste un alto tasso di abbandono scolastico (il 42% circa nel I
ciclo) che determina un alto livello di analfabetismo nell’intera
popolazione. Le problematiche che emergono nella scolarizzazione dei RSC
sono legate a una serie di fattori ricorrenti quali ad esempio il
disagio abitativo, le difficoltà economiche familiari, barriere
nell’accesso e nell’inserimento scolastico dovute a pregiudizi e scarsa
conoscenza dei bisogni e delle potenzialità dei RSC, la insufficiente
partecipazione delle famiglie al percorso scolastico dei figli, nonché
una scarsa alfabetizzazione degli stessi adulti [12] .
Sotto il
profilo sanitario, si segnala una scarsa conoscenza dei livelli di
salute delle comunità rom e sinte e delle loro modalità di accesso ai
servizi, ma anche pregiudizi nei loro confronti e l’esistenza di
barriere connesse alla complessità delle procedure di fruizione dei
servizi sanitari pubblici. Molti RSC, infatti, pur essendo in regola con
le norme sul permesso di soggiorno, non esercitano il loro diritto di
scelta del medico di base. Secondo l’indagine riportata nell’ “EU
Inclusive”- Rapporto nazionale sull’inclusione lavorativa e sociale dei
Rom in Italia, il 26% del campione intervistato risultava privo della
tessera sanitaria. Vi è un sostanziale accordo nel considerare tale
popolazione ad alto rischio sanitario. Sia le comunità nomadi sia quelle
stanziali vivono in condizioni di povertà e di degrado abitativo. I RSC
hanno più bassa aspettativa di vita e più alti tassi di mortalità
infantile rispetto alla popolazione maggioritaria
Un’analisi
dell’ambito lavorativo rivela che negli ultimi anni non sono stati molti
i tentativi di inserimento dei Rom all’interno dei circuiti lavorativi
differenti dalle loro attività tradizionali. I Rom molto spesso vedono
ristrette le possibilità lavorative collegate ad attività manuali. Non
pochi tra loro hanno trovato delle difficoltà con riguardo
all’inserimento professionale, per inadeguato compenso o difficoltà
legate alla struttura organizzativa del lavoro. All’interno del
citato rapporto sull’inclusione lavorativa e sociale dei Rom, solo un
intervistato su tre risulta occupato, mentre il 27,2% degli intervistati
risulta disoccupato ed il restante 37,8% del campione risulta inattivo.
Le cause della difficile integrazione dei RSC in Italia vanno
individuate in modo separato per ciascuno dei quattro ambiti:
istruzione, sanità, presa in carico e occupazione.
Con
riferimento all’istruzione esistono barriere nell’accesso e
nell’inserimento scolastico dovute a: pregiudizi e scarsa conoscenza dei
bisogni e delle potenzialità dei RSC; scarsa partecipazione delle
famiglie al percorso scolastico dei figli; scarsa alfabetizzazione degli
adulti; assenza di modelli di successo scolastico nelle comunità RSC.
Con riferimento alla sanità è possibile identificare una serie di
concause che intrecciano difficoltà e ostacoli strutturali nell’accesso
alla salute, condizioni socio-economiche precarie e fattori culturali
(preferiscono rivolgersi ai pronti soccorsi piuttosto che rivolgersi al
medico di base)
Con riferimento alla presa in carico si
registrano forti fenomeni di segregazione ed auto segregazione delle
comunità RSC dalla società maggioritaria legate, in particolare,
all’attuazione di politiche locali temporanee ed emergenziali, fondate
sulla costruzione di “campi nomadi” che hanno condotto ad una
esasperazione di quell’isolamento che ha impedito nel tempo il pieno
godimento dei diritti fondamentali, alimentando forme di diffidenza
reciproca fino alla stigmatizzazione e all’esclusione sociale.
Con riferimento alle condizioni occupazionali l’esclusione dei Rom è
riconducibile ad una serie di concause quali: disagio abitativo, mancato
accesso ai servizi, basso livello di istruzione, discriminazione ecc..
Le diverse concause portano ad una emarginazione dei Rom con conseguente
difficoltà nell’inserimento occupazionale.
L’approccio
compartimentale rispetto al problema ha portato a politiche finalizzate
alla risoluzione di una causa singola (politiche abitative, inclusione
scolastica o professionale ecc…), carenti di ricadute sul medio-lungo
periodo.
Gli strumenti attuabili all’interno del PON sono conseguentemente:
- per l’istruzione: crescita del confronto tra famiglie RSC,
Istituzioni Scolastica ed ambiente extrascolastico; migliore conoscenza
dei contesti di vita specifici delle comunità RSC
(abitativi-socio-economici-culturali) da parte degli addetti ai lavori e
degli stakeholders;
- per la sanità: promuovere analisi, modelli
e linee guida per il superamento degli ostacoli strutturali e
socio-culturali nell’accesso ai servizi sanitari per le comunità rom e
sinti; favorire la sperimentazione di modelli formativi, di mediazione
interculturale e di cooperazione interistituzionale, per un più agevole
accesso all’offerta sanitaria ordinaria per gli abitanti di insediamenti
rom e sinti;
- per la presa in carico: integrare diversi
interventi settoriali attraverso l’affiancamento e la presa in carico,
la partecipazione e la mediazione dei conflitti;
- per
l’occupazione: sperimentazione di progetti pilota volti ad aumentare
l’occupabilità e la partecipazione al mercato del lavoro dei soggetti
target.